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Rifiuti seppelliti illecitamente, l’arresto della consulente di Schifani: “Voleva accreditarsi con il presidente”

Rifiuti seppelliti illecitamente, l’arresto della consulente di Schifani: “Voleva accreditarsi con il presidente”

Insieme a Picone, sono finiti ai domiciliari anche Salvatore Parlatore e Giuseppe Bellavia, in tempi diversi responsabili tecnici degli impianti, e i dipendenti Salvatore Falduzza e Angelo Collodoro

Sarebbe stato innanzitutto il desiderio di accreditarsi con Renato Schifani a spingere Giovanna Picone a disporre che i rifiuti che arrivavano nella discarica di Gela venissero seppelliti anche senza essere regolarmente trattati.

Di questo è convinto il tribunale di Caltanissetta che ieri, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto l’arresto dell’ingegnera che da qualche anno aveva affiancato al ruolo di amministratrice della Srr Impianti – società di proprietà pubblica che si occupa della gestione della piattaforma di contrada Timpazzo – quello di consulente del presidente della Regione. 

Insieme a Picone, sono finiti ai domiciliari anche Salvatore Parlatore e Giuseppe Bellavia, in tempi diversi responsabili tecnici degli impianti, e i dipendenti Salvatore Falduzza e Angelo Collodoro.

A essere indagate, però, sono in totale 45 persone. A riprova, per gli inquirenti, di come a Timpazzo fosse l’intero sistema di smaltimento della spazzatura ad avere abbandonato la strada della legalità.

La scoperta delle telecamere

A indagare sulla discarica pubblica di Gela è stata prima la locale procura, che ha dato mandato al Noe dei carabinieri di accertare la fondatezza dei sospetti sugli smaltimenti illeciti. Con il passare dei mesi, però, la portata del quadro accusatorio è stata tale da coinvolgere la procura distrettuale.

Per i magistrati, di elementi per stabilire che Picone, i tecnici e i dipendenti della Srr Impianti srl non abbiano rispettato la normativa ce ne sono a sufficienza. E ciò anche se le indagini sono state in parte azzoppate dalla scoperta delle telecamere che la polizia giudiziaria aveva installato a Timpazzo.

“La vasca sta collassando, dobbiamo chiudere i conferimenti e lei: ‘No, non può essere, glielo dici tu al presidente della Regione?” Tra i principali accusatori di Giovanna Picone c’è Salvatore Parlatore, fino al 2024 direttore tecnico. L’uomo, che è stato raggiunto dalla misura cautelare, parlando al telefono con la moglie a più riprese commentava criticamente le decisioni prese da Picone.

“Giovanna proprio non sa gestire, si è bruciata la vasca in due anni e mezzo, prostituendo questa vasca”, affermava l’uomo. Il riferimento era alla disponibilità che in passato – ai tempi della presidenza di Musumeci – la discarica di Gela aveva dato alla Regione per gestire le esigenze di buona parte dell’isola, periodicamente a rischio di crisi igienico-sanitarie per la mancanza di spazi dove smaltire la spazzatura. “Giovanna fa minchiate, poi io ne devo rispondere”, era lo sfogo di Parlatore, che confidava alla coniuge come quell’esperienza stressante gli stesse facendo male anche a livello fisico.

In totale, il traffico di rifiuti illecitamente smaltiti avrebbe superato le 10mila tonnellate.

Gli incendi

Oltre alle immagini che riprendono mezzi fare buche per seppellire i rifiuti, operazione che come affermato da Arpa non è coerente con le modalità con cui la spazzatura andrebbe abbancata e che farebbe pensare alla volontà di nascondere i carichi che finivano in discarica senza passare dal trattamento meccanico-biologico, tra gli elementi a sostegno della tesi della procura ci sono i numerosi incendi che si sono verificati in questi anni nelle vasche di Timpazzo.

Tra gli indagati c’era chi avrebbe avuto la consapevolezza che all’origine dei roghi ci stavano meccanismi di autocombustione, derivanti dall’eccessiva presenza di rifiuti organici non stabilizzati, come invece previsto dalla legge.

Tra i motivi che avrebbero portato ad accettare rifiuti non coerenti con lo smaltimento in discarica ci sarebbe stata anche la volontà di non creare problemi alle ditte private che conferivano a Timpazzo.

Le difese degli indagati

Picone e gli altri sono stati arrestati in seguito all’interrogatorio preventivo introdotto con l’ultima riforma della giustizia.

Picone, che dopo aver saputo della richiesta di misura cautelare si era dimessa dall’incarico di consulente di Schifani, ha per esempio sostenuto che la presenza dei sacchetti nelle vasche sarebbe stato un fatto accidentale e soprattutto non avrebbe inciso negativamente dato – scrive il gip – “l’utilizzo ormai diffuso di sacchetti biodegradabili”.

L’amministratrice di Srr Impianti si è espressa anche sulla presenza di tanti volatili che sorvolavano le vasche. “L’ingegnera Picone nel corso del proprio interrogatorio, ha dedotto che erano soltanto due i volatili ripresi dalle immagini, ossia un numero eccessivamente esiguo per potere esprimere qualsivoglia significato logico-probatorio, ma tale assunto – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – è oggettivamente e radicalmente smentito dalla visione integrale delle immagini (specie quelle video), che mostrano una elevatissima presenza di avifauna, che sorvola regolarmente i rifiuti di colore chiaro che gli investigatori indicano essere di tipo organico”.

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