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Proviamo a giustificarci un po’ di meno

Proviamo a giustificarci un po’ di meno

Riflessione sul vittimismo nel Mezzogiorno e in Sicilia tra responsabilità, destino e sviluppo, alla luce dell’articolo 3 della Costituzione italiana.

Il Mezzogiorno e la Sicilia sono portati ad assumere un atteggiamento passivamente vittimistico, che autoalimenta un’oggettiva condizione di disagio, solo in parte dovuta a fattori esterni. Di solito, quando si chiede a chi si proclama continuamente meridionalista o sicilianista, nelle varie accezioni, quali siano, a suo avviso, le ragioni delle condizioni di minore sviluppo di questa grande area della nazione, le risposte tendono ad assumere un tono che non esiterei a definire “giustificazionista”, ma che non considero affatto né giustificatorio, né sufficiente. Non lo è, almeno se è vero che si voglia onestamente cambiare e che si voglia sinceramente operare affinché si realizzino efficaci politiche perequative, esattamente com’è previsto dall’art.3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Le giustificazioni antropologiche e ambientali del sottosviluppo del Sud

Il primo argomento che, abitualmente purtroppo, si usa per giustificare la nostra quota di responsabilità nei fatti accaduti è quello che ha natura antropologico-ambientale: “C’è caldo”, diciamo sventolandoci con un giornale o solo con la mano, “con il caldo si rende di meno, il clima non permette performance come accade altrove, il sole brucia, ecc…”.

Poi c’è un argomento di natura biologica: mangiamo male, “fisicamente”, ci affrettiamo a precisare con un pizzico di rassegnata malinconia, “non siamo molto alti, questo rende più difficile qualsiasi lavoro. Per riuscire in una qualche attività bisogna emigrare in luoghi più adatti, ecc…”.

Dominazioni storiche e responsabilità politiche nel Mezzogiorno

Segue un’argomentazione di natura storica: “Abbiamo subito più di dieci dominazioni,” ricordiamo, con un po’ di malcelata conoscenza dei fatti, “ci hanno costretti a subire la volontà degli altri per secoli e questo accade anche oggi, nonostante l’Italia sia unita dal 17 marzo del 1861”.

Ancora, ci sono le argomentazioni politiche: “I nostri rappresentanti al Parlamento,” affermano, sottraendosi a ogni responsabilità, “si fanno i fatti loro e, una volta eletti, non si fanno più vedere e si dimenticano del Mezzogiorno. Al Sud ed alla Sicilia non ci pensa nessuno, perché tanto sono tutti uguali e l’uno vale l’altro”.

Il destino avverso: la narrazione che blocca lo sviluppo della Sicilia

Poi, se le ragioni prima sintetizzate non dovessero risultare sufficienti a giustificare la nostra condizione, noi, che siamo davvero dei bravi drammaturghi, come dimostrano autori siciliani del calibro di Verga, Pirandello, De Roberto, Brancati, Sciascia, ecc… abbiamo pronta una giustificazione che le batte tutte e che risulta difficile confutare: “Il destino,” sosteniamo con rassegnazione “ci è avverso, ci è sempre stato avverso, e contro il destino non si può fare nulla”.

Responsabilità individuale e partecipazione al proprio destino

Ecco, noi siamo bravissimi a trovare una giustificazione per qualsiasi cosa, soprattutto se si tratta di questioni che ci chiamano in causa o che comunque chiamano in causa il nostro comportamento. Possibile che nessuno ammetta di aver commesso qualche errore? Possibile che noi non abbiamo sbagliato mai nulla? Possibile che la responsabilità della nostra situazione sia sempre degli altri e che noi siamo antropologicamente, biologicamente, storicamente e politicamente vittime di qualcuno, di qualcosa o del destino?

Per una volta, almeno per una volta, giusto per dimostrare di essere, oltre che dei bravi drammaturghi, anche persone leali, non sarebbe il caso di dirci la verità, tutta la verità, almeno tra di noi? Questo non significa che non abbiamo mai subito dei torti, perché ne abbiamo subiti parecchi. Vuol dire soltanto che, forse, avremmo dovuto comportarci in maniera differente, forse avremmo dovuto partecipare di più al nostro “destino” e magari non avremmo dovuto e non dobbiamo assolutamente attendere la manna dal cielo, perché ormai, la manna dal cielo, posto che sia mai cascata, non casca più da secoli!