Violenze contro infermieri, 125mila casi sommersi: i dati di CEASE-it - QdS

Violenze contro gli infermieri, dati shock nel rapporto CEASE-it: 125mila casi sommersi

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Violenze contro gli infermieri, dati shock nel rapporto CEASE-it: 125mila casi sommersi

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giovedì 26 Maggio 2022 - 14:53

I casi di violenze e aggressioni ai dati degli infermieri ogni anno sono numerosi: ecco i dati emersi dal primo rapporto di CEASE-it.

Circa 130mila infermieri (32,3%) hanno subìto gesti di violenza durante i turni di lavoro nell’ultimo anno: è il dato sconvolgente emerso dalla ricerca CEASE-it (Violence against nurses in the work place), conclusa ad aprile 2021 e svolta da otto università italiane su iniziativa della Fnopi (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche).

A questi dati, già piuttosto allarmanti, si aggiunge quello sui casi sommersi di violenza: sarebbero circa 125mila, secondo le stime.

Rapporto CEASE-it sulla violenza contro gli infermieri in Italia

Il 32,3% degli infermieri ha subito violenza sul posto del lavoro. Nel 75% le vittime si tratta di donne. I casi non denunciati e non registrati sono piuttosto numerosi: i casi sommersi potrebbero essere più di 125mila.

A livello nazionale, l’Inail registra annualmente circa 11mila casi di violenza ai danni del personale sanitario. Di questi, 5mila riguardano infermieri. Il gruppo professionale risulta particolarmente esposto, quindi, ai gesti di rabbia ingiustificata e di violenza da parte di pazienti o familiari.

I casi di violenza e i dati registrati nel 2020-21 potrebbero anche incidere sull’attuale carenza di infermieri negli organici. Secondo la Fnopi, servirebbero almeno 70mila infermieri aggiuntivi per evitare disagi sul fronte sanitario.

Inoltre, per le associazioni di categoria, si rivela assolutamente necessario garantire la sicurezza degli infermieri sul luogo di lavoro. Senza considerare che, per i professionisti coinvolti in episodi di violenza, è necessario un supporto di livello fisico e/o psicologico nel 10,8% dei casi.

“Lo studio ha dimostrato che gli infermieri conoscono i tratti e le caratteristiche di un potenziale comportamento di aggressione fisica o verbale; tuttavia, per varie ragioni non riescono a intercettare e prevenire questi episodi”.

“In questo momento lo studio sta fornendo ulteriori dati, su cui stiamo lavorando, per mettere in correlazione lo staffing, il benessere degli operatori e il benessere dei professionisti con gli episodi di aggressione, al fine di poter ipotizzare i fattori predittivi di questi eventi”. Questo è il commento della professoressa Annamaria Bagnasco, dell’Università di Genova, coordinatrice della ricerca che ha portato alla stesura del rapporto sulla violenza contro gli infermieri in Italia.

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