PALERMO – In Sicilia diminuiscono furti, borseggi e rapine, mentre gli omicidi restano stabili. Eppure i cittadini si sentono molto meno sicuri: in un solo anno la quota di persone che dichiara di sentirsi tranquilla camminando da sola al buio è scesa dal 61,3% al 55,3%, un crollo di sei punti percentuali. È questo il dato più significativo che emerge confrontando i dati raccolti tra il 2023 e quelli recentemente pubblicati del 2024 di Istat. Un paradosso evidente: mentre i reati oggettivi arretrano, la paura cresce.
Il quadro che arriva dai numeri è sfaccettato. Da un lato, la Sicilia consolida una tendenza di medio periodo che vede i reati predatori in costante diminuzione e livelli di violenza grave ormai stabili. Dall’altro, il clima emotivo della popolazione sembra virare verso maggiori timori, anche in presenza di segnali positivi sul fronte del degrado e del rischio percepito nelle aree di residenza. Una contraddizione che racconta molto del rapporto tra realtà e percezione.
Omicidi e reati predatori: i dati Istat sulla criminalità
L’indicatore forse più emblematico della tenuta della sicurezza oggettiva è quello degli omicidi volontari: 0,58 ogni centomila abitanti sia nel 2022 che nel 2023, in perfetta linea con la media nazionale. Un dato che conferma la sostanziale stabilità di uno dei fenomeni criminali più gravi e socialmente allarmanti.
Lo scenario migliora anche osservando i reati predatori, quelli che influiscono più direttamente sulla vita quotidiana. I furti in abitazione sono passati da 4,3 a 4,2 ogni 1.000 famiglie, i borseggi da 1,3 a 1,2 e le rapine da 0,6 a 0,5 sempre ogni 1.000 abitanti, la riduzione più significativa in termini relativi. La Sicilia rimane così tra le regioni con i livelli più bassi d’Italia in tutte e tre le categorie, molto distante dalle aree del Centro-Nord dove i reati predatori sono storicamente più diffusi. Una dinamica che indica un’azione di contrasto efficace e un rischio reale contenuto.
Sicurezza percepita: perché cresce la paura nonostante il calo dei reati
Ma se i reati diminuiscono, per quale ragione i siciliani si sentono più esposti? Il dato più problematico riguarda la sicurezza percepita in strada al buio. Nessun altro indicatore registra una variazione così marcata. La quota di cittadini che si sente tranquilla è oggi inferiore alla media del Mezzogiorno, un segnale che colpisce soprattutto perché si colloca in controtendenza rispetto al miglioramento dei reati predatori.
Le cause, più che nei fatti, possono risiedere nel clima sociale: maggiore esposizione mediatica a episodi di cronaca, aumento del dibattito pubblico sui temi della devianza, una generale sensazione di vulnerabilità alimentata anche dai social network. Una dinamica già osservata in altri contesti, dove la percezione non segue l’andamento dei dati, ma si muove su logiche emotive e narrative.
Degrado urbano e rischio criminalità nei quartieri siciliani
Accanto al calo della sicurezza percepita, due indicatori registrano invece un lieve miglioramento: la percezione del rischio di criminalità nella zona di residenza, che passa dal 22,5% al 20,6%, e la presenza di elementi di degrado, che va dal 6,7% al 6,3%. Sono piccoli passi avanti, ma significativi.
Se le persone si sentono meno sicure in strada, soprattutto di sera, allo stesso tempo ritengono che i propri quartieri siano meno esposti alla criminalità e al degrado ambientale o sociale. Una contraddizione che evidenzia come la paura sia spesso legata a situazioni generiche o astratte, più che all’esperienza concreta del luogo in cui si vive.
Reati in calo e fiducia in crisi: la sfida delle istituzioni
Il confronto tra 2023 e 2024 consegna dunque una doppia fotografia. Da un lato, una Sicilia che riesce a contenere i reati e a migliorare alcuni indicatori sensibili, confermandosi un territorio complessivamente meno esposto rispetto ad altre regioni italiane. Dall’altro, un’Isola in cui i cittadini si sentono meno protetti, con una fiducia che si è incrinata nonostante i segnali incoraggianti.
Per le istituzioni, questo divario è la vera priorità da affrontare. Le politiche di sicurezza non possono limitarsi alla dimensione repressiva: servono interventi urbani, più illuminazione nelle aree critiche, maggiore presenza sul territorio, ma anche strategie comunicative che restituiscano una percezione più aderente alla realtà. Ridurre i reati è fondamentale, ma restituire fiducia lo è altrettanto. La tendenza positiva su rischio e degrado mostra che il margine di recupero esiste. Colmare la distanza tra ciò che accade e ciò che le persone provano sarà la chiave per migliorare davvero il benessere e la qualità della vita in Sicilia nei prossimi anni.

