Home » Politica » Referendum giustizia e la vittoria del no, Nordio: “Dimissioni? No, ho ancora da fare”

Referendum giustizia e la vittoria del no, Nordio: “Dimissioni? No, ho ancora da fare”

Referendum giustizia e la vittoria del no, Nordio: “Dimissioni? No, ho ancora da fare”
Carlo Nordio foto di Imagoeconomica

Nonostante la vittoria del no il ministro va avanti “anche se alcune riforme si fermeranno”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si dimette, dopo i risultati del referendum. Nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, Nordio ha detto: “Fa parte della politica perdere le elezioni. Successe anche a Churchill, dopo la Seconda guerra mondiale. Non la considero una sconfitta personale. Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno“, ha detto.

Nordio: “Una sconfitta mia”

“Sì, ho perso io, è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità, perché se c’è una cosa che non mi manca è il coraggio. Però non penso di dovermi dimettere né sarò certo io a cercare altri capri espiatori, o scuse per la sconfitta – ha aggiunto Nordio – “Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua”.

Ribadito che “la nostra compagine ministeriale è compatta”, Nordio guarda avanti. “Adesso dobbiamo dedicarci all’efficientamento della giustizia: ai concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e alla stabilizzazione del personale del Pnrr. Prendendola con filosofia diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi per fare tutto questo”.

Dopo il caso Bartolozzi e Dalmastro, Nordio assicura: “Nessuna modifica all’interno del Ministero”

Dopo la bufera che l’ha investito per i casi Bartolozzi e Delmastro, assicura: “Non ci saranno modifiche nella compagine ministeriale. Considerato che da entrambe le parti sono stati usati argomenti equivalenti credo che non abbiano influito in nulla. Loro sono stati più aggressivi con epiteti come piduisti, fascisti e banditi. L’unica cosa che mi ha ferito è che abbiano fatto passare per mia la definizione di Csm come ‘sistema paramafioso’, che era una citazione del pm Nino Di Matteo”. Il sottosegretario Fazzolari dice che ora l’azione delle toghe sarà più invasiva. “Sì – risponde il Guardasigilli – nel senso che limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall’immigrazione”.

“Se non avessi ritenuto che valeva la pena non mi sarei speso con tutte le mie forze. E anche oltre, considerata l’età – conclude Nordio – Ho tenuto una media di quattro conferenze al giorno, solo nella convinzione di continuare il lavoro dell’ex partigiano Giuliano Vassalli per rendere il giudice terzo e imparziale. E, come si dice, le battaglie più nobili sono quelle combattute con più energia. Anche quando vengono perdute”.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram