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Regione, manovra smembrata con “metodo barbaro”: maggioranza di nuovo allo sbando

Regione, manovra smembrata con “metodo barbaro”: maggioranza di nuovo allo sbando
Gaetano Galvagno

Finanziaria stralciata “con un metodo barbaro”, dice il presidente dell’Ars Galvagno, che fino all’ultimo ha cercato di trovare la quadra

La sessione di lavori più lunga e faticosa per l’approvazione della finanziaria non si è tenuta entro le mura di Sala d’Ercole ma fuori, tra gli uffici dei gruppi, in Presidenza in Sala lettura. Ventiquattro lunghissime ore senza che la deputazione regionale sia riuscita a riprendere i lavori d’Aula. Dalla sospensione di venerdì, pochi minuti prima delle 18 per una conferenza dei capigruppo ed un rapido panino, Sala d’Ercole non è riuscita a ripartire. Per tre volte, fino alle tre di notte, la presidenza di turno ha rinviato fino a concedere qualche ora di riposo e ripartire a mezzogiorno. Ma alle 12 non c’era ancora alcun accordo e tanti motivi di contrasto, e la ripresa dei lavori è stata rinviata di due ore in due ore fino alle 18. La finanziaria è stata infine, in qualche modo stralciata. “Con un metodo barbaro”, dice il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno che fino all’ultimo ha cercato di trovare la quadra tenendo conto della stanchezza dei deputati e del governo e tenendo fede al filo sottile che ha diviso le ultime residue norme in discussione da quelle stralciate. La finanziaria prodotta da Palazzo d’Orleans ha visto l’approvazione delle norme manifesto, ma per il resto è stato un barbaro massacro.

Ore 3:03, Galvagno: “Questa sintesi non si è assolutamente raggiunta”

“Malgrado i ripetuti confronti, abbiamo provato in tutte le maniere a trovare una sintesi; questa sintesi non si è assolutamente raggiunta, pertanto mi dispiace per tutti coloro i quali hanno aspettato; la seduta è rinviata per domani alle ore 12”. Così Gaetano Galvagno alle tre di notte, dopo le prime nove ore di discussioni dietro le quinte di Sala d’Ercole che seguivano già altri incontri ed incessanti tentativi della Presidenza dell’Ars di trovare la fatidica sintesi. Infine, malgrado la decisione della presidenza dell’Ars sia stata quella di operare un “freddo taglio” di buona parte della manovra, ben oltre il 50%, il ritorno in Aula ha evidenziato le perduranti tensioni che hanno condotto perfino ad una richiesta di voto segreto su un comma che, puntualmente, ha visto una opposizione accresciuta a 30 voti ed una maggioranza con soli 17 voti.

Giambona (Pd): “Maggioranza allo sbando”

“L’andamento della finanziaria regionale certifica, giorno dopo giorno, quella che è nei fatti la vera approvazione della mozione di sfiducia al governo Schifani”. Così Mario Giambona, vice capogruppo del Partito Democratico all’Ars commentando nel corso della giornata l’evidente impossibilità della maggioranza di riuscire a trovare compattezza senza temere il voto segreto. “Una maggioranza allo sbando – dice Giambona – senza coordinamento, senza dialogo interno e senza alcuna visione politica”. La maggioranza, che aveva prodotto un disegno di legge di stabilità di 134 articoli su un testo di soli 28 come deliberato dalla giunta, non ha saputo né potuto difendere tutte le norme che c’erano dentro e lo sfoltimento annunciato dal presidente Galvagno all’una di notte ha visto resistere soli 23 articoli. Tutto il resto, al netto delle poche norme approvate nei primi tre giorni di lavori, è stato stralciato.

Saltano i nervi a Forza Italia, con Caruso all’Ars in contrasto con Galvagno

L’impossibilità di trovare la sintesi, tradotto in termini, è l’impossibilità di raggiungere un accordo che non scontenti in modo particolare nessuno dei gruppi. La tensione, che è maturata tra le file della maggioranza, si è poi trasferita sulle presunte responsabilità dell’opposizione “poco collaborativa”. In Aula non è mancato molto prima che i nervi saltassero. Il fiammifero era rimasto nelle mani di Gaetano Galvagno, che ha dovuto andar giù di mannaia, ma questo taglio drastico non ha migliorato il clima malgrado l’impegno assunto dallo stesso presidente dell’Assemblea di due disegni di legge stralcio che a gennaio verranno calendarizzati con carattere di urgenza così da riportare in Aula al più presto tutte le norme e gli emendamenti tagliati fuori. In Sala governo, a Palazzo dei Normanni, è giunto ad un certo punto anche il coordinatore regionale di Forza Italia rilasciando poi dichiarazioni che hanno innescato ancora più tensione tra i banchi delle opposizioni.

Catanzaro (Pd): “Alcuni assessori che ‘giocano’ all’interno dei gruppi”

“C’é un gioco che sta continuando ad aggirarsi, di alcuni assessori che giocano all’interno dei gruppi, e questa cosa non fa bene al Parlamento”, dice il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro intervenendo in aula e dopo aver risposto alle dichiarazioni di Marcello Caruso. Sull’intervento del segretario particolare del presidente della Regione, nonché coordinatore regionale del partito, anche Nuccio Di Paola è intervenuto respingendo al mittente “con fermezza e con sdegno” le accuse che vedrebbero adesso Pd e M5s autori di giochi di palazzo che hanno messo in difficoltà la maggioranza. Tutti gli scambi, dentro e fuori Sala d’Ercole, vanno in scena a quattro ore dalla chiusura della scadenza dei 45 giorni di tempo per approvare la finanziaria recepita dall’Assemblea regionale.

Schifani: “Sistema amministrativo e parlamentare farraginoso”

Dopo gli auguri al Quirinale, e quelli a Palermo cui il presidente della Regione ha preso parte, gli assessori ed i deputati rimasti chiusi nel Parlamento siciliano sono apparsi in vari casi molto provati. Barbe non rasate, capelli e trucco smarriti, stanchezza anche sul piano della concentrazione. Non è arrivato, o non ha sortito alcun effetto, il messaggio lanciato da Renato Schifani davanti la platea di Forza Italia radunata all’Hotel Astoria: “Se c’é una cosa che non manca in questo momento sono le risorse finanziarie. Il tema è spenderle, perché c’é un sistema farraginoso, amministrativo e a volte anche parlamentare”.

La versione non edulcorata della pillola

Il diplomatico “sistema farraginoso” di Renato Schifani, che pare non riuscire a far comprendere ai deputati di maggioranza che la premura non pagherà ma rischierà di pregiudicare i restanti due anni di legislatura, è forse una versione edulcorata della pillola. La versione più difficile da mandare giù è probabilmente la sintesi del deputato dem Mario Giambona: “La cosa più grave è che tra i banchi della maggioranza e all’interno del governo regionale non si intravede alcun raccordo istituzionale. Ognuno va per conto proprio, senza una regia politica, mentre il Pd e le altre opposizioni portano avanti le proprie battaglie in un’Aula immersa nella confusione totale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’incertezza regna sovrana e, come sempre, a pagare saranno i siciliani”.

La manovra delle riscritture fino all’ultimo

Per tagliare drasticamente ogni rischio di scivolare oltre la mezzanotte, quindi oltre il quarantacinquesimo giorno, in accordo con la presidenza di Gaetano Galvagno è stato deciso di stoppare gli interventi in aula dopo le otto di sera e procedere direttamente a votazione articolo per articolo. Ma anche questo è risultato pressoché impossibile. Dopo 45 giorni, Sala d’Ercole avrebbe dovuto affrontare la questione Siciliacque, cui la finanziaria intendeva concedere ancora risorse pubbliche – 20 milioni di euro – ha fatto saltare i nervi al moderato e silenzioso Angelo Cambiano del Movimento 5 Stelle che ha urlato il quesito: “Noi a chi li diamo questi venti milioni di euro, perché noi non possiamo dare risorse pubbliche ai privati”. E Siciliacque, afferma Cambiano, “è al 75% privata”. In tre anni a Siciliacque, secondo il deputato Cinque stelle che ha ripreso i dati precedenti, la Regione ha dato 50 milioni di euro “ senza sapere quanti ne ha restituito”.

La maggioranza fa, la maggioranza disfa

La manovra finanziaria, “coraggiosa” secondo l’assessore Alessandro Dagnino, “corposa” secondo altri, ha raggiunto e superato – anche se per breve tempo – la soglia di 1,3 miliardi di euro. Con l’abbandono dell’aula della Commissione Bilancio da parte delle opposizioni, l’ultima sera prima che la seconda commissione trasmettesse a Sala d’Ercole il testo licenziato, si era alzato il sipario su un testo di cui si stava perdendo un po’ il controllo. Questo è stato in qualche modo certificato da Gaetano Galvagno, che a Sala d’Ercole ha chiarito l’iter per i due maxi ddl stralcio di gennaio: gli emendamenti che non erano stati esaminati dalle commissioni di merito dovranno fare questo passaggio. Perché in manovra era finito dentro anche ciò che, in teoria, a Sala d’Ercole non poteva giungere. La stessa maggioranza che aveva prodotto un testo così ampio e variegato, al momento della prova dell’Aula non ha retto – per disaccordi interni – la sfida del voto segreto lanciato dall’opposizione ed ha infine ceduto ad un inevitabile stralcio a mannaia. Su 70 deputati regionali, però, l’opposizione ne ha soltanto 23.

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