Fare il consuntivo di questo quarto del ventunesimo secolo è tragicamente facile per la nostra Isola perché lo scenario è sotto gli occhi di tutti/e i/le siciliani/e e di tutti/e gli/le italiani/e. Un’Isola con ricchezze incommensurabili, con un numero incredibile di siti dell’Unesco, teatri di pietra che testimoniano la presenza della civiltà greca, il più alto vulcano d’Europa, cinque parchi naturali meravigliosi, milleseicento chilometri di costa e qui ci fermiamo perché non vorremmo essere ridondanti. Ebbene, tutto questo meraviglioso patrimonio non è stato utilizzato, per cui la Sicilia, che, in funzione di quanto prima descritto, dovrebbe essere una delle Regioni a più alto reddito pro capite e a più alto Pil, è invece tristemente un fanalino di coda.
Governance regionale e fallimento dello sviluppo
È con amarezza che scriviamo questa nota, derivante da una fiducia che avevamo nella capacità dei governanti siciliani. Attenzione, quello che scriviamo non è frutto di valutazione personale, bensì, purtroppo, di una fotografia incontrovertibile. Per cui chiediamo a chiunque possa farlo, di smentirla.
Dalla riforma elettorale sono stati portati al seggio più alto dell’Isola i presidenti Cuffaro, Lombardo, Crocetta e Musumeci. Ebbene, in questi due decenni non solo la Sicilia non è progredita ma, addirittura, per ricchezza prodotta, ammodernamento territoriale, aggiornamento tecnologico e miglioramento organizzativo della Pa, è andata indietro, anche vistosamente, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti/e.
Cultura del favore e fondi bloccati
Abbiamo più volte cercato di elencare le cause di questo disastro. La prima di esse è che qui funziona tutto con la cultura del favore: se non sei amico/a di questo/a o di quello/a non puoi ottenere il servizio pubblico cui hai diritto; se non ti raccomanda quell’altro/a, una tua iniziativa imprenditoriale rimane al palo; migliaia di fascicoli si accumulano alla Regione e restano inevasi; decine di miliardi di euro dei Piani europei (Po 21/27) e di Piani statali (Fsc) rimangono inevasi. Consentiteci di esprimere la nostra esclamazione: vergogna!
Responsabilità politiche trasversali
Ovviamente non possiamo non riferire la responsabilità oggettiva dei quattro presidenti sopracitati. Com’è evidente, non contano le aree politiche cui essi sono appartenuti, perché l’incapacità di governare è stata trasversale. Intendiamoci, non facciamo riferimento alle persone fisiche, con cui abbiamo avuto sempre buoni rapporti, né effettuiamo critiche nei loro confronti come persone umane. Qui ci riferiamo alla valutazione della loro funzione oggettiva di presidenti della Regione siciliana, che avevano il compito – non facile – di governare questo territorio di venticinquemila chilometri quadrati e di cinque milioni di abitanti, per fare crescere il benessere e la ricchezza dell’Isola e degli isolani.
Giovani in fuga e sanità
Se mi consentite, cari/e lettori/trici, alla mia età (85) e avendo vissuto sessantotto anni di attività lavorativa, ritengo di potere esprimere queste valutazioni senza che nessuno me ne voglia, perché il mio dispiacere è enorme pensando alle migliaia di giovani che sono andati via, i quali stanno arricchendo con le loro competenze l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina, il Nord Italia, eccetera. La mia amarezza è immensa quando vedo migliaia e migliaia di siciliani/e che si trasferiscono negli ospedali settentrionali perché colà la sanità è nettamente migliore, a prova di smentita.
Scelte personali e speranze tradite
Attenzione, non ritengo di effettuare una filippica – come fece Demostene contro Filippo II di Macedonia tra il 351 e il 341 a.C. -, ma elementari considerazioni di una persona che nel 1970 scelse di restare qua mentre aveva delle grandi opportunità di lavoro a Milano. Scelse di restare qua perché non voleva abbandonare l’Isola al suo destino e sperava, presuntuosamente, di poter fare qualche cosa per cambiare quella situazione negativa.
Schifani e il futuro della Sicilia
L’attuale presidente, Renato Schifani – che conosco da quarant’anni -, è una persona per bene, che sta facendo ogni sforzo per cambiare lo stato di cose della Sicilia, a cominciare dalla macchina infernale della burocrazia regionale, che sembra sia ingestibile. Tuttavia, non possiamo che augurargli che, in questo ultimo scorcio di legislatura, non breve, possa far svoltare l’Isola, quantomeno per farle imboccare la strada del progresso, della crescita economica e sociale e della sostenibilità ambientale. Obiettivi da non mancare.

