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Coronavirus, rischio più elevato di contrarlo per gli affetti da Parkinson

redazione

Coronavirus, rischio più elevato di contrarlo per gli affetti da Parkinson

giovedì 17 Settembre 2020 - 00:00
Coronavirus, rischio più elevato di contrarlo per gli affetti da Parkinson

Inattività, stress e solitudine hanno acuito i sintomi quali tremori, discinesia e ansia. La Malattia di Parkinson (MP) è una condizione neurodegenerativa che riguarda le cellule nervose del cervello che controllano il movimento.

ROMA – Al Virtual international Congress of Parkinson’s Disease and Movement Disorders 2020 si è parlato della gestione dei sintomi del Parkinson durante questo periodo fuori dal comune caratterizzato dalla pandemia di Covid-19. Il simposio della società farmaceutica Zambon, svoltosi il 12 settembre, intitolato “Sfide nella gestione dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson durante la pandemia: quali aspettative?” è stato interamente dedicato all’impatto dell’emergenza sulla vita dei pazienti e dei clinici. La Malattia di Parkinson è associata a un elevato rischio di complicanze. La maggiore vulnerabilità degli anziani e di coloro che hanno comorbilità insieme con la prevalenza della malattia di Parkinson con l’avanzare dell’età solleva timori sui rischi potenzialmente più elevati di contrarre il virus nelle persone affette da questa patologia e altri disturbi del movimento.

La Malattia di Parkinson (MP) è una condizione neurodegenerativa che riguarda le cellule nervose del cervello che controllano il movimento. I sintomi si manifestano gradualmente e progrediscono lentamente. Si tratta di una condizione debilitante, con un forte impatto sulla qualità della vita di chi ne soffre. Attualmente, si stima che riguardi l’1-2% della popolazione di età superiore ai 60 anni, per passare al 3-5% sopra gli 85 anni.L’impatto dell’isolamento durante la pandemia è stato molto forte sui malati di Parkinson e la situazione sta peggiorando. L’inattività, lo stress e la solitudine hanno aggravato il deterioramento e comportato la comparsa di molteplici complicanze, come malattie cardiovascolari, osteoporosi, insonnia, declino cognitivo, depressione e stipsi.

Bastiaan Bloem, direttore medico, dipartimento di Neurologia presso Radboud university medical center, ha affermato che “si può dire con certezza che si sia aperta una nuova stagione nella gestione dei sintomi della Mp durante il Covid-19 che testimonia una significativa accelerazione dei problemi legati a livelli di stress acuto e cronico con un conseguente peggioramento dei sintomi quali tremori, discinesia, congelamento dell’andatura e aumento dell’ansia, anche in pazienti precedentemente stabili. Inoltre, l’impossibilità di praticare attività fisica ha causato casi di solitudine ed estraniamento da chi prestava loro assistenza. È pertanto importante integrare approcci complementari nella terapia farmacologica più tradizionale; un programma di yoga per aumentare la consapevolezza ha dimostrato di poter migliorare le disfunzioni motorie e la mobilità e contribuire a ridurre l’ansia e i sintomi da stress, migliorando così la qualità della vita”.

La validità della telemedicina nel valutare i pazienti affetti da MP è stata ben documentata in molti studi, è una strada percorribile perché la maggior parte degli esami fisici può essere visualizzata. L’epidemia ha già accelerato l’innovazione e applicazione di tali sistemi (telemedicina) per poter fornire assistenza sanitaria urgente e costante5. Sebbene non possa sostituire la consultazione medica, la diagnosi e il percorso erapeutico, la telemedicina può diventare un valido strumento per il follow-up a distanza di pazienti che già dispongono di una diagnosi di MP e di una terapia. Molti studi hanno dimostrato che i sintomi non motori sono il fattore determinante di una scarsa qualità della vita. Lo spettro dei sintomi non motori è molto ampio, spazia dagli effetti sul cervello con la depressione, l’ansia, il dolore e i disturbi del sonno, a quelli sul cuore con il dolore ortostatico, sull’intestino con la stipsi e sulla pelle con l’eccessiva sudorazione. A ciò si aggiungono anche difficoltà nel linguaggio e nella deglutizione, salivazione eccessiva e problemi respiratori. Questi sintomi hanno un enorme impatto sui pazienti affetti da MP e sulla quotidianità di chi li assiste. Tra marzo e aprile 2020, diversi pazienti che non avevano mostrato oscillazioni motorie/non motorie significative fino a gennaio hanno riferito di soffrire di gravi periodi off, interruzioni del sonno, dolore e persino problemi cardiaci e occlusioni gastrointestinali.

Angelo Antonini, docente di di neurologia e direttore dell’Unità Parkinson e disturbi del movimento del Dipartimento di neuroscienze all’Università di Padova spiega: “Tutti i sintomi rilevanti individuati sono collegati alla mancanza di mobilità e ciò sottolinea l’importanza di implementare strategie corrette per il controllo della patologia. Inoltre, la qualità della vita, misurata in un gruppo di pazienti prima e dopo il lockdown, è anch’essa significativamente peggiorata durante il periodo di isolamento. Un’altra lezione che abbiamo appreso recentemente è l’importanza di fornire ai nostri pazienti nuovi strumenti per contattare a distanza i neurologi e monitorare le manifestazioni cliniche, mediante i sensori e la telemedicina”. Ora più che mai è estremamente importante considerare sia la progressione dei sintomi motori/non motori sia la qualità della vita come indicatori di efficacia di una migliore gestione della terapia che potenzialmente può cambiare il decorso della malattia. è cruciale elaborare un approccio multidisciplinare che coinvolga tutto lo staff medico a cui sono affidati i pazienti: neurologo, geriatra, psicologo, psichiatra, medico di famiglia, nutrizionista, urologo, assistente sociale e infermieri “.

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