MILANO – Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), circa 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo come ansia o depressione, e molti di questi disturbi emergono proprio durante l’adolescenza, un periodo critico per lo sviluppo emotivo e psicologico. In questo contesto, la scuola assume un ruolo fondamentale, ponendosi come ambiente in cui offrire ascolto e sostegno per affrontare le difficoltà emotive e relazionali degli studenti.
Il progetto Mentoring del Liceo Artistico Boccioni di Milano
Proprio con questo obiettivo il Liceo Artistico Statale “Umberto Boccioni” di Milano ha avviato il progetto “Mentoring”, un’iniziativa pensata per fornire supporto diretto agli studenti in difficoltà attraverso un percorso di ascolto e accompagnamento personalizzato. Abbiamo parlato con la dirigente scolastica Stefania Caterina Giacalone, che con grande orgoglio ci ha raccontato il successo di questo progetto, che in più di un’occasione ha riagganciato alla scuola studenti in crisi.
Professoressa Giacalone, da dove nasce l’esigenza di attivare un progetto di questo genere?
“In generale, i progetti di benessere come questo sono diventati necessari perché noi intercettiamo tanta utenza con dei bisogni educativi speciali (Bes). Il liceo artistico ha una grossa fetta di studenti che hanno delle fragilità emotive molto forti. Questo glielo dico non a naso ma perché noi attiviamo 320 Ppd (Piani didattico personalizzati) per i Bes.”
Può raccontarci come viene realizzato il progetto?
“Il progetto “Mentoring” mira a dare ai nostri studenti, oltre a un coordinatore di classe e un tutor dell’orientamento per gli studenti del triennio, anche un mentor. Un mentor è un docente non afferente al consiglio di classe dello studente in questione, che si è formato sui temi del coaching e del mentoring e che svolge il compito di affiancare e sostenere lo studente nella sua vita a scuola, ma spesso anche nella sua vita in generale. Lo ascolta, cerca di fargli scoprire le sue potenzialità, gli fornisce strumenti per lavorare sui momenti e sui punti di debolezza. Abbiamo visto che quest’iniziativa ha prodotto ottimi risultati, perché tantissimi studenti che sarebbero destinati alla dispersione rimangono, si sentono accolti, hanno un gancio dentro la scuola. È un progetto di cui andiamo particolarmente orgogliosi.”
Come viene finanziato il progetto?
“Lo abbiamo iniziato un po’ per caso l’anno scorso grazie al Dm19/2024, finanziato dal Pnrr. Quest’anno viene svolto in orario extracurriculare nel pomeriggio. Avendo tolto il sabato e ridotto di qualche minuto ogni ora, sia gli studenti che i docenti devono recuperare questo tempo attraverso attività che si svolgono nel pomeriggio, e tra queste c’è anche il progetto Mentoring”.
Quanti studenti hanno deciso di aderire al progetto quest’anno?
“Noi per ora non possiamo attivare tanti percorsi come l’anno scorso, ma siamo più o meno nell’ordine di 25-30. Andiamo sui casi più delicati come, ad esempio, lo studente con problemi di tipo psicologico o emotivo che non viene più a scuola da 20 giorni, che fa fatica a entrare. In questi casi sia la famiglia che il consiglio di classe sono d’accordo. Per adesso stiamo lavorando sull’emergenza, la prospettiva è quella di coinvolgere tanti studenti.”
Ha riscontrato in questa generazione sensibilità e caratteristiche diverse dalle generazioni precedenti?
“Sicuramente sì. Rispetto alle prime generazioni che ho incontrato siamo su un altro pianeta. C’è un modo diverso di pensare alle cose. Le generazioni di adesso fanno fatica a immaginare il loro futuro, a volte non lo vogliono pensare, e sono molto pessimisti in linea di massima. Manca loro quella speranza e quell’ottimismo che c’erano prima, parlo in generale. Un’altra differenza che ho notato è che manca quella spinta irrefrenabile a stare insieme, a coalizzarsi, a godere del gruppo. C’è un individualismo, che non è egoismo, ma un modo per dire “sono cresciuto stando solo ed è l’unica dimensione che conosco”. Le vedo poco abituate a costruire relazioni. Costruire relazioni comporta fatica e non sono abituate a questa fatica.”
In qualità di dirigente scolastica, quale messaggio intende mandare attraverso l’organizzazione del progetto Mentoring?
“Noi abbiamo come filosofia quella di accogliere tutti. Accoglierti non significa aggiungerti come un numero ma abbracciare la diversità. Noi lavoriamo sulla diversità, perché lavoriamo sul talento e siamo consapevoli che in ognuno di noi c’è una grande ricchezza e un grande talento. Alcuni percorsi ci mettono veramente a dura prova, ma io penso che non si debba lasciare indietro nessuno, anche perché la storia ci dice questo.
Moltissimi studenti con fragilità poi sbocciano e spesso dicono ‘sono sbocciato nonostante la mia scuola mi abbia ostacolato, mi abbia scartato’. Ecco, a noi questo concetto non appartiene.”
Una scelta educativa strutturata contro la dispersione scolastica
Il progetto Mentoring del Liceo Artistico “Umberto Boccioni” rappresenta una scelta precisa di campo: riconoscere il disagio come parte della realtà scolastica e farsene carico in modo strutturato. Attraverso l’ascolto e l’accompagnamento individuale, la scuola afferma un principio chiaro di responsabilità educativa, rifiutando l’idea che le fragilità siano un ostacolo da rimuovere o un problema da delegare altrove.

