Roma, 18 giu. (askanews) – “Come in ogni mia storia – qui siamo alla quinta – almeno un incipit sbuca fuori dalla mia esperienza di vita”: Antonio Bettanini, consigliere diplomatico e funzionario di alto livello della Farnesina, è arrivato a un altro capitolo dell’epopea di Brando Costa, a metà strada fra thriller e spionaggio. In “Rapiti. Dalla Siria di Paolo alla Roma di Pietro” (Sagep, 2026), Brando si ritrova in Siria in compagnie di milizie jihadiste, in preda all’amnesia dopo un rapimento in Afghanistan, e dopo molti mesi piazzato in stallo presso un pastore.
Il suo rapitore però si è separato dai talebani con cui era in combutta; vorrebbe ora portarlo in Libano per scambiarlo con un riscatto, sicuro dell’accondiscendenza italiana, ma è inseguito dagli ex compagni in un gioco di fughe da svariati gruppi di pochissimi scrupoli. Così Brando si ritrova alla fine in attesa in un monastero trappista con cinque suore italiane, fra cui la Madre Superiora suor Benedetta, con cui intreccia dialoghi personali e spirituali prima che la trama – più spy story che thriller ormai – si sposti a Roma.
“Si scoprono ex sessantottini e raccontano un passato comune, la rottura con i propri mondi di appartenenza” dice Bettanini. “I riferimenti alla galassia siriana del terrorismo situano la storia ai bordi dell’oggi, a tre anni fa almeno; gli anni che sembrano segnare un principio di stabilizzazione” per Damasco.
Abbiamo visto Brando in altre situazioni difficili, per esempio in Russia ne “L’icona di San Pietroburgo” e in Afghanistan con “L’impermeabile di Kabul” dove si muoveva nei giorni caotici della ritirata occidentale: rispetto ai precedenti romanzi, però, “qui c’è il riflesso di un percorso triennale nelle abbazie e monasteri d’Europa, e l’incontro con il monachesimo al femminile attraversato dalla lunga, estenuante guerra civile siriana. Ho rubato una storia in parte vera. Poi certo ci sono diplomatici e personaggi dei servizi che mi diverto a disegnare, rubando tic e linguaggi ai tanti che ho frequentato in oltre vent’anni di carriera. Secondo me, questo backstage istituzionale che racconta di un Made in Italy dello spirito nostrano è l’aspetto più curioso e laico delle mie storie”.
Fra villaggi dalle radici cristiane, un monastero, una curiosa suora che ricorda James Bond, miliziani efferati per cui la vita propria e altrui non vale nulla, fino a giungere in Vaticano: ma chi è oggi Brando Costa per l’autore?
“La mia storia di scrittore è iniziata molti anni fa per uscire da una depressione; erano gli anni di Tangentopoli con Martelli e Falcone” risponde Bettanini. “Così ho scritto “Contro tutte le paure”, poi ho voluto raccontare cosa significhi vivere sotto minaccia di attentato, poi ho pensato ad un seguito della carriera di Brando. E Bruxelles e la Commissione Europea erano un mondo nuovo da raccontare, con la strana idea di un accordo tra Euronews e Al Jazeera, naturalmente osteggiato dai più. Il terzo romanzo invece parla delle disgrazie di una prof italiana in balia delle opacità del mondo russo e del crimine di mafia, ed è una storia vera. “L’impermeabile di Kabul” è un omaggio al mio amico Nando Rollando, alla cui avventura afghana mi sono ispirato. E ora in “Rapiti” ci sono tantissime “cose vere” trasfigurate e imprestate ai personaggi di queste storie”.
È anche un modo per raccontare agli italiani un po’ più da vicino le difficoltà di un paese come la Siria, dopo anni di sanguinosa guerra civile. E Bettanini come vede il futuro del paese e della regione? “La Siria di Hafez al Assad, il padre di Bashir, era un paese dalle radici laico socialiste, rispettoso del pluralismo religioso, poi finito nell’orbita dello sciismo iraniano. Ancora oggi le donne sono assai lontane dal traguardo di un’uguaglianza di genere. Lontane pure dall’esposizione coraggiosa dei propri diritti che, nonostante tutto, per esempio cova e riappare sotto la cenere dell’Afghanistan oggi in mano ai talebani”.

