Quotidiani, no ai cronisti sì agli “approfonditori” - QdS

Quotidiani, no ai cronisti sì agli “approfonditori”

Carlo Alberto Tregua

Quotidiani, no ai cronisti sì agli “approfonditori”

venerdì 19 Aprile 2019 - 08:07

Fieg nuova funzione della carta

Il forte calo delle vendite dei quotidiani di carta, negli ultimi cinque anni, ha fatto gridare ai pessimisti che quei media erano finiti. Così dissero i pessimisti nel 1954 a proposito della radio, quando partì la televisione in Italia. La radio, viva e vegeta, è in crescita e quei catastrofisti hanno toppato le previsioni. Riteniamo che avranno torto anche quelli che hanno già celebrato il funerale della carta stampata.


Il nostro convincimento non è fondato su un ottimismo vuoto, ma su fatti ben precisi: la lettura della carta è più agevole di quella digitale, l’odore dei fogli non c’è sullo smartphone e nemmeno il tatto.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti di sensazioni passate. Noi siamo sempre dell’avviso che anche nel settore editoriale vi siano corsi e ricorsi: nulla è mai finito, nulla è mai creato ex novo, ma tutto, parafrasando la legge di Lavoisier, si trasforma.


Occorre perciò che i quotidiani trasformino il loro modo di fare informazione, in modo da adeguarlo alle esigenze nuove dei lettori.


In cosa consiste questa trasformazione? Partiamo dalla osservazione che i quotidiani non possono più essere portatori di notizie di cronaca perché sono letteralmente bruciati sul tempo da web, radio e tv. Perché un lettore dovrebbe comprarsi un quotidiano quando vi trova notizie definite che ha già visto e sentito la sera prima o durante la notte?


Dunque, non può essere la cronaca il veicolo di rinnovamento. Anzi, essa deve essere fortemente ridotta all’essenziale. Con che cosa va sostituita la cronaca? Con la nuova funzione dei quotidiani, che è quella di approfondire, di elaborare le notizie, secondo i principi di obiettività e completezza, nonché dare indicazioni, suggerimenti, supporti alle istituzioni di qualunque livello.


Basta con le interviste-passerella, le quali trasmettono il messaggio degli intervistati, senza commenti né contraddittorio. Il bravo giornalista non deve trasferire supinamente le dichiarazioni del suo interlocutore, ma deve valutarle, soppesarle ed elaborarle in modo che, oltre al messaggio ricevuto, possa inserire la propria analisi.
L’informazione ai cittadini è un’attività delicatissima che solo professionisti coscienziosi possono e debbono far bene.

La questione della nuova funzione della carta è stata presa in esame da parte della Federazione degli editori (Fieg), che guarda avanti per capire come funzionerà il mercato dei quotidiani nel prossimo decennio.
Probabilmente i cronisti della carta stampata serviranno sempre di meno, mentre saranno più utili in radio, televisione e web. In quei mezzi, l’informazione è rapida, breve, succinta, proprio adatta ai fatti che accadono ogni minuto, nelle 24 ore.


Gli smartphone hanno una funzione informativa anch’essa veloce, però dai punti e dalle virgole non si capisce bene che cosa sia accaduto. Ecco perché è sempre più necessaria una nuova categoria di giornalisti: gli “approfonditori”. Cioè coloro che sono capaci di elaborare con le proprie cultura, sapienza e capacità tutte le informazioni che pervengono loro.
Capire bene gli avvenimenti e spiegarli, nella loro essenza e con dettagli e particolari, in modo da offrire ai lettori un quadro completo e comprensibile.


Ovviamente non c’è bisogno di dilungarsi molto nello scrivere articoli, commenti, approfondimenti ed editoriali. Basta usare la tecnica delle 10-12 parole per frase, in un contesto collegato che abbia il principio, il cuore e la fine. L’importante è la sintesi, quella operazione molto difficile in cui si concentrano i concetti.


Secondo una metafora, l’informazione si raffronta con la rete dei pescatori della quale sono più importanti i nodi che i fili. Ecco gli “approfonditori” dovrebbero scrivere per nodi, cioè per concetti.
Non diciamo niente di nuovo: l’esigenza di spiegare i fatti c’è sempre stata. Ma i giornali si riempiono di cronaca e la vendita delle copie è precipitata. Invece, si devono riempire di materia informativa elaborata, che sia comprensibile da tutti perché scritta con parole semplici.


I cittadini hanno bisogno di essere cibati da essa, tutti i giorni, ed è per questo che hanno bisogno ancora dei quotidiani, nella nuova versione descritta, che così avranno ancora davanti lunga vita, come sta accadendo al New York Times.

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