La lite tra la Regione Siciliana e la Catanzaro Costruzioni sul progetto di realizzazione di una quinta vasca nella discarica di Siculiana si allunga. Il Tar di Palermo, dove pende un ricorso dell’impresa contro la bocciatura della proposta disposta lo scorso anno, ha deciso di chiedere integrazioni ai documenti presentati dai Catanzaro.
Il provvedimento è stato comunicato ieri con un’ordinanza della seconda sezione del tribunale amministrativo regionale, presieduta dalla giudice Federica Cabrini.
Altri quattro mesi
L’udienza in cui è stato preso in mano il fascicolo aperto con il deposito del ricorso si è svolta a fine gennaio. Al termine della camera di consiglio, i giudici hanno deciso di concedere alla società, che da decenni è protagonista del settore dei rifiuti nella Sicilia occidentale, un mese per presentare un parere di compatibilità dell’Autorità di Bacino. Il documento è ritenuto fondamentale per andare avanti, ma non è stato rintracciato nel fascicolo.
Trascorso il termine, bisognerà comunque attendere quasi l’inizio dell’estate per entrare nel merito della vicenda: la prossima udienza è stata, infatti, fissata per il 18 giugno.
Criticità idrogeologiche
La Catanzaro Costruzioni punta a ottenere l’annullamento del decreto con cui l’assessorato, il 27 maggio 2025, ha dato giudizio negativo di compatibilità ambientale all’ampliamento dell’impianto in cui vanno a finire i rifiuti indifferenziati. Il mese precedente era stata la Cts a emettere un parere in cui si ravvisavano criticità tali da non consentire di autorizzare una quinta vasca.
In particolare la società contesta le considerazioni fatte sull’incompatibilità del progetto con i divieti previsti dal Piano di assetto idrogeologico. I terreni in cui si vorrebbe realizzare la nuova vasca sono contigui con un’area indicata come zona a pericolosità elevata P3, a causa del rischio di crolli o di ribaltamento di blocchi dalle pareti rocciose.
Tale situazione per la Cts non sarebbe stata superabile. Nelle norme di attuazione dell’aggiornamento del Pai – approvato nel 2021 dall’allora presidente della Regione Nello Musumeci e in queste settimane tornato al centro dell’attenzione per quanto accaduto a Niscemi – all’articolo 21 si legge che “nelle aree a pericolosità molto elevata (P4) ed elevata (P3) sono vietati gli impianti di qualunque deposito anche provvisorio o discarica di materiali, rifiuti o simili”.
Per l’impresa, tuttavia, le stesse norme di attuazione contengono un passaggio che concederebbe la possibilità di intervenire per superare i livelli di rischio.
“Parte ricorrente – si legge nell’ordinanza del Tar – contesta quanto affermato in merito all’incompatibilità del progetto con i divieti rinvenienti dal Piano di assetto idrogeologico, in quanto l’articolo 16 comma 1 delle norme tecniche di attuazione consentirebbe che un’area classificata come pericolosa possa essere oggetto di un intervento di mitigazione del rischio”.
La criticità n. 8
Nel parere della Cts che ha portato al decreto di incompatibilità dell’assessorato, ci sono diversi passaggi in cui si fa riferimento all’Autorità di Bacino.
Nella primavera 2024 il dipartimento, che fa capo alla presidenza della Regione, aveva richiesto integrazioni alla Catanzaro Costruzioni. La società aveva replicato alla fine di quell’anno.
Tuttavia, per la Cts quanto chiarito dall’impresa non sarebbe bastato. Specialmente per quanto riguardava la criticità – identificata con il numero 8 – relativa agli interventi che si sarebbero dovuti realizzare tramite l’applicazione di reti paramassi e che avrebbero dovuto ottenere il via libera dell’Autorità di Bacino. “La criticità n. 8 non è superata in quanto non è stato acquisito il richiesto parere favorevole dell’Autorità di Bacino”, si legge nel provvedimento della Cts.
Il doppio parere
A caratterizzare ulteriormente questa storia è un fatto non molto consueto nelle attività della commissione tecnica specialistica. Tra febbraio e aprile dello scorso anno, la Cts ha rilasciato due differenti pareri istruttori conclusivi. In genere quello conclusivo segue il parere istruttorio intermedio.
Nel primo parere conclusivo, il progetto della Catanzaro aveva superato la valutazione di compatibilità ambientale, a condizione che venissero apportati alcuni accorgimenti. Tra le prescrizioni impartite ce n’era una riguardante la necessità di “rimodulare in riduzione la volumetria della vasca”, tenendo conto da una parte gli spazi residui nella quarta vasca e dall’altra di un fabbisogno limitato al 2028.
Quando però il parere è finito negli uffici del Servizio 1 dell’assessorato, lo stesso è stato rimandato in commissione in quanto “l’ottemperanza alla condizione ambientale avrebbe avuto come effetto una radicale modifica del progetto proposto dalla Catanzaro Costruzioni, dando luogo a un nuovo progetto rispetto a quello fin qui valutato”. Tornata al lavoro, la Cts ha ritenuto insuperabili le criticità e a quel punto disposto la bocciatura.
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