Roma, 12 mar. (askanews) – Senza rapide misure correttive, la produzione di riso non ha futuro in Europa. E’ l’appello lanciato dai produttori di riso europei e dall’intera filiera alimentare a causa del crescente squilibrio che colpisce il settore. In una nota congiunta il Copa Cogeca, l’Ente Nazionale Risi e la Ferm, la federazione dei produttori di riso europei, sottolineando che la risicoltura europea è entrata in una fase di grave crisi. I recenti sviluppi del mercato, infatti, “evidenziano una crescente pressione sulla risicoltura europea, dovuta all’aumento dei costi di produzione, ai severi requisiti normativi e a un significativo aumento delle importazioni nel mercato UE”.
Durante l’ultima campagna di commercializzazione, le importazioni di riso nell’Unione Europea hanno raggiunto circa 1,7 milioni di tonnellate. “Una quota sostanziale di queste importazioni – spiegano – entra nel mercato UE con dazi ridotti o nulli e i produttori europei devono affrontare costi di produzione più elevati e rispettare alcuni degli standard ambientali e produttivi più rigorosi al mondo”. I prezzi di mercato del risone hanno subito una forte pressione negli ultimi mesi. In risposta, alcuni produttori stanno spostando la produzione verso varietà Japonica, un segmento tradizionalmente considerato più stabile. Tuttavia, “se questa tendenza dovesse continuare, potrebbe portare a un eccesso di offerta anche in quel segmento di mercato, indebolendo ulteriormente la stabilità dei prezzi in tutto il settore”, ricordano le tre associazioni.
Il settore chiede urgentemente una revisione degli strumenti politici esistenti per garantire che continuino a essere efficaci nel salvaguardare la stabilità del mercato. In particolare, si sottolinea la necessità di rivalutare il funzionamento del meccanismo di salvaguardia automatico collegato al regime SPG/EBA, con soglie di attivazione che riflettano meglio le realtà del mercato e consentano di intervenire tempestivamente in caso di picchi di importazioni che perturbano il mercato.
Inoltre, il settore sottolinea l’importanza di rivedere i dazi della tariffa doganale comune per allinearli alle reali condizioni di mercato. “Garantire che le strutture tariffarie rimangano allineate alle realtà del mercato è essenziale, considerando al contempo misure che salvaguardino la competitività dell’industria di trasformazione europea e proteggano il valore aggiunto generato all’interno della filiera alimentare dell’UE”.
Oltre alla necessità di un maggiore sostegno alla produzione europea sul mercato interno, che comprenda iniziative promozionali mirate e risorse finanziarie adeguate il settore sottolinea l’importanza di rafforzare il principio di reciprocità nel commercio internazionale: “le importazioni immesse sul mercato dell’UE dovrebbero rispettare standard equivalenti a quelli richiesti ai produttori europei, in particolare in materia di tutela ambientale, sicurezza alimentare e condizioni di lavoro. Rafforzare i controlli alle frontiere e garantire un’applicazione coerente di tali standard contribuirebbe a una concorrenza più leale”.

