CATANIA – Il lavoro nei rapporti triangolari – tra somministrazione, subappalto e piattaforme digitali – è stato al centro del secondo appuntamento del ciclo “Lavori, Diritti, Politiche: i dialoghi catanesi”, promosso da Officina Democratica e ospitato nei giorni scorsi a Palazzo della Cultura di Catania. Dopo il primo incontro dedicato al lavoro nel capitalismo digitale, il dibattito, moderato dal redattore del Quotidiano di Sicilia Carmelo Lazzaro Danzuso, ha riunito accademici, rappresentanti delle istituzioni e dei sindacati.
Officina Democratica: proposte per una nuova legge sul lavoro
Ad aprire i lavori è stata Giulia De Iorio, segretaria del Circolo Pd Catania Centro-Officina Democratica, spiegando che il ciclo di incontri punta ad “accogliere proposte e iniziative” per arrivare a una proposta di legge “sia a livello regionale che nazionale” e contribuire al programma delle prossime amministrative di Catania.
In collegamento da Roma è intervenuto il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo, secondo cui “il tema del lavoro in Sicilia continua a essere lontano anni luce dagli standard delle altre regioni italiane e degli altri Paesi europei”. Ha inoltre evidenziato la carenza dei controlli, con “poco meno di 60 ispettori del lavoro”, e i bassi livelli di occupazione femminile. Per il segretario provinciale del Pd Giuseppe Pappalardo, la politica deve “anticipare le dinamiche economiche e tecnologiche” affinché ogni lavoratore sappia “chi lo paga, chi è responsabile della sua sicurezza e della sua formazione”. A introdurre il tema è stato Luigi Di Cataldo, incaricato alla didattica dell’Università di Brescia. Somministrazione, subappalto e piattaforme digitali, ha osservato, sono accomunati dalla “frammentazione del lavoro e dalla scomposizione dei processi produttivi”, con il rischio che la triangolazione diventi “uno strumento di flessione dei diritti”.
Lavoro, intelligenza artificiale e tutela dei diritti
Tra gli esempi citati, quello dei call center, dove l’intelligenza artificiale rischia di sostituire i lavoratori per scelta dei grandi committenti. Nel corso della tavola rotonda, la professoressa Loredana Zappalà, docente di Diritto del lavoro dell’Università di Catania, ha indicato come questione centrale “il lavoro povero negli appalti”, denunciando lo “shopping contrattuale” e il ricorso a “contratti collettivi pirata”. Zappalà ha evidenziato anche le trasformazioni legate alla somministrazione, spiegando che si tratta di un settore “iper-regolato”, con agenzie sottoposte a specifici requisiti.
Il tema più delicato riguarda lo staff leasing, cioè la possibilità per le agenzie di assumere lavoratori a tempo indeterminato e inviarli in missione presso un utilizzatore sempre a tempo indeterminato: “di fatto questo lavoratore si trova in via permanente in una triangolazione”. Sul fronte della legalità, il deputato dell’Ars e presidente della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia Antonello Cracolici ha denunciato come “oltre il 92% delle gare fatte nell’ultimo triennio non sono dei veri appalti”, ma procedure che limitano la concorrenza. Il “subappalto a cascata”, ha aggiunto, “frammenta sempre di più l’unicità della lavorazione” e aumenta il rischio di infiltrazioni criminali.
Appalti, subappalti e nuove tecnologie al centro del dibattito
L’avvocata Graziana Morina ha ricordato che l’articolo 29 del Decreto Legislativo n. 276 del 2003 nasce con “una ratio protettiva chiara”, ma nella pratica “questa tutela diventa difficile e lunga” e, nelle filiere e nei subappalti, il lavoratore “diventa quello su cui si scarica il rischio d’impresa”. Il segretario generale della Nidil Cgil Giuseppe Campisi, infine, ha posto l’attenzione sull’impatto delle nuove tecnologie: “Le imprese stanno iniziando a misurare la forza lavoro”, mentre gli algoritmi consentono forme di controllo sempre più pervasive e favoriscono “un ritorno velato del cottimo”.

