Dopo l’intervento del Tar, che a novembre aveva dichiarato ingiustificabili i tempi con cui la pratica stava andando avanti, è ripresa l’interlocuzione tra Rem e Regione per ciò che riguarda le proposte di modifica all’impianto di compostaggio di Catania. A gestire da un paio di anni il sito è la Biometan, società che fa capo agli stessi imprenditori di Rem, Emanuele Caruso e Daniela Pisasale. Situato nella piana, in contrada Milisinni, l’impianto riceve una buona fetta dei rifiuti organici e degli scarti vegetali prodotti nell’isola. Alla produzione di compost, però, i titolari vogliono affiancare quella di biometano.
L’istanza per chiedere la modifica delle autorizzazioni concesse poco più di cinque anni fa è stata presentata nel 2024, ma si era poi arenata alla commissione tecnica-specialistica che si occupa di valutare gli impatti ambientali dei progetti. Qualcosa di simile è successo per un altro progetto che Rem ha presentato e riguardante l’apertura di un sito dove lavorare alla sterilizzazione dei rifiuti ospedalieri potenzialmente infetti.
Cambio di volto
L’impianto si sviluppa in un’area di 75mila metri quadrati ed è autorizzato a gestire un flusso di rifiuti di 230mila tonnellate all’anno. Per il momento, tale limite è lontano dai quantitativi che concretamente Biometan, dopo aver rivelato il ramo d’azienda da Rem, riceve.
Nel 2024, per esempio, i rifiuti che hanno varcato i cancelli sono stati poco più di 140mila tonnellate per una media giornaliera di 391.
Dalle attività di trattamento sono stati prodotti poco più di 27mila tonnellate di compost, pari a una percentuale del 19,5 per cento dei rifiuti in ingresso. Gli scarti di produzione sono stati quantificati nel 16,4 per cento, mentre la perdita di processo nel 64 per cento.
A tali processi, Biometan vorrebbe associare altre tre linee di produzione: due riguardano l’implementazione della strumentazione necessaria ad avviare la produzione di combustibile solido secondario (Css) e l’attività di gassificazione. In entrambi i casi si tratta di progetti, già al vaglio della Cts, che puntano a sfruttare i rifiuti prodotti nell’impianto per un massimo di 30mila tonnellate all’anno.
La terza linea, invece, è quella che interessa la produzione di biometano. “La conversione di una parte dell’impianto esistente per la realizzazione di una linea di produzione di biometano da rifiuti organici – si legge nello studio di impatto ambientale – va a integrarsi con l’attuale attività di compostaggio. Si sottolinea che la proposta è da intendersi quale miglioria tecnico-ambientale. La digestione anaerobica viene ritenuta, rispetto al solo compostaggio, la tecnica di trattamento più vantaggiosa sia sotto il profilo ambientale che economico”.
Gli ultimi documenti
Il 7 novembre, pochi giorni dopo la sentenza con cui il Tar ha impegnato la Regione a superare il silenzio che si trascinava da tempo, la Cts ha rilasciato un parere istruttorio intermedio nell’ambito del procedimento che dovrebbe portare al Paur, il provvedimento autorizzatorio unico.
Lungo 127 pagine, si conclude con una richiesta alla Biometan di effettuare una serie di integrazioni per fornire chiarimenti su 23 punti.
La società ha risposto caricando relazioni e documenti il 18 dicembre scorso. Tra questi c’è anche la documentazione relativa alle misure prese per superare i rilievi che l’Arpa fece in seguito a sei visite ispettive avvenute tra febbraio e novembre del 2023.
Biometan ha risposto anche alla richiesta di dimostrare la coerenza del progetto al nuovo Piano regionale dei rifiuti approvato a fine novembre 2024 da Renato Schifani nelle vesti di commissario straordinario.
Per la società, dal punto di vista tecnico, non ci sono dubbi a riguardo, tuttavia i tecnici di Biometan hanno tenuto a specificare che l’aggiornamento è arrivato “successivamente alla presentazione dell’istanza di autorizzazione relativa al progetto in esame, relativo fra l’altro a un impianto esistente e legittimamente autorizzato, in una fase in cui il procedimento risultava già avviato e fondato sul quadro pianificatorio vigente al momento della domanda. Pertanto, l’applicazione automatica di criteri pianificatori sopravvenuti risulterebbe in contrasto con i principi generali di ragionevolezza, proporzionalità e tutela che impongono alla pubblica amministrazione di valutare caso per caso l’impatto delle sopravvenienze pianificatorie sui procedimenti pendenti, evitando esiti meramente automatici e pregiudizievoli”.
Stando ai calcoli dei progettisti, una volta avviata la linea di produzione del biometano il percolato prodotto dall’impianto di compostaggio diminuirà del 50 per cento.
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