La parifica parziale del rendiconto 2020 ha dato effettivo via libera ai procedimenti di parifica per gli anni successivi, e già nelle prossime settimane – presumibilmente a marzo – alla Corte dei Conti l’assessore regionale all’Economia tornerà in udienza per il rendiconto del 2021. L’impegno assunto dalla presidente della Sezione controllo della Corte dei conti, Maria Aronica, e dalla Regione siciliana che ha lavorato senza sosta sul riordino dei conti per raggiungere l’obiettivo di svincolamento dell’avanzo da 2,3 miliardi di euro, parrebbe quindi raggiungibile entro la sosta estiva di agosto. La parifica del rendiconto 2021 della Regione siciliana, qualora raggiunta con dispositivo favorevole della Corte dei conti già a marzo, consentirebbe di mantenere valida la road map con passo successivo la parifica del rendiconto 2022 a maggio e successivi a seguire. Se non fosse luglio il mese della parifica 2024, al massimo si potrebbe rinviare a settembre l’udienza ma entro la fine dell’anno la Regione Siciliana potrebbe finalmente contare sul tesoro di avanzo utile per la legge di stabilità triennale 2027-2030. Si tratterebbe quindi di un avanzo utile di 2,3 miliardi di euro, cui si andrebbero ad aggiungere ulteriori – eventuali – segni positivi per l’annualità 2025.
Governo Schifani, Dagnino e il nodo Forza Italia
Sullo sfondo della questione parifiche per il governo Schifani, che ha assunto l’onere di rimettere a posto le cose anche per annualità di rendicontazione relative al precedente governo, guidato da Nello Musumeci, c’è l’attrito politico in maggioranza ed in particolare in casa del presidente Renato Schifani: Forza Italia.
Alessandro Dagnino, professione avvocato, già legale difensore della Regione Siciliana nella fase di avvio del lavoro per il raggiungimento delle parifiche pregresse ed accantonate a seguito di un giudizio avverso che aveva in parte immobilizzato i conti regionali, ha un mandato chiaro ed ineludibile conferito da Renato Schifani che riguarda proprio le parifiche. Il tecnico voluto dal presidente della Regione Siciliana è quindi al momento blindato dal compito avviato da avvocato e poi condotto da assessore nonché consulente giuridico di se stesso, essendo Dagnino il maggior conoscitore della materia ed avendo istruito in prima persona il ricorso con cui la Regione aveva impugnato la decisione della Corte dei conti sul rendiconto 2020. Prima che il lavoro sia stato compiuto, difficilmente un esponente di Forza Italia potrà ambire alla delega assessoriale all’Economia attualmente affidata all’avvocato Dagnino. Peraltro, si configurerebbe il rischio che l’eventuale delega assessoriale, qualora non più in mano a Dagnino, potrebbe costituire un motivo di incompatibilità per l’avvocato poter riprendere in mano il fascicolo seguito fino al giorno prima in qualità di assessore.
Un rischio che la Regione, in tutta evidenza, non intende correre cambiando la cosiddetta squadra che vince. Tanto più se i risultati sono stati fin qui anche al di là di ottimistici pronostici. Dagnino aveva infatti impugnato la decisione della Corte dei conti dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale, presso la Sezioni riunite in speciale composizione, a Roma. In quella sede aveva ottenuto ciò che l’attuale assessore, al tempo avvocato della Regione, definì come “un precedente che ha cambiato il giudizio di parifica in tuta Italia”.
Al nostro giornale, l’assessore aveva già spiegato che, a seguito dell’impugnativa, “il ricorso fu avocato dal presidente della Corte dei conti e stante la portata generalizzata delle questioni dedotte nel giudizio si decise di formulare una decisione nomofilattica per sciogliere i nodi posti con il motivo del ricorso e che in relazione alla questione del contraddittorio erano già stati accolti sul ricorso per il 2021”. Una medaglia al merito professionale, che Alessandro Dagnino aveva già appeso alla parete come “una cosa veramente di grande portata”.
Corte dei conti e rendiconti 2021-2024: le tappe intermedie
Il riassunto delle puntate precedenti, qualora fosse una fiction che tiene incollati allo schermo gli spettatori, vede la parifica del rendiconto 2020 conclusa con un annullamento del giudizio di parifica senza rinvio e quella relativa al rendiconto 2021 conclusa con un annullamento con rinvio. Nell’ultimo episodio, con l’udienza del 4 febbraio, il rendiconto 2020 ha ottenuto una parifica parziale, dando così il via ai procedimenti di parifica per i rendiconti degli anni successivi.
Il traguardo della parifica sul rendiconto del 2024, che coronerebbe il sogno economico di poter impegnare gli oltre due miliardi di euro di avanzo, passa comunque attraverso dei traguardi intermedi. Se la Corte dei conti parifica il rendiconto 2022, che nullaosta sul 2021 a marzo dovrebbe andare in decisione già a maggio, la Regione Siciliana avrà liberi e subito 280 milioni di euro. Stessa cifra e procedura se prima dell’estate la Corte deciderà favorevolmente sulla parifica del rendiconto 2023 che conta altri 280 milioni.
Quindi, come confermato da Dagnino, sarebbero già circa 560 milioni liberi per impegni di spesa in finanziaria. In tal caso si piangerebbe con un solo occhio se la parifica del rendiconto 2024 dovesse arrivare dopo agosto. Settembre, nei limiti del possibile e Corte dei conti permettendo, è un limite da cercare di non raggiungere, considerati i tempi previsti poi tra passaggio in giunta, commissione parlamentare ed approvazione in Aula per una variazione di bilancio che faccia i conti sui fatidici due miliardi di euro di avanzo.
“Le iniziative assunte dall’Amministrazione in linea con il ripristino della legalità della gestione finanziaria”
Per la parifica parziale del rendiconto 2020 della Regione, la sintesi della memoria depositata dalla Procura generale presso la sezione d’Appello della Corte dei conti siciliana è stata esposta all’udienza del 4 febbraio dal presidente Romeo Palma. Il presidente della Procura generale ha posto in quell’occasione l’attenzione su due specifici aspetti esposti alla Corte. Uno di questi è stato la condizione di “irregolarità delle evidenze contabili del rendiconto 2020”, così già deliberate nel 2022, “cui vanno accomunate anche quelle ulteriori evidenze contabili che sono risultate irregolari dopo il rinvio operato da questo Collegio alla Corte costituzionale che ha confermato i profili di incostituzionalità delle norme impugnate”.
Fattispecie che ha determinato “l’irregolarità delle iniziative contabili e gestionali adottate vigente la norma cassata”. Altro aspetto su cui il presidente Palma ha posto particolare riguardo è stato la presa d’atto che “la Regione siciliana ha effettuato medio tempore e prima dell’odierna adunanza successivi interventi di legge, ovvero contabili o gestionali, volti ad implementare correzioni, anche nel senso indicato”. Il governo Schifani si era insediato alla fine del 2022 alla Regione Siciliana, ereditando le controversie contabili relative ai rendiconti 2020 e 2021, infine la rendicontazione dell’annualità 2022. Per quest’ultima – al tempo assessore regionale all’Economia era l’attuale eurodeputato Marco Falcone – al governo Schifani era dato compito di chiudere il rendiconto di un anno amministrato dal governo guidato da Nello Musumeci. In corso d’opera, e conseguentemente ai rilievi delle decisioni assunte dalla Corte dei conti e poi anche dalla Corte costituzionale, la Regione Siciliana ha dovuto “rimettere a posto i conti” per raggiungere anche solo la possibilità di parifiche per le annualità che andavano dal 2020 all’attuale ultimo rendiconto riferito al 2024.
Memoria Dagnino e richiesta di parifica con riserva
Il 26 gennaio, l’assessore Alessandro Dagnino ed il team legale che assiste la Regione siciliana, ha depositato una memoria chiedendo che sia resa da parte del Collegio una pronuncia di “parifica con riserva, con sospensione per l’analisi delle questioni pendenti in altri giudizi”. La Procura generale ha comunque chiesto in udienza a febbraio di confermare le non regolarità per l’anno 2020 delle voci già contestate. “Tuttavia – ha affermato il presidente della Procura generale in udienza – occorre prendere atto che alla declaratoria di incostituzionalità delle norme impugnate è seguita l’iniziativa della Regione siciliana di riallineare le evidenze contabili del rendiconto 2020 alla disciplina della quale era stata censurata la violazione, e che le iniziative assunte in ottemperanza ai giudicati costituzionali appaiono in linea con il ripristino della legalità della gestione finanziaria originariamente irregolare”.
La Procura generale quindi, nella persona del presidente Romeo Palma, apprezza il lavoro fatto dalla Regione Siciliana che nel frattempo non è rimasta con le mani in mano ed ha lavorato alla propria contabilità con una chiara correzione degli errori rilevati.
Rilievi della Corte dei conti e voci non conformi
Il 29 gennaio, pochi giorni prima dell’udienza che ha reso la parifica parziale del rendiconto 2020 – partito da un annullamento del giudizio di parifica senza rinvio – liberando il percorso alle parifiche dei rendiconti per le successive annualità, il ragioniere generale della Regione Siciliana Ignazio Tozzo era stato nominato segretario generale della Regione. Alessandro Dagnino, assessore all’Economia, aveva in quell’occasione rivolto a Tozzo “vivo e sincero ringraziamento per la grande professionalità con cui ha svolto il suo lavoro alla guida della Ragioneria generale” perché il suo impegno “ha contribuito in modo determinante al risanamento dei conti della Regione, al rafforzamento della solidità finanziaria dell’ente, all’efficientamento della macchina contabile regionale”.
La parifica parziale del rendiconto 2020 lascia alcune voci non conformi, secondo il giudizio della Corte dei conti, tra le quali “lo stanziamento per il complessivo importo di euro 1.634.375.715,41 in luogo di euro 461.889.971,86, come quantificato in parte motiva”, un capitolo di spesa “recante l’impegno e il pagamento dell’importo di euro 29.000.000,00 in quanto inserito nel perimetro sanitario e non finalizzato al finanziamento dei Lea”, ulteriori 29 milioni di euro riconducibili al Fondo sanitario ed un risultato di amministrazione che non registrava a disavanzo oltre cento milioni di euro. Premesso quanto deciso dalla presidente Maria Rachele Anita Aronica e dal magistrato relatore Gioacchino Alessandro il 4 febbraio, la Regione Siciliana può comunque procedere con le successive richieste di parifica dei propri conti.

