Quella vergogna dei “paracadutati” - QdS

Quella vergogna dei “paracadutati”

Carlo Alberto Tregua

Quella vergogna dei “paracadutati”

venerdì 02 Settembre 2022 - 07:55

Candidati, residenza decennale

Dopo la presentazione delle liste dei candidati è cominciata la campagna elettorale, che si concluderà il prossimo venerdì 23 settembre.
Intanto, vengono emessi sondaggi a raffica di diversi istituti, i quali riportano dati non sempre omogenei, attribuendo percentuali ai diversi partiti che spesso non coincidono.
Molti sostengono che i sondaggi, la cui ultima pubblicazione avverrà il 9 settembre (perché vietati negli ultimi quindici giorni), non saranno, come è accaduto in precedenza, attendibili. La spiegazione sta nel fatto che vi è oltre un terzo dell’elettorato che non ha deciso se andare a votare o meno e nel caso decidesse di recarsi alle urne, non sa nemmeno per quale partito e/o candidato voterà.
Come si evince da quanto scritto, la situazione è magmatica, mentre un dato certo emerge: la grande quantità di parole emesse da tutti, leader e candidati, da cui sorge il fondato sospetto che non rappresentino la realtà, bensì vuote promesse che poi regolarmente non verranno mantenute.

La nota che fa scandalo nell’esaminare le liste presentate in tutto il Paese riguarda i cosiddetti “paracadutati”, cioè quei candidati messi in liste dei collegi (uninominali o plurinominali) che non riguardano il territorio ove gli stessi sono residenti. Per cui si verifica che un milanese viene inserito in una lista siciliana e un calabrese in una lista piemontese.

I partiti che formano le liste in questo modo non tengono conto della dignità dei cittadini, i quali dovrebbero votare candidati che conoscono bene e di cui possono valutare le caratteristiche, i titoli di studio e professionali, le realizzazioni compiute nel corso della loro vita, i requisiti etici e altri, per poter dare un voto consapevole, che consenta di eleggere governanti degni di coloro che li hanno eletti, cioè i governati.

Non sono pochi i casi di codesti “paracadutati” e riguardano tutti i partiti, perché nessuno è immune da questo vizio di “imporre” ai cittadini candidati che non conoscono, obbligandoli a votare alla cieca.
Tutto ciò accade perché i partiti non sono disciplinati da un’apposita legge, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.
L’articolo 49 va riportato per chiarire ai cortesi lettori la funzione degli stessi partiti, che è stata distorta, consentendo un’invasione nelle istituzioni e nelle società controllate che ha generato corruzione e reati di vario genere. Che, come si ricorderà, scoppiarono nel 1992 con Mani pulite.
In quell’occasione, Bettino Craxi fece un memorabile discorso alla Camera, precisamente il 3 luglio 1992, con ammissioni di una gravità inaudita: “E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno, del resto benissimo, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale”.
L’articolo 49 citato recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Voi capite la differenza tra il diritto dei cittadini di associarsi liberamente in partiti, e quest’ultimi che, invece, sono diventati soggetti che determinano (e non concorrono) la politica nazionale.

Da tempo immemorabile si parla di una legge che stabilisca l’obbligo per i partiti di avere uno statuto nel quale si fissino le regole, la forma, gli indirizzi, l’oggetto e altre funzioni che oggi sono lasciate all’arbitrio di chi formula gli statuti degli stessi partiti, che hanno forma di associazioni di diritto privato, non quindi controllate e regolate dalla legge.

Ma torniamo ai candidati: occorre urgentemente una norma che stabilisca che nessuno possa candidarsi in un collegio se non residente da almeno dieci anni in quel territorio. Tale norma eviterebbe il fenomeno cui prima si accennava, secondo il quale ai cittadini vengono “imposti” candidati sconosciuti, sol perché sono la fidanzata del leader, il figlio del capetto, il parente o l’amico di qualche importante personaggio.

Non sappiamo se questa indicazione verrà presa in esame dai responsabili dei partiti; non sappiamo se tali responsabili (o irresponsabili) vogliano approvare una legge che li regolamenti.
Noi abbiamo il dovere di portare all’opinione pubblica la questione, come stiamo facendo.

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