Lo storico ecomostro di Randazzo è stato abbattuto dopo oltre 40 anni. L’edificio abusivo a tre piani ubicato in Contrada Murrazzorotto, è stato edificato negli anni Ottanta da Oliviero Sangani, condannato nel 1998 per associazione mafiosa e nel 2002 per la strage Spartà. Un lavoro a quattro mani realizzato in due anni dalla collaborazione tra polizia locale, Commissari straordinari, carabinieri e altre istituzioni. Un lavoro che prosegue le operatività di smantellamento sistematico dei simboli fisici di una egemonia mafiosa insediatasi tempo fa in quell’area che non possono essere più tollerati.
Demolito l’edificio simbolo del dominio mafioso
La demolizione è avvenuta lo scorso 3 marzo e rappresenta non solo un intervento edilizio di bonifica da edifici in stato di degrado, ma molto di più. Riguarda la riappropriazione cittadini di un’area di territorio marchiata dalla mafia per anni. Rappresenta, inoltre, l’epilogo di un lungo percorso verso la legalità portato avanti dalle Forze dell’Ordine in cooperazione con altri istituti locali, impegnati da anni nel contrasto alle attività di stampo mafioso dei clan insediatisi nella cittadina etnea. Le operazioni infatti partono molto tempo prima del 3 marzo e hanno colpito duramente la cosca Sangani. Determinante l’operazione del 2022 detta “Terra Bruciata” che ha disarticolato ciò che restava del gruppo criminale nel territorio.
Le attività a contrasto
Oltre alla famosa operazione “Terra Bruciata” del 2022, è da menzionare anche quella dello scorso gennaio denominata “Game Over”, grazie alla quale i Carabinieri hanno stroncato sul nascere ogni tentativo di riorganizzazione criminale, confermando la costante attenzione delle istituzioni nel prevenire nuove forme di egemonia mafiosa.
Tolti i simboli della cosca mafiosa
L’attività repressiva delle Forze dell’Ordine si è inoltre spesa non solo per la sicurezza della comunità ma anche per il ripristino della mamoria storica di quel luogo, macchiato dal crimine mafioso. Parallelamente all’azione repressiva, l’Arma ha infatti portato avanti lo smantellamento dei simboli fisici del potere mafioso, lavorando in sinergia con polizia locale, commissari straordinari e altre istituzioni. Il piano di demolizioni è iniziato il 5 marzo 2024 con l’abbattimento dell’ovile dei Sangani, seguito il 13 marzo 2025 dalla demolizione dell’abitazione del capofamiglia Salvatore Sangani. L’abbattimento dell’ecomostro di Oliviero Sangani rappresenta dunque la conclusione di questo percorso di bonifica della memoria criminale dal territorio.
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