“L’unificazione dell’area dello Stretto attraverso il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria darebbe origine a una macro-città da oltre 635.000 abitanti, in grado di ridefinre equilibri demografici, economici e geopolitici del Paese”. Parole e musica degli ingegneri Mauro Fileccia e Giacomo Guglielmo del Comitato Ponte e Libertà, secondo cui il Ponte non rappresenta solo un’opera ingegneristica, ma una vera rivoluzione urbana e territoriale.
La “Super Città dello Stretto”
Il nucleo centrale, composto da Messina, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara e Palmi, verrebbe rafforzato dall’integrazione dei comuni della fascia tirrenica messinese e della Piana calabrese. L’asse Milazzo–Barcellona Pozzo di Gotto, con oltre 70.000 abitanti complessivi, insieme ai centri di Pace del Mela, San Filippo del Mela, Merì e Monforte, costituirebbe un sistema produttivo e demografico continuo. Con l’inclusione dei comuni da Villafranca a Torregrotta, la continuità urbana risulterebbe totale. Un ruolo strategico sarebbe svolto anche da Gioia Tauro, che con il suo porto di transhipment collegherebbe la nuova realtà metropolitana a uno dei principali snodi logistici del Mediterraneo. Il risultato complessivo sarebbe una metropoli lineare capace di superare città come Palermo e Genova per popolazione, avvicinandosi ai numeri di Torino.
“Prima potenza economica in Italia”
La “Super-Città dello Stretto” andrebbe a configurarsi come un unico sistema infrastrutturale e produttivo, in grado di integrare il porto crocieristico di Messina, l’aeroporto di Reggio Calabria e il terminal container di Gioia Tauro. Sul piano energetico e industriale, la raffineria di Milazzo e le aree produttive della Piana e della Valle del Mela rafforzerebbero il ruolo di polo energetico nazionale. Turismo e residenzialità, dalle ville di Sant’Agata alle bellezze di Scilla e Milazzo, completerebbero un’offerta di qualità della vita e attrattività internazionale. Secondo il Comitato Ponte e Libertà, governare una città estesa da Torregrotta a Gioia Tauro richiede una visione amministrativa coraggiosa. Il Ponte rappresenterebbe la chiave di volta, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza e trasformando cittadini oggi separati in abitanti della stessa realtà quotidiana. Nel 2026, la questione centrale non sarebbe più l’utilità dell’opera, ma la capacità di gestire un nuovo colosso urbano destinato a diventare uno dei principali motori di sviluppo del Mezzogiorno“.
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