Quel piacere di generare ricchezza - QdS

Quel piacere di generare ricchezza

Carlo Alberto Tregua

Quel piacere di generare ricchezza

venerdì 22 Gennaio 2021 - 00:00

Quando si parla di ricchezza la mente corre a quella economica. Insufficiente. Vi è la ricchezza umana, quella dei sentimenti, la ricchezza sociale. Ogni persona dovrebbe avere come proprio obiettivo quello di generare ricchezza che procura un piacere interiore meraviglioso.
Tuttavia, non è male generare ricchezza economica, a condizione che essa osservi alcune regole della convivenza civile: la prima riguarda la giusta remunerazione che devono ricevere tutti coloro che partecipano a tale produzione; la seconda riguarda l’obbligo etico e civile di corrispondere puntualmente tutte le imposte (anche inique), nonché i contributi previdenziali.
Non sempre le persone hanno presenti tali obblighi, perché l’egoismo vince e ciascuno cerca di prendere per sé tutto o quasi tutto, mentre ha scarsa disponibilità a dividere ciò che prende con gli altri.
Non è facile generare ricchezza perché ci vogliono capacità, savoir faire, sacrificio, determinazione e voglia inesauribili.

Per generare ricchezza, avendo le necessarie competenze in tutti i campi, bisogna redigere un progetto serio, dotato delle necessarie “gambe” per metterlo in atto.
Un progetto è cosa diversa da un’idea, sembra ovvio, ma per tanti non lo è. L’idea viene a molti, quasi tutte le persone hanno idee, più o meno intelligenti, più o meno buone, ma poche le sanno trasformare in progetti.
Quali le “gambe” degli stessi? Le risorse umane, quelle economiche e finanziarie, la disponibilità di credito, la reputazione di persona perbene e onesta, il riconoscimento delle competenze idonee a realizzare il progetto.
I requisiti elencati sono stati alla base dell’esplosione delle start-up che hanno trasformato il deserto californiano nella famosa Silicon Valley.
Non bisogna essere geni per realizzare buoni progetti, basta volerlo fare anche pensando che sia impossibile. “Quando pensi che una cosa sia impossibile, l’hai già realizzata”, dice Papa Francesco. Certo, per ottenere il fine bisogna che i propri neuroni girino bene e concordino fra di loro. Il nostro pensare concreto è poi l’altro strumento necessario per arrivare al risultato finale.
Essere positivi è essenziale. Essere capaci di progettare e realizzare, vale più dell’oro. Quando qualcuno si accinge a un’impresa, spesso altri lo sconsigliano perché non riescono ad avere la vista lunga che vada al di là dell’orizzonte. Ma sono proprio i visionari che hanno fatto, e fanno, progredire l’umanità. Quelli che ricercano soluzioni ai numerosissimi problemi che affliggono chi vive. Infatti, chi muore problemi non ne ha più.
Anche in questo caso bisogna usare il presente del verbo “dipendere”: dipende. Da che cosa? Per chi ci crede, dal comportamento probo che si è tenuto in vita per cui lo spirito, liberato dal corpo, viene accolto bene nel mondo dell’Energia e prosegue la sua vita. Ma questo è un discorso collaterale a quello che stiamo analizzando.
Nel campo della ricerca, vi sono organizzazioni che hanno saputo impostare un progetto realistico: ci riferiamo, per esempio, a Telethon o ad altri enti che hanno un’eccellente organizzazione e producono ottimi risultati.

Anche nel loro piccolo, l’artigiano, l’imprenditore minore, l’artista, lo scrittore possono realizzare un progetto. A condizione che abbiano chiaro l’obiettivo che intendono raggiungere e lo strumento che si pongono per raggiungerlo, come la propria mente. Così si generano “prodotti” frutto della capacità del soggetto.
Bisogna essere positivi, si scriveva, ma molti sono invece negativi a tal punto che scattano gelosia e invidia e tentano di portare verso il basso quelli che vogliono andare avanti. Sono i perdenti i quali disonorano chi merita.
Purtroppo nel nostro Paese vi sono tanti perdenti. Solo una parte minoritaria della popolazione punta alla crescita e alla realizzazione di progetti.
La capacità di ben operare mira al risultato supremo che è quello di essere liberi. Infatti la libertà si conquista quando ci si libera dai bisogni materiali. Mentre la classe dirigente di una popolazione tende a mantenere i sudditi in stato di bisogno. Ma questo i sudditi non lo sanno e, spesso, non fanno nulla per accorgersene.

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