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Referendum, il governo fissa data 22-23 marzo ma è a rischio ricorso

Referendum, il governo fissa data 22-23 marzo ma è a rischio ricorso

Il Comitato promotore che sta raccogliendo le firme fra i cittadini ha tempo fino al 31 Gennaio e si rivolge a Mattarella

Roma, 12 gen. (askanews) – Il referendum sulla riforma della magistratura che prevede anche la separazione delle carriere, si terrà nel fine settimana del 22-23 marzo. Lo ha stabilito oggi il Consiglio dei ministri che ha anche accorpato, nello stesso weekend le elezioni suppletive per i collegi lasciati vacanti in Veneto da Alberto Stefani e Massimo Bitonci. Ma sulla decisione dell’esecutivo pende il rischio di un ricorso da parte del Comitato dei 15 volenterosi.

Sulla scelta della data, secondo quanto si apprende, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel corso del Cdm ha ricordato che il governo era tenuto “ad adempiere ad un obbligo di legge”, fissato in 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione, che scadeva il 17 gennaio prossimo.

Subito dopo la decisione del Cdm di fissare le urne per il 22-23 marzo, è arrivata la ferma posizione Comitato promotore della raccolta di firme popolari per un referendum costituzionale sulla stessa riforma, che per voce dell’avvocato Carlo Guglielmi, ha annunciato che sono pronti a rispondere anche con le carte bollate. “Dato che purtroppo nel governo non c’è cultura istituzionale ce ne dovremo fare carico noi. Informeremo domani il presidente della Repubblica e i Comitati Promotori Parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede”, ha spiegato Guglielmi.

Sul tema è intervenuta anche Rosy Bindi, dirigente del Comitato per il No al referendum sulla giustizia, che ha detto di “non preoccuparsi” della data fissata dal governo per la consultazione popolare. “In ogni caso riusciremo a convincere gli italiani della pericolosità di questa riforma”, ha detto l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia che ha posto l’accento su un altro aspetto: “la scelta fatta dal Consiglio dei ministri è rispettosa delle regole?”.

A difesa del Governo invece si è schierato il Comitato del Sì. “Accogliamo con favore il decreto varato del Consiglio dei Ministri con la data del referendum. Ora lavoreremo pancia a terra per spiegare ai cittadini, con chiarezza e trasparenza, il senso e le ragioni della riforma, attraverso una campagna di informazione leale e comprensibile. È il momento di affidare finalmente la decisione agli italiani, garantendo loro tutte le condizioni per scegliere in modo libero e consapevole”, ha dichiarato il presidente del Comitato nazionale ‘Sì Riforma’ Nicolò Zanon.

Intanto a Firenze ha debuttato cil Comitato “La Sinistra che vota Sì” al referendum, promosso da Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale ed ex parlamentare Pd.”La riforma è a vantaggio dell’autonomia dei giudici rispetto ai pubblici ministeri. Soprattutto nelle indagini preliminari, era il grande schema che aveva Vassalli.Non c’entra il rapporto con la politica, non cambia il rapporto con la politica”, ha spiegato Ceccanti. Fra i sostenitori l’ex presidente della Consulta Augusto Barbera.