Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno.
Presidente, ha depositato in Commissione una proposta per modificare il regolamento dell’Ars. Tra le misure più importanti c’è l’abolizione del voto segreto nelle sessioni di bilancio. La norma però rischia di essere bocciata proprio con il voto segreto. Teme questa eventualità?
“In oltre otto anni di esperienza nel Parlamento siciliano ho potuto testare le criticità del regolamento. Le proposte nate da questa analisi non riguardano solo la limitazione o l’abrogazione del voto segreto, ma anche un certo numero di modifiche relative ad altri temi che, voglio specificarlo, non riguardano questa legislatura, ma la prossima. Abolire il voto segreto o limitarlo, credo sia un atto di trasparenza nei confronti dei siciliani. Questo andrebbe mantenuto soltanto per votare norme attinenti questioni di particolare natura etica, non certo per quelle economica ed extra–etica. Magari potrà accadere che qualcuno dei parlamentari chiederà addirittura lo scrutinio segreto per votare l’abolizione dello stesso… sarà un controsenso, se non un’assurdità”.
Lei ha avanzato altre proposte per adeguare il regolamento al numero dei parlamentari regionali, ridotto nel 2017 da 90 a 70 deputati. Quali?
“È stata fatta una modifica del numero dei componenti delle Commissioni, ma non è bastata a garantirne l’effettiva funzionalità. L’attuale composizione prevede 13 parlamentari per ciascuna delle sei Commissioni legislative, per un totale di 78 componenti. Un numero che, nei fatti, non può essere coperto, considerando l’attuale composizione del Parlamento regionale e il fatto che il presidente dell’Assemblea, il presidente della Regione e gli assessori non partecipano ai lavori delle Commissioni. In queste condizioni, solo una sessantina di deputati, o anche meno, può essere distribuita tra le Commissioni, con la conseguenza che alcuni sono costretti a dividersi tra esse. Per superare la criticità, la mia proposta è quella di strutturare cinque Commissioni con undici deputati ciascuna, lasciando invariata la composizione di quella dedicata al Bilancio. Si raggiungerebbe così un equilibrio con il numero dei deputati dell’Ars e si rafforzerebbe il ruolo delle Commissioni”.
Ha più volte rivendicato che la Legge di Stabilità è stata approvata per il terzo anno consecutivo senza l’esercizio provvisorio, un risultato senza precedenti. Ha anche sottolineato come le impugnative delle Leggi regionali da parte del Governo nazionale siano calate dal 26 al 7 per cento. Quali altri interventi sono adesso da mettere in agenda?
“Sarebbe opportuno rafforzare il lavoro in Commissione redigente, così da far arrivare i testi in Aula già pronti per il voto. Questo permetterebbe a tutte le forze politiche di contribuire attraverso rappresentanti competenti nei diversi ambiti. La mia principale preoccupazione, tuttavia, non riguarda tanto la produzione di nuove norme, quanto piuttosto l’abrogazione di quelle esistenti. Troppo spesso, infatti, leggi approvate in passato con leggerezza finiscono per generare un eccesso di atti burocratici prima dell’approvazione definitiva. Urge, insomma, una vera semplificazione”.
Cogliere le opportunità che la Sicilia può offrire
Spesso si rivolge ai giovani, auspicando che possano costruire il loro futuro in Sicilia. Cosa si può fare per evitare che le nuove generazioni continuino ad andare via?
“Il panorama è complesso e occorre distinguere, capire cioè a quali giovani si fa riferimento: i professionisti, a cominciare dai medici, formatisi nelle Università siciliane che scelgono di trasferirsi al Nord per trovarvi più opportunità e migliori trattamenti economici, oppure a quei ragazzi non intenzionati a lavorare, per esempio nell’agricoltura, che preferiscono andare a fare i camerieri a Londra? Le politiche che si possono attivare sono diverse. Tra queste una, approvata nella passata legislatura, è finalizzata ad aiutare le imprese ad assumere giovani coprendo una parte significativa dei costi anche durante i primi dodici mesi di prova. Su questa formula si innesta un Disegno di legge, da me depositato, riguardante i giovani professionisti. Si tratta di una normativa finalizzata a coprire parte delle spese dei 18 mesi del loro tirocinio. Credo che questo Disegno di legge possa essere approvato in tempi ragionevolmente brevi in questa legislatura. Allocare risorse a sostegno dei giovani genera un circolo virtuoso: trattenerli significa creare nuovi indotti economici, non solo legati ad attività qualificate ma anche a settori come agricoltura ed edilizia. È vero che molti continuano a lasciare la Sicilia, ma cresce il numero di quelli che sull’Isola vogliono scommettere, evitando l’illusione esterofila di stipendi magari più alti di quelli che si praticano qui, ma che molto spesso si rivelano lo stesso del tutto inadeguati a sostenere l’alto costo della vita che si registra in realtà lontane. Dobbiamo essere capaci di guardare in casa nostra: la Sicilia è una terra piena di opportunità, che si possono cogliere attingendo sia a misure regionali sia nazionali”.

Fondazione Federico II: offerta di qualità e ricadute positive per l’economia isolana
Da trent’anni la Fondazione Federico II è ente strumentale dell’Ars. Quali sono le strategie per valorizzare il patrimonio culturale in Sicilia?
“L’offerta di mostre allestita dalla Fondazione si distingue per l’alta qualità. Mi riferisco alle due principali del 2025, cioè quelle su Pablo Picasso e il grande fotografo Elliott Erwitt, conclusa a inizio gennaio, e all’attuale esposizione sui ‘Tesori impressionisti’, con oltre novanta opere, tra cui capolavori di Monet, Renoir, Courbet e altri. Eventi che segnano un momento particolarmente positivo nell’economia della Fondazione, il cui ultimo bilancio si è chiuso con un attivo di un milione e 850.000 euro. Una performance generata da un’attenta modulazione del costo dei biglietti, differenziato tra bambini, scolaresche e adulti, che ha favorito un incremento di incassi. Tutto ciò conferma il funzionamento del binomio cultura-economia, molto apprezzato anche da parte del board della Pinacoteca di Brera. Vorrei ricordare che fino al 30 aprile negli appartamenti del Palazzo Reale viene esposto il Cristo Portacroce Giustiniani, capolavoro di Michelangelo caratterizzato da una venatura nera sul volto che indusse il geniale scultore a non completare l’opera. Vi anticipo, infine, che nel 2027 è già programmata una grande mostra dedicata al genio di Caravaggio, prevista nel 2027, frutto della collaborazione con il ministero della Cultura e con altre importanti fondazioni”.
Su quali altri campi sta lavorando la Fondazione?
“Uno strategico è quello delle borse di studio. Abbiamo recuperato delle risorse per istituire un fondo per finanziarle, disciplinato da un regolamento. La Fondazione ha indetto, infatti, un bando di concorso per l’assegnazione di settanta di questi sostegni economici, da mille euro ciascuno, a studenti di scuole superiori siciliane che nel 2025 abbiano conseguito un punteggio di almeno 90/100 agli esami di maturità. Stiamo anche spingendo sul fronte dell’inclusione sociale. Si pensi, per esempio agli stage formativi e alle collaborazioni nella gestione dei flussi turistici a Palazzo Reale per ragazzi speciali che già da un anno lavorano con noi. Lo scopo è valorizzare le loro competenze in un contesto culturale di rilievo. Nel 2025 abbiamo coinvolto quattro ragazzi e l’auspicio è fare lo stesso quest’anno. Crediamo sia un atto di civiltà e umanità da parte di un ente pubblico e spero che anche altre amministrazioni possano seguire questo modello”.

