“Iacolino la campagna elettorale l’ha avuta finanziata…lui e Tamajo pure, quindi, intanto lo deve fare…poi se questo favore ce lo fa…poi si vede…”. Parola di Carmelo Vetro, mafioso di Favara che, come riporta Ansa, non sapendo di essere intercettato parlava in queste modalità dell’ex manager del Policlinico di Messina Salvatore Iacolino, adesso indagato per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.
L’intercettazione, emersa nelle ultime ore, è stata regolarmente riportata all’interno dell’informativa depositata nel procedimento che vede il mafioso favarese Vetro indagato per corruzione insieme, tra i tanti coinvolti a livello regionale, anche al funzionario regionale Giancarlo Teresi. Per loro due, sul caso la Procura a Palermo ha chiesto e ottenuto dal gip la misura della custodia cautelare in carcere.
Legami solidi tra Vetro e Aveni, l’obiettivo era quello di consolidare un legame ai punti apicali della Regione su sanità e lavori pubblici
“Però a me interessa che lui deve fare quello che noi gli chiediamo punto…”, le insistenze di Carmelo Vetro che arrivano proprio dal tracciamento mentre si sta parlando ancora con l’amico e imprenditore Giovanni Aveni (tra gli indagati, ndr) sull’ipotesi di un presunto favore richiesto a quello che all’epoca era il direttore generale della Pianificazione strategica presso l’assessorato regionale alla Salute.
Secondo l’accusa, Carmelo Vetro avrebbe dunque chiaramente sfruttato sistematicamente Iacolino, il suo compaesano, con l’obiettivo di creare per poi rendere solido un rapporto con delle figure all’epoca dei fatti apicali dell’amministrazione regionale, sia nel settore dei lavori pubblici che della sanità. In tal senso, nel filone agli occhi della Procura c’è la procedure per l’accreditamento regionale per le prestazioni sanitarie della società Arcobaleno s.r.l., una ditta che è riconducibile a Giovanni Aveni, proprio l’uomo in rapporti (e affari) con il boss Vetro.
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