Incardinato il nuovo testo del disegno di legge per la riforma della dirigenza regionale, la discussione generale ha visto una partenza fiacca, con Sala d’Ercole partecipata da circa un terzo della deputazione regionale. Si tratta di un ulteriore tentativo di riordinare le fasce dirigenziali, introdurre nuovi dirigenti tra i quali poter selezionare e superare l’impasse delle nomine a turnover tra le poltrone sulle quali si avvicendano sempre le stesse figure.
Dirigenti che ruotano ma che, alla resa dei conti, entro pochi anni andranno in pensione lasciando anche un vuoto importante nelle funzioni pubbliche. Il presidente della Regione aveva rinunciato, al termine dell’ultimo tentativo fermatosi in Commissione affari istituzionali, alla pretesa fascia unica con cui il parterre di potenziali nuovi dirigenti si sarebbe sensibilmente allargato. Dopo circa due anni e mezzo dall’avvio dell’iter legislativo regionale, il testo del disegno di legge incardinato a Sala d’Ercole è stato adesso adeguato ai principi normativi nazionali.
Superare la terza fascia transitoria
L’obiettivo, ancora oggi perseguito, è quello del superamento della terza fascia transitoria. Da settembre del 2024 all’Ars circola quindi questo tentativo di riforma che però non ha trovato sostegno in maggioranza, soluzioni giuridiche al sicuro da eventuali impugnative, spazio e tempo in Aula per l’incardinamento.
Quanto approdato martedì a Sala d’Ercole ha comunque mantenuto l’impianto della fascia dirigenziale unica voluta e disegnata dal governo della Regione Siciliana. Quello della riforma della dirigenza regionale è un parto travagliato che ha subito varie minacce di aborto. Un anno dopo l’avvio dei lavori in prima Commissione il testo del disegno di legge era pronto, ma a marzo dell’anno in corso era stato malamente respinto dall’Assemblea che lo aveva ricacciato in commissione per approfondimenti.
Un modo come un altro per dire che se non tornava indietro veniva bocciato e si sarebbe dovuto rifare tutto d’accapo. Quando Renato Schifani ha accettato l’impossibilità di procedere con l’idea della fascia unica, in Commissione si è intrapresa la via della doppia fascia seguendo anche le valutazioni delle sigle sindacali ed in generale degli auditi in Affari istituzionali.
La soluzione era stata quindi quella che avrebbe uniformato la Sicilia al modello adottato da molte regioni italiane, ma le difficoltà non sono comunque venute meno. In una sorta di corsa legislativa tra governo nazionale e governo regionale, tra parlamento romano e parlamento siciliano, ha visto il sorpasso capitolino, quindi nazionale, con la riforma Zangrillo che è arrivata prima del ritorno in Aula della riforma seguita dal presidente della Commissione Affari istituzionali Ignazio Abbate. La normativa statale ha così costretto la commissione ad ulteriore modifica, approvata all’unanimità.
Quanto incardinato in Assemblea regionale è quindi adesso un testo composto da otto norme inclusa quella conclusiva, nel quale si propone un unico ruolo dirigenziale suddiviso in due fasce di appartenenza. Rimane invariato il metodo “corso-concorso” già a suo tempo illustrato dal relatore democristiano Ignazio Abbate, assente in questo avvio di discussione generale in Aula.
Il metodo dovrebbe garantire che anche giovani, con minore anzianità di servizio, possano partecipare alle stesse selezioni contribuendo così ad uno svecchiamento progressivo della classe dirigente regionale. Il giovane dirigente vincitore del corso-concorso andrà quindi alla scuola nazionale dell’amministrazione per ricevere una adeguata formazione professionale che lo prepari a ricoprire la funzione. Il ddl su questo aspetto ammette la possibilità che una volta approvata la legge, in corso di attuazione, la Regione Siciliana possa optare anche per una Università siciliana in alternativa all’alta scuola di formazione della capitale.
Dalla fotografia licenziata in disegno di legge dalla Commissione, la terza fascia verrebbe aggregata alla seconda che si comporrebbe così di 627 dirigenti mentre sarebbero 33 i dirigenti regionali di prima fascia. Il 30% dei dirigenti della seconda fascia verrebbero acquisiti mediante concorso pubblico che la Regione dovrebbe subito bandire all’entrata in vigore della riforma.
Martedì prossimo i lavori decisivi a Sala d’Ercole
Sala d’Ercole si è data appuntamento a martedì prossimo per dare il via ai lavori entrando nel vivo di una discussione che a quella data avrà possibilmente più deputati presenti in aula ed anche gli emendamento al testo. La scadenza per la presentazione di emendamenti è fissata a venerdì, ma già ieri ne è stato annunciato uno dai banchi dell’opposizione.
Per il deputato Alessandro De Leo, del gruppo Controcorrente, il limite del 30% da concorso pubblico è una quota troppo bassa e la proposta è di arrivare almeno al 50% dei nuovi dirigenti di seconda fascia arruolati mediante concorso pubblico ed il restante 50% secondo i requisiti di anzianità e ruolo dalla terza fascia. Il ritorno in Aula della riforma della dirigenza segna comunque un punto di valutazione del rapporto interno tra le forze di maggioranza.
A marzo era stato facile per l’opposizione rinviare il ddl in Commissione. Adesso, tra una variazione di bilancio ed una finanziaria in valutazione del governo, la riforma potrebbe consentire agli addetti ai lavori di contare con maggiore precisione i deputati dell’uno e dell’altro schieramento.
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