Home » Province » Catania » Rete idrica, è ancora braccio di ferro Ati-Sie. Scadenza il 31 marzo e fondi Pnrr a rischio

Rete idrica, è ancora braccio di ferro Ati-Sie. Scadenza il 31 marzo e fondi Pnrr a rischio

Rete idrica, è ancora braccio di ferro Ati-Sie. Scadenza il 31 marzo e fondi Pnrr a rischio

Le divergenze tra i due enti persistono mentre il Mit, che già ha “congelato” la revoca del finanziamento, attende i ragguagli indispensabili per una proroga

CATANIA – Mancano meno di cinquanta giorni alla scadenza dei termini per impiegare le risorse del Pnrr assegnate dal ministero delle Infrastrutture all’Assemblea territoriale idrica (Ati) di Catania per ridurre le perdite nelle reti della provincia. A occuparsi dei lavori, nella veste di gestore unico del servizio nella provincia, sarebbe Servizi idrici etnei (Sie). Tra la società (che ha natura mista essendo per il 51 per cento in mano a Città metropolitana e Comuni e per il 49 per cento a Hydro Catania, impresa quest’ultima che ha al proprio interno sia privati come le famiglie Cassar, Virlinzi e Zappalà che partecipate pubbliche come Ama, Acoset, Sidra), e l’Ati da tempo va avanti un braccio di ferro che nei mesi scorsi in più di un’occasione ha visto mettere a rischio l’utilizzabilità dei fondi.

Piano d’ambito, tariffe e requisiti per i fondi Pnrr

La disputa riguarda l’assenza di un piano d’ambito aggiornato con annesso piano economico-finanziario, oltre alla mancata approvazione della nuova manovra tariffaria. Per Sie si tratta di condizioni imprescindibili per poter disporre dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, senza rischiare che il ministero delle Infrastrutture, al momento della rendicontazione o anche nel corso dei lavori, possa contestare l’assenza dei requisiti al gestore unico. Secondo l’Assemblea territoriale idrica, tali timori sarebbero del tutto ingiustificati. Il presidente dell’Ati, il sindaco di Adrano Fabio Mancuso, ha più volte sottolineato come l’ente di cui fanno parte i 58 sindaci della provincia è pronto a coprire la parte residuale dei lavori non coperti da finanziamento e al contempo ha ricordato che la situazione di Sie, nel rapporto con l’Ati per ciò che riguarda il piano d’ambito e i documenti a esso connessi, fosse la stessa anche nel momento in cui il ministero ha inserito la società amministrata da Cassar nell’elenco dei soggetti che avrebbero eseguito i progetti da finanziare con il Pnrr. In altre parole: se un problema di requisiti ci fosse stato, sarebbe già emerso a suo tempo.

Ministero delle Infrastrutture e rischio revoca finanziamento

Tra i due litiganti, a fare da spettatore interessato c’è il ministero guidato da Matteo Salvini. A fine 2025 a Roma era stato avviato l’iter per la revoca del finanziamento, in quanto la prospettiva di completare i lavori entro fine marzo era vista come un evento altamente improbabile. La procedura, tuttavia, è stata archiviata a inizio 2026 su richiesta di ambedue le parti: tanto l’Ati quanto la Sie hanno chiesto di aspettare, anche perché – stando a quanto è stato riportato nel provvedimento di archiviazione – erano stati compiuti importanti passi in avanti per il superamento delle criticità. Impegno che è stato apprezzato negli uffici ministeriali, aprendo la possibilità alla concessione di una proroga ma a patto di mettere in campo tutte le azioni necessarie per arrivare all’avvio dei lavori nel più breve tempo possibile.

Scadenza 31 marzo e possibile proroga

“Tenuto conto della permanenza di criticità come già note, si richiede a codesti soggetti attuatori (Ati e Sie, nda) di provvedere a notiziare di ogni avanzamento delle procedure in corso di perfezionamento, nonché degli avanzamenti attuativi relativi alla realizzazione delle opere, specificando che, in assenza di superiori determinazioni da parte degli organi competenti, resta ferma la scadenza del 31 marzo per il raggiungimento del target finale”, è l’avvertimento in una delle lettere spedite da Roma a gennaio. Con già quasi metà febbraio alle spalle è lecito chiedersi cosa sia accaduto nelle ultime settimane.

Assemblea Ati e aggiornamento piano d’ambito

Stando a quanto risulta al Quotidiano di Sicilia, di fatto non è successo nulla che già non si sia visto. Tra Ati e Sie le divergenze continuano a esserci, così come le diffide inviate dal presidente Mancuso a cui la società di Cassar risponde con la tesi di sempre: i problemi non stanno in capo a Sie ma all’Assemblea, finché non ci sarà un piano d’ambito aggiornato che chiarisca e ufficializzi quale sia il piano economico-finanziario su cui poggerà la convenzione, definendo nel dettaglio anche il montante dei lavori la cui esecuzione spetterà al gestore unico in via diretta per i prossimi tre decenni, non si può andare avanti. A meno di non rischiare di ritrovarsi il ministero a ritirare un finanziamento a lavori già avviati; evenienza questa che Sie ha tutto l’interesse di evitare.

Mentre dal portale trasparenza dell’Ati risulta che nessun provvedimento – determine o delibere – siano state firmate nel 2026, o perlomeno non sono state caricate on line, un’indiscrezione arriva in merito all’imminente indizione di una riunione dell’Assemblea. Una data ufficiale ancora non c’è, ma in molti danno per scontato che i sindaci si riuniranno entro fine mese. All’ordine del giorno ci sarà proprio l’approvazione dell’aggiornamento del piano d’ambito. Se dovesse arrivare il via libera dall’Ati bisognerà capire se i tempi rimasti prima della scadenza del Pnrr – di fatto circa trenta giorni – saranno sufficienti per portare alla concessione di una proroga. Così non fosse bisognerà dire addio al finanziamento, con il paradosso che i lavori che comunque dovranno essere effettuati saranno finanziati interamente dai cittadini tramite le bollette dell’acqua.