Ragusa, la ristorazione riparte ma mancano i lavoratori - QdS

Ragusa, la ristorazione riparte ma mancano i lavoratori

Stefania Zaccaria

Ragusa, la ristorazione riparte ma mancano i lavoratori

giovedì 27 Maggio 2021 - 00:00

Cercasi pizzaioli, lavapiatti, camerieri e personale di sala. L’allarme lanciato dalla sezione iblea di Confimprese: "Un paradosso nel momento clou, pesano un sistema farraginoso e il Rdc"

RAGUSA – Cercasi pizzaioli, camerieri, lavapiatti, personale di sala. Il passaggio a zona gialla e l’arrivo della bella stagione ha ridato una nuova speranza al settore della ristorazione che ha pagato il prezzo più alto – insieme ad altri comparti – per l’emergenza Covid-19.

Superato il problema della riapertura, che finalmente è avvenuta anche in Sicilia e nella provincia iblea, adesso rimane da arginare una questione che sta mettendo a dura prova l’intero comparto. Mancano i lavoratori: a quanto dichiarato da Confimprese Ragusa, infatti, tra reddito di cittadinanza e bonus molti giovani preferiscono stare a casa.

“Nel momento clou di una stagione già di per sé molto complicata – hanno spiegato i componenti del direttivo di Confimprese, sezione iblea – si è aggiunto un problema gravoso. Mancano camerieri, lavapiatti, pizzaioli e personale di sala. Colpa del reddito di cittadinanza ma anche di un sistema assai farraginoso”.

“È il paradosso – hanno sottolineato – di un sistema che ha creato pochissime opportunità lavorative, la norma che regola il reddito di cittadinanza va rivista, in toto, imponendo dei paletti rigidi sulle eventuali opportunità lavorative o sui lavori cosiddetti stagionali. Una problematica seria che investe tutto il territorio nazionale”.

“Il reddito di cittadinanza – hanno proseguito – funge da deterrente occupazionale per i giovani e meno giovani che preferiscono continuare a percepirlo e, quando si presentano ai colloqui, chiedono di lavorare in nero. La richiesta di non essere ingaggiati e di continuare a percepire il reddito di cittadinanza è molto grave e immorale”.

Nella prima settimana di ripartenza, a step, comunque, oltre il 50 per cento delle attività sono rimaste chiuse.

“Mancano, in parte – ha aggiunto il presidente provinciale di Confimprese, Pippo Occhipinti – le risorse economiche per rimettersi in moto e per chi, non ha l’area esterna, l’apertura è rimandata. La circolare esplicativa emanata dal Viminale segnala che è consentito il servizio ai tavoli all’aperto e anche al banco solo ‘in presenza di strutture che consentano la consumazione all’aperto’. La confusione regna sovrana tra decreti e norme di attuazione e, non ultimo, l’orario del coprifuoco, che danneggia il settore della ristorazione dopo 9 mesi di chiusure forzate. Alcuni cavilli, vedi il coprifuoco, vanno totalmente eliminati per rilanciare, anche dal punto di vista turistico, l’imminente stagione turistica. Ci rivolgiamo anche al comune di Ragusa – e agli altri Comuni iblei – affinché si faccia presto e subito sulle risorse economiche da destinare al comparto”.

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