ROMA – Nel 2025 il sistema brevettuale italiano mostra segnali di forte vitalità, ma se si guarda alla distribuzione territoriale emerge con chiarezza un dato che riguarda la Sicilia e che merita un’analisi approfondita. Secondo il report attività brevettuali 2025 dell’Ufficio italiano brevetti e marchi e del Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Sicilia incide appena per lo 0,67% sul totale nazionale delle domande di brevetto per invenzione industriale. Si tratta della tipologia principale di brevetto, quella che tutela le innovazioni tecnologiche più rilevanti, e che nel 2025 ha rappresentato l’84% di tutte le nuove domande presentate.
Domande di brevetto in Sicilia: meno dell’1% sul totale nazionale
Questo significa che, su 11.996 domande di brevetto per invenzione industriale depositate nel 2025 a livello nazionale, meno dell’1% proviene dalla Sicilia. È un dato molto basso, soprattutto se si considera il peso demografico dell’Isola, che rappresenta circa l’8% della popolazione italiana. Il divario è quindi evidente: la capacità di trasformare ricerca, idee e innovazione in titoli di proprietà industriale risulta ancora estremamente limitata rispetto al resto del Paese.
Brevetti per modello di utilità: la Sicilia sale al 2,62% ma resta indietro
La situazione cambia leggermente se si osservano i brevetti per modello di utilità, che tutelano soluzioni tecniche migliorative e innovazioni di carattere più pratico. In questo caso la Sicilia raggiunge il 2,62% del totale nazionale. La quota è più alta rispetto a quella delle invenzioni industriali, ma resta comunque distante dalle regioni leader. Ciò indica che l’Isola mostra una maggiore propensione verso innovazioni incrementali, legate spesso a miglioramenti di prodotti esistenti, piuttosto che verso grandi innovazioni tecnologiche strutturate.
Il divario con il Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto guidano i brevetti
Il confronto con le regioni del Nord Italia rende ancora più chiaro il divario. La Lombardia, da sola, concentra il 29,71% delle domande di brevetto per invenzione industriale. Seguono il Piemonte con il 20,49% e il Veneto con l’11,31%. Anche l’Emilia-Romagna supera il 10%.
In pratica, quattro regioni del Nord raccolgono oltre il 70% delle domande nazionali per invenzione industriale.
Brevetti in Italia nel 2025: crescita delle domande e più innovazione
A livello complessivo, nel 2025 in Italia sono state depositate 14.321 nuove domande di brevetto. Il dato include le domande per invenzione industriale, i modelli di utilità, le richieste di ingresso in fase nazionale da procedura Pct – Patent cooperation treaty che permette a un inventore o a un’azienda di presentare un’unica domanda internazionale di brevetto valida in più Paesi contemporaneamente – e le nuove varietà vegetali.
Rispetto al 2024 si registra una crescita significativa: le domande per invenzione industriale aumentano del 18,2%, passando da 10.148 a 11.996, mentre i modelli di utilità crescono del 13,2%, passando da 1.830 a 2.073.
Il Mezzogiorno e il ritardo nei brevetti: Sicilia tra i casi più critici
Questa crescita indica un rafforzamento generale della propensione a brevettare in Italia. Tuttavia, la distribuzione geografica resta fortemente squilibrata. Il Mezzogiorno, nel suo complesso, mostra percentuali molto basse: oltre alla già menzionata Sicilia, la Calabria è all’1,62%, la Basilicata allo 0,23%, il Molise allo 0,15%, la Sardegna allo 0,27%. La Sicilia non è un caso isolato, ma rappresenta uno dei punti più critici del divario territoriale italiano in materia di innovazione.
Depositi brevettuali totali: oltre 32 mila pratiche all’Ufficio brevetti
Se si considera il totale dei depositi brevettuali ricevuti nel 2025 dall’Ufficio italiano brevetti e marchi, il numero sale a 32.834. Questo dato comprende, oltre alle nuove domande italiane, anche le domande internazionali Pct per cui l’Italia agisce come ufficio ricevente, le domande di brevetto europeo, i certificati di protezione complementare e soprattutto le richieste di convalida dei brevetti europei. Proprio le convalide rappresentano la quota più consistente, con 18.047 richieste.
Brevetto europeo unitario: cosa cambia per l’Italia
Negli ultimi anni le convalide dei brevetti europei sono diminuite, anche per effetto dell’introduzione del brevetto europeo con effetto unitario rilasciato dall’European patent office, che dal 2023 consente una protezione automatica in più Paesi, tra cui l’Italia, senza necessità di convalida nazionale.
Al 31 dicembre 2025 i brevetti europei con effetto unitario concessi sono stati 78.707, di cui 5.290 di origine italiana, pari al 6,7% del totale.
Titoli concessi e attività dell’Ufficio brevetti
Questo dato dimostra come, pur con forti squilibri interni, l’Italia nel suo complesso mantiene una presenza significativa nello scenario europeo dei brevetti. Il problema è che questa presenza è trainata quasi esclusivamente dalle regioni del Centro-Nord.
Nel 2025 sono stati concessi 8.577 titoli brevettuali, con una lieve riduzione del 5% rispetto al 2024. L’ufficio ha inoltre emesso oltre 27.000 provvedimenti definitivi, segno di un’attività amministrativa intensa e complessa. Le comunicazioni di rilievi ministeriali, cioè le contestazioni formali su difetti delle domande, sono state 4.215. Questo dato evidenzia quanto sia articolato il percorso che porta alla concessione di un brevetto.
Università e ricerca pubblica: crescono i brevetti accademici
Un segnale positivo arriva dal mondo accademico. Le domande di brevetto presentate da università ed enti pubblici di ricerca sono state 594 nel 2025, con un incremento del 20,7% rispetto all’anno precedente.
Le aree tecnologiche più rappresentate sono “Salute e Biomedicale”, con oltre il 33% dei brevetti accademici, seguite da “Chimica e Nuovi Materiali” e “Macchinari e Attrezzature”. Questo indica una forte concentrazione della ricerca pubblica nei settori ad alta intensità scientifica.
Innovazione e sviluppo: la sfida della Sicilia sui brevetti
In questo quadro, la Sicilia è chiamata a una riflessione profonda. I numeri mostrano che l’Isola partecipa in misura minima alla produzione brevettuale nazionale, soprattutto nella categoria più strategica delle invenzioni industriali. Le cause possono essere molteplici: minore presenza di grandi imprese innovative, minore integrazione tra università e tessuto produttivo, minori investimenti in ricerca e sviluppo.
Il confronto con il resto d’Italia non lascia spazio a dubbi: mentre il Nord consolida la propria leadership tecnologica, il Sud resta indietro. Il rischio è che il divario non sia solo economico, ma anche strutturale, legato alla capacità di generare e proteggere innovazione. I brevetti non sono semplici numeri: rappresentano investimenti, competenze, sviluppo industriale e futuro occupazionale. E su questo terreno la Sicilia ha ancora molta strada da percorrere.

