Produzione industriale 2019: -1,1%. Se non decolla il Sud l’Italia va a picco - QdS

Produzione industriale 2019: -1,1%. Se non decolla il Sud l’Italia va a picco

Carlo Alberto Tregua

Produzione industriale 2019: -1,1%. Se non decolla il Sud l’Italia va a picco

mercoledì 15 Gennaio 2020 - 00:00

L’Istat ha comunicato che nel 2019 la produzione industriale è arretrata dell’1,1%, anziché crescere del 3 o 4%, come in altri Paesi d’Europa. Il dato è preoccupante anche se, d’altra parte, risulterebbe l’occupazione in aumento con una percentuale di disoccupati in decrescita al 9,7%.
C’è un ma, l’occupazione dal punto di vista del rilevamento statistico, tiene conto di quei lavoratori che sono stati utilizzati anche per un’ora pagata. Quindi, ovviamente, si tratta di un dato fasullo, in ogni caso superiore a quello della media europea che è del 6,3%. Non vogliamo citare il dato medio degli Stati Uniti d’America che è inferiore al 4%.
L’inflazione dal 2018 al 2019 si è dimezzata, passando da 0,6 a circa 0,2%. Gli ordinativi sono in fase di stallo e l’esportazione si mantiene ma non cresce.
Il quadro macroeconomico così descritto dice con molta chiarezza che questo primo anno del secondo decennio del secolo non parte con buoni auspici. La causa è evidente: solo ciechi e incompetenti non la individuano. Purtroppo, di costoro vi è una quantità enorme.

Il Bilancio dello Stato è cristallizzato a causa di un’enorme spesa corrente che da un punto di vista economico si definisce cattiva in quanto non produce ricchezza, vera occupazione e imposte.
Quando si dice che nella Pubblica amministrazione, si assumono persone non si chiarisce che tale occupazione non è produttiva, ma appesantisce la spesa corrente. Cioè, ripetiamo, quella cattiva.
Ora è del tutto evidente ai competenti che per fare crescere il Paese deve essere aumentata la spesa per investimenti, cioè quella “buona”. Ma siccome il lenzuolo è corto se non si taglia la prima non può aumentare la seconda.
Non riteniamo che tutti i ministri siano incompetenti. Ne consegue che se danno ascolto alla miriade di richieste che provengono da tutte le parti, senza un progetto unitario di sviluppo e di medio periodo, lo fanno perché non hanno la forza morale e mentale di dire no alle richieste ingiuste, settoriali e clientelari, sottraendo le risorse agli investimenti per accontentare la famelicità di cittadini che pensano a se stessi e non al bene nazionale.
In questo quadro stona la incapacità di affrontare di petto la Questione meridionale, che esiste dall’Unità d’Italia. Prima di tale data, vi era la questione settentrionale, nel senso che i macro indici economici mettevano il Sud in una posizione migliore del Nord.
Il Regno di Sardegna e Piemonte era indebitato e in uno stato economico deficitario. Il Regno delle Due Sicilie aveva un commercio fiorente, Napoli era il primo porto del Mediterraneo, i Buoni del tesoro di allora erano appetibili, l’arte e la cultura fiorivano.
Tornando ai nostri giorni, ci troviamo con un Mezzogiorno sottostrutturato e un reddito pro capite dimezzato rispetto a quello del Nord. I Governi del dopoguerra non sono riusciti a stringere la forbice che si è sempre più allargata, con i risultati che abbiamo appena descritto.
C’è una responsabilità delle popolazioni del Sud che hanno eletto una rappresentanza politica di scarso peso e di scarso valore, che non è riuscita a imporsi nel Parlamento per attivare i processi di sviluppo.

Il Sud va infrastrutturato con la massima rapidità, eliminando le elemosine (come il reddito di cittadinanza) e le inefficienze della Pubblica amministrazione, nonché risolvendo strategicamente il problema del dissesto idrogeologico e del tessuto imprenditoriale che è vessato e subissato da imposte insostenibili.
Il mercato, per conseguenza, non va, i consumi sono al lumicino, vi è povertà (vera o fasulla), perché la ruota non gira.
Proprio questa è l’attività che dovrebbe fare il Governo. Fornirgli carburante per rimetterlo in moto, sapendo che proprio gli alti margini di crescita possono costituire gli elementi di convenienza per attrarre investimenti.
Vi è un’ulteriore questione di blocco della macchina economica del Paese e riguarda la mancata spesa delle risorse appostate nei Bilanci di Stato, Regioni e Comuni. Un disdoro evidente, difficilmente cancellabile con questo personale politico e burocratico non adeguato a una Nazione come l’Italia.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684