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Regolamento Ars, Galvagno: “Il problema non è solo il voto segreto”

Regolamento Ars, Galvagno: “Il problema non è solo il voto segreto”

Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana a tal proposito sottolinea: “Ci sono diverse proposte che personalmente vorrei portare avanti ma è l’Assemblea che deve scegliere e avere la responsabilità. Non è più tempo di giocare e per fare ostruzionismo”

Non c’è solo il voto segreto che alcuni vorrebbero abolire all’Ars ed altri intendono tutelare. “Sul voto segreto ci sono diverse proposte, che io personalmente vorrei portare avanti; poi è sempre l’Aula che si determinerà”. Così il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno a margine dell’evento organizzato a Caltagirone da Cateno De Luca al quale, oltre al seggio più alto di Sala d’Ercole, hanno partecipato vari esponenti dei partiti. Il coordinatore regionale di Italia Viva, Davide Faraone, dal palco di Ti amo Sicilia ha lanciato la proposta all’attuale maggioranza di abolire lo strumento del voto segreto all’Ars prima di terminare la legislatura. Faraone ha proposto una scelta coraggiosa “che si ritroverà poi chiunque verrà eletto” nel 2027.

Divergenze nell’opposizione

Alla proposta ha subito obiettato Nuccio Di Paola, coordinatore del Movimento 5 Stelle siciliano, sostenendo la legittimità dello strumento e le ragioni delle difficoltà che il voto segreto pone all’Assemblea in cui la maggioranza ha numeri tali da non dover temere il ricorso a questo genere di votazione.

Nei fatti, se l’opposizione chiede e trova appoggio per un voto segreto, l’esito negativo non lo si può attribuire agli attuali 23 deputati di opposizione sui 70 di deputazione regionale. Anche al netto dei deputati assessori e di qualche giustificata assenza. L’abolizione, o riduzione drastica di applicazione, appare al momento una questione cogente per l’attuale maggioranza di governo tra i cui banchi all’Ars siedono svariati franchi tiratori pronti ad infliggersi colpi talvolta anche all’interno di uno stesso gruppo parlamentare.

Diverse esperienze, idee comuni per l’Ars

In occasione della visita a Palermo del segretario nazionale di Forza Italia, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal palco del Teatro Politeama il presidente della Regione ha sommariamente messo in fila i risultati dei primi tre anni di governo trovando poi spazio per alcuni limiti che sono stati imposti da Sala d’Ercole mediante voto segreto.

Ma Renato Schifani non ha indicato lo strumento parlamentare siciliano quale unico problema da risolvere. Anzi, il governatore – già presidente del Senato – ha accennato ad un pacchetto di modifiche al regolamento parlamentare che avrebbe in mente. Modifiche che pare avere in mente anche il presidente dell’Ars, che già in passato aveva fatto riferimento al Parlamento europeo quale metro di paragone per un regolamento che rende più efficace l’attività parlamentare.

Oltre il voto segreto

Schifani, ex seconda carica dello Stato, e Galvagno che l’Europarlamento lo frequenta da esponente del Comitato delle Regioni, pare abbiano condiviso un quadro di modifiche da apportare al Parlamento più antico d’Europa che gode di uno statuto ed un regolamento sensibilmente diverso da quello di tutte le altre Regioni d’Italia. “Non è solo il voto segreto il problema dell’Assemblea Regionale Siciliana”, dice infatti Gaetano Galvagno.

L’ostruzionismo dei deputati secondo regolamento

“Chi non conosce l’Ars ritiene che è solo il voto segreto; no”, prosegue il presidente entrando nel merito delle proprie idee: “Il voto segreto secondo me è la massima trasparenza che si può dare rispetto all’azione ed alle scelte che ogni deputato volta per volta fa. Poi ci sono dei problemi relativi all’ostruzionismo, che può essere – anche ai sensi del regolamento vigente – quello di intervenire per dichiarazione di voto per ogni singolo emendamento, che è una follia. Pensate voi su settanta deputati se in astratto ognuno volesse intervenire ogni volta su ogni singolo emendamento dopo aver fatto anche una discussione generale di tre o quattro sedute. Sarebbero 210 minuti a singolo emendamento. Significa che l’assemblea sarebbe sempre ostaggio di quella che potrebbe essere questa eventualità”.

La responsabilità dell’Assemblea che deve scegliere

La visione del lavoro parlamentare che ha Gaetano Galvagno è semplice e diretta: “L’Assemblea deve scegliere. Deve avere la responsabilità delle scelte. C’é un momento per la discussione generale, ci deve essere un momento per poter votare. Poi la maggioranza può andare sopra, può andare sotto, può essere votato un emendamento, un articolo, favorevolmente o può essere bocciato ed allora si fa una riflessione di natura politica, ma bisogna scegliere. Non c’é più tempo per giocare, non c’é più tempo di fare questo genere di ostruzionismo che poi non serve assolutamente a nessuno”.

Discussione generale con time out

Galvagno suggerisce la separazione delle fasi a Sala d’Ercole: “Una delle proposte, ad esempio sulla legge di stabilità che è il documento più importante che l’Assemblea vota, è che mantenendo i 45 giorni previsti per la sessione si possono destinare gli ultimi 5 giorni solo alle votazioni. Ovvero, per 40 giorni parliamo, disquisiamo, per 40 giorni confrontiamoci ma poi se non si arriva a votare entro i 40 giorni si comincia a votare”.

Galvagno: “Non bisogna avere paura delle proprie scelte”

Un tempo massimo quindi, quello suggerito da Galvagno, per discussione generale sul disegno di legge e per interventi sulle singole norme ed emendamenti, esaurito il quale una ghigliottina regolamentare chiude la discussione imponendo la votazione qualunque cosa accada. “Stanno facendo un favore a noi oppure facciamo un favore ai siciliani di votare e di portare avanti in maniera responsabile le iniziative? La gente vuole che noi prendiamo posizione”, dice il presidente ricordando il ddl Enti locali che si discuterà oggi (20 gennaio) all’Ars e che da oltre un anno non riesce a vedere la luce: “L’Assemblea deve decidere, e poi eventualmente verrà giudicata dagli elettori, questo è il tema. Non bisogna avere paura delle proprie scelte, sennò fai altro nella vita, non fai il deputato regionale”.

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