Nonostante l’enorme quantità di informazioni sulla questione della Groenlandia, non ci sembra che sia stato fatto il punto per capire il nocciolo della stessa. Non che noi abbiamo la sfera di cristallo, né una particolare competenza, tuttavia, vi sono alcuni punti che risultano con grande chiarezza e che vi vogliamo riportare per cercare di capirne di più.
In primo luogo, la Groenlandia non fa parte dell’Unione europea: è uscita dalla Comunità nel 1985 dopo che la popolazione si è espressa in questo senso con un referendum.
La Groenlandia è un “Paese e territorio d’oltremare” (Ptom) e solo in questa veste è associata all’Unione europea, senza però esserne membro, con la conseguenza che non è subordinata alle leggi dell’Ue. Inoltre, non ha mai fatto richiesta di adesione allo spazio Schengen e quei cittadini, per venire in Europa, devono usare il passaporto, così come devono fare tutti gli altri se vogliono andare in Groenlandia.
Rapporto con Danimarca e Nato
Per ragioni di dimensioni, la comunità della Groenlandia usa come denaro la corona danese, ma non fa parte della Nato, anche se associata alla stessa Danimarca.
Il Trattato di difesa tra Groenlandia e Stati Uniti
Il fatto di cui quasi nessuno parla – forse il silenzio è strumentale – è che fra la Groenlandia e gli Stati Uniti esiste il “Trattato di difesa” del 1951, ancora in vigore, il quale concede allo Stato nordamericano tutta una serie di diritti, che proviamo a elencarvi.
Gli Stati Uniti usano in esclusiva la base aerea di Thule, oggi Pituffik Space Base, a circa milleduecento chilometri a Nord del circolo polare, e su quel territorio vi è installato il sistema di allerta missilistico americano e di controllo satellitare. Inoltre, sempre in base a tale Trattato, le forze statunitensi hanno diritto di accesso e movimento senza restrizioni per operazioni militari, sorvolo e navigazione.
Dalla breve elencazione di cui sopra si capisce perfettamente come le manifestazioni di insofferenza da parte dell’Ue contro gli Stati Uniti non tengano conto di questo Trattato, ripetiamo, attualmente in vigore, il che mette in dubbio la veridicità delle informazioni propinate all’Opinione pubblica europea e italiana.
Informazione, opinione pubblica e responsabilità deontologica
Chi fa informazione ha l’obbligo deontologico di scrivere i fatti così come sono, per trasmetterli senza filtri a chi legge o ascolta. Solo così l’Opinione pubblica può farsi un’idea propria e, di conseguenza, pensare con la propria testa e non con quella degli altri. Nessuno, infatti, è in condizione di capire gli eventi se l’informazione non li centra ed evidenzia così come sono, senza manipolazioni, purtroppo frequenti.
Tutti coloro che danno informazioni non verificate lo fanno per influenzare e gestire le menti di chi è dotato di poca cultura, in modo da creare un’opinione generale favorevole o contraria a certi interessi di parte.
Il gioco è tutto qui ed è un gioco durato nei secoli, perciò, forse, eterno. Questo dato è negativo perché permette e accentua la diffusione dell’ignoranza, mentre sarebbe necessaria la diffusione della cultura, mezzo fondamentale per essere liberi.
Autonomia della Groenlandia e possibile indipendenza
Nonostante quanto precede, la Legge sull’autonomia del 2009 consente alle cittadine e ai cittadini della Groenlandia la totale indipendenza, se richiesta da questi ultimi tramite un referendum. Se i “Sì” prevalessero, la Danimarca non potrebbe opporsi. Dal che si deduce che quel Popolo, di fatto, potrebbe scegliere liberamente di diventare indipendente e come tale, successivamente, stendere trattati di propria convenienza con qualunque altro Paese del mondo, compresi gli Usa.
Trump, a Davos, dopo le solite vacue minacce, ha messo d’accordo tutti: “Niente dazi, niente soprusi”.
Condizioni economiche e diritto all’autodeterminazione
Cinquantasettemila groenlandesi sono in uno stato di quasi povertà e hanno bisogno di risorse maggiori per vivere bene, anche perché, obiettivamente, abitano un territorio difficile anche dal punto di vista climatico. Hanno quindi bisogno di finanziamenti che la Danimarca, data anche la sua piccola condizione economica e territoriale, non può dare: appena 600 milioni di euro l’anno.
Dunque, bisogna aspettare che quel Popolo decida cosa vuole fare e nessuno, ma proprio nessuno, deve interferire in queste decisioni.

