Il campo progressista si è riunito, nuovamente nel Centro studi Pio La Torre, per decidere come procedere e soprattutto con quale tempistica.
La necessità di chiudere il cerchio con un programma elettorale chiaro e condiviso da tutti è sempre più impellente e oggi è stata la questione centrale del confronto che ha visto intorno al tavolo Anthony Barbagallo (Pd), Nuccio Di Paola (M5s), Ismaele La Vardera (controcorrente), Pierpaolo Montalto (Sinistra Italiana), Fabio Giambrone (Europa Verde), Davide Faraone (Italia Viva); Palmira Mancuso (+ Europa), Giuseppe Bruno (+Uno), Carmelo Miceli (Progetto Civico Italia), Nino Oddo (Psi) e Pippo Zappulla (Sinistra Futura), Miguel Donegani (PeR), Giovanni Scicolone (Spazio Civico).
Prima il programma, poi il candidato
Il confronto è stato intenso, “a volte vivace” recita la nota congiunta che dopo le oltre due ore di riunione è stata approvata da tutti gli intervenuti. Frizioni hanno avuto per oggetto il prendere tempo, che qualcuno ha rimarcato sostenendo che è invece il momento di premere sull’acceleratore.
Ma nell’insieme il confronto ha prodotto un punto chiaro di partenza ed una sintesi temporanea sulla questione candidature. “È stato inoltre deciso di imporre una accelerazione al percorso per la definizione del programma elettorale chiaro e di pochi punti, che marchi il riscatto della nostra terra”, hanno convenuto tutti i rappresentanti delle forze politiche progressiste. “Successivamente – prosegue il comunicato stampa congiunto – si procederà alle modalità di scelta del candidato/a presidente della regione siciliana per la coalizione di centrosinistra”.
Già ad ottobre la sintesi del programma progressista
Il Movimento 5 Stelle aveva già annunciato, nei giorni scorsi, un evento importante ad ottobre nel corso del quale sarebbe stato definito e presentato il programma elettorale.
Adesso, con la fuga in avanti di Controcorrente e Movimento, o forse con il rallentamento del Partito Democratico che anche a Roma, in vista delle politiche, è stato anticipato da Giuseppe Conte, il tavolo progressista ha deciso di rompere ogni indugio e mettere giù un programma.
“L’obiettivo – spiegano i segretari regionali del campo largo – è quello di arrivare già nel mese di ottobre ad una sintesi del programma da presentare ai siciliani. Per la costruzione del programma raccoglieremo il contributo proveniente da associazioni, mondi vitali, parti sociali, mondo studentesco e categorie produttive con l’ambizione di affidare la nostra terra agli uomini e alle donne migliori”.
La squadra si è chiusa, ora bisogna trovare la quadra sul resto
La nota diffusa al termine dell’incontro si chiude con un inciso che, per gli addetti ai lavori, pare avere impresso sopra il nome del destinatario: “Certamente nella coalizione non ci sarà spazio per coloro che non vedono distinzioni tra la destra e la sinistra”. Come dire, “caro Cateno De Luca, il capitolo è chiuso”.
Restano però aspetti meno facili da far quadrare, perché la comunione di intenti e temi si è già palesata in Commissione Bilancio con gli emendamenti presentati dai tre partiti presenti all’Ars: Pd, M5s e Controcorrente. Sul capitolo candidato, o candidata, la partita è ancora aperta ed il rischio, alla fine, sarà quello di dover trovare la soluzione esterna con un nome che può andare bene a tutti ma che non è nessuno dei leader seduti al tavolo del Centro Pio La Torre.
Vertice anche per il centrodestra
Non solo il campo largo si è riunito per serrare i ranghi e prepararsi all’ultimo anno – o semestre – di legislatura regionale. Ieri anche la coalizione di centrodestra si è seduta intorno ad un tavolo per un vertice di maggioranza.
Alla riunione hanno partecipato Nino Minardo (commissario regionale Forza Italia), Luca Sbardella (commissario regionale Fratelli d’Italia), Nino Germanà (segretario regionale Lega), Fabio Mancuso e Roberto Di Mauro (Mpa), Decio Terrana (coordinatore regionale Udc), il sottosegretario Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) e Carmelo Pace (Dc).
La riunione di centrodestra si è però tenuta a Roma con il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino in collegamento da remoto. Illustrato il quadro delle variazioni di bilancio, il presidente e l’assessore hanno lasciato ai presenti l’onere di trovare la sintesi ed il risultato è stato racchiuso nella condivisione dell’obiettivo di “fare dei prossimi passaggi finanziari una prima base programmatica per il progetto della prossima legislatura. Il tema delle nomine sarà affrontato dopo l’approvazione delle variazioni”.
Nuovo cambio nella giunta Schifani
Intanto, a Palazzo d’Orleans, il presidente della Regione Renato Schifani ha già fatto la foto di rito con il nuovo assessore regionale alla Funzione pubblica e alle autonomie locali. Nessun rimpasto, nessuna restituzione al gruppo democristiano. Elisa Ingala, che aveva giurato all’Ars il 5 maggio, ha rinunciato rassegnando le proprie dimissioni.
Solitamente i “motivi personali” sono la spiegazione per le dimissioni di tutti, ma se qualcuno aveva dubbi sul temperamento di Ingala e sulla propria capacità di gestire la funzione politica di un assessorato regionale, a sciogliere i dubbi è stata proprio lei: “È una decisione sofferta, che nasce dalla consapevolezza di non riuscire più a conciliare pienamente i miei impegni professionali con le responsabilità che questo ruolo richiede. Il carico di lavoro è diventato tale da non consentirmi di dedicare all’incarico tutto il tempo e le energie necessari. Ho riflettuto a lungo prima di arrivare a questa scelta, perché considero il servizio alle istituzioni un impegno che merita dedizione piena. Sapere di non poterla garantire mi fa sentire di venire meno a un dovere verso la Regione, verso i cittadini siciliani e verso chi mi ha affidato questa responsabilità”.
Da Messina a Garigliano
A novembre dello scorso anno il presidente della Regione aveva ritirato la delega ad Andrea Messina e Nuccia Albano. Una decisione in autotutela della Presidenza che seguiva l’inchiesta della Procura di Palermo che aveva travolto l’ex governatore Totò Cuffaro – già condannato in via definitiva e tornato alla vita politica con la sua Nuova Democrazia Cristiana – e parte del suo entourage.
Nell’inchiesta era coinvolto anche il capogruppo all’Ars Carmelo Pace, ma alla fine il caso si è sgonfiato e l’unica condanna è stata quella a tre anni patteggiata da Cuffaro. Andrea Messina e Nuccia Albano hanno però dovuto rimettere le proprie deleghe che furono assunte ad interim da Schifani fino alla “restituzione”.
Nuccia Albano ha riavuto la delega revocata a novembre, Andrea Messina no. Al suo posto il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo che ha così acqusito un assessorato in più in giunta sottraendolo ai democristiani. Dopo circa sei mesi di interim e lunghe pressioni interne a Forza Italia per un terzo assessorato, quello alla Salute guidato dal tecnico Daniela Faraoni, Renato Schifani ha nominato il suo segretario Marcello Caruso per la Salute, Nuccia Albano di nuovo alla Famiglia e politiche sociali e l’autonomista Elisa Ingala alla Funzione pubblica e alle autonomie locali.
La new entry giurerà la prossima settimana a Sala d’Ercole
“Ringrazio l’assessore Ingala per il lavoro svolto in questi mesi e per il contributo dato all’attività della giunta di governo”, ha dichiarato Renato Schifani accettando le dimissioni di Ingala dopo quasi cinque mesi di mandato.
“Il nuovo assessore Francesca Garigliano proseguirà il percorso di attuazione del programma di governo”, ha detto poi Schifani. Il nuovo assessore regionale è un avvocato penalista di Nicosia, in provincia di Enna, è componente del consiglio di amministrazione della Sac, la società di gestione dell’aeroporto di Catania, e in passato ha fatto parte anche degli organi societari di Irfis.
In Sac è stata designata a novembre dello scorso anno in quota Mpa. Alla prima seduta utile, forse già i primi giorni di ottobre, Francesca Garigliano giurerà a Sala d’Ercole per poi insediarsi formalmente in Assessorato. L’Ars dovrà incardinare le variazioni di bilancio e la seduta potrebbe essere utile anche per il giuramento del nuovo assessore.
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