MOTTA SANT’ANASTASIA – Il tempo che sarà trascorso tra il 5 giugno 2023 e l’11 febbraio 2026 ha avuto un significato diverso per gli imprenditori della Oikos e per i comitati che si battono, da quindici anni, contro la discarica di contrada Valanghe d’Inverno, a Motta Sant’Anastasia. La prima data è quella della sentenza con cui il Consiglio di giustizia amministrativa confermò il verdetto del Tar che aveva dichiarato illegittime le autorizzazioni concesse alla società della famiglia Proto, la prima volta a fine anni Duemila, per depositare rifiuti. Un pronunciamento che scaturiva da una serie di criticità che tiravano in ballo la qualificazione catastale delle aree utilizzate, la loro eccessiva vicinanza ai centri abitati – sia di Motta che di Misterbianco – e perfino lo sfruttamento di una particella che sarebbe stata estranea a quelle su cui la Regione aveva dato il proprio bene stare.
Revocazione della sentenza e nuovo giudizio amministrativo
La seconda data, invece, è quella in cui tutto ciò tornerà a essere al centro della contesa. Per quanto in Sicilia il Cga rappresenti l’ultimo grado della giustizia amministrativa (nelle altre regioni è sostituito dal Consiglio di Stato), la sentenza del 2023 non è stata definitiva come si credeva. E come avevano sperato gli ambientalisti e i sindaci dei due Comuni. La Oikos, nel 2025, ha ottenuto infatti la revocazione della sentenza, al termine di un ricorso che la legge consente soltanto nel caso di macroscopici errori di valutazione da parte dei giudici. I legali della società parlarono di abbaglio dei sensi. Una tesi che è stata condivisa dai giudici del Cga chiamati a esaminare il lavoro dei propri colleghi in quella che tecnicamente è definita la fase rescindente dell’iter di revocazione e a cui dall’11 febbraio seguirà la fase rescissoria. In parole più semplici, dopo l’annullamento della sentenza contestata ripartirà l’esame delle ragioni delle due parti: la Oikos, convinta di avere sempre operato nella piena legalità; i Comuni e gli ambientalisti di avviso diverso.
Riapertura temporanea della discarica e gestione dei rifiuti in Sicilia
Fare previsioni su ciò che sarà è praticamente impossibile. Ciò che ci si può concedere è guardare a quello che è stato in questi due anni e mezzo. Dopo alcuni mesi in cui le attività di ricezione dei rifiuti a Motta Sant’Anastasia vennero sospese in seguito alla sentenza della primavera del 2023, la Oikos ottenne in autunno l’autorizzazione temporanea da parte del Tar di Palermo a riaprire i cancelli in cambio di una cauzione da un milione di euro e a patto di non andare oltre gli spazi rimanenti e già autorizzati.
Per i privati quel pronunciamento, arrivato dopo che Oikos aveva fatto presente di avere presentato ricorso per la revocazione della sentenza, significò la possibilità di far ripartire gli affari. Da allora le attività sono riprese attraversando le criticità che hanno interessato negli ultimi anni il settore dei rifiuti in tutta la Sicilia, con la crisi degli spazi nelle discariche esistenti – in tal senso anche se nessuno lo ammette la riapertura di Valanghe d’Inverno ha rappresentato per la Regione la possibilità di tirare un sospiro di sollievo – e l’aumento delle spedizioni delle eco-balle fuori confine.
Nuove istanze ambientali e prospettive future di Oikos
Quanto degli spazi a disposizione di Oikos siano stati occupati non è mai stato chiarito nel dettaglio. Perlomeno non ufficialmente e pubblicamente da parte della Regione. Ciò che invece è certo è che la società dei Proto sta guardando al prossimo futuro con il convincimento di poter continuare a gestire rifiuti a pochi chilometri da Misterbianco e Motta Sant’Anastasia. Alla Regione, infatti, sono arrivate due differenti istanze su cui dovrà esprimersi la commissione che si occupa delle valutazioni ambientali. La prima riguarda la discarica di Tiritì, non più in funzione dal 2016 ma i cui impianti i Proto vorrebbero fare ripartire: fine 2024 Oikos ha presentato una richiesta di rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata nel 2008, chiedendo di arricchirla del nulla osta per trattare i rifiuti da destinare poi ai termovalorizzatori.
Per Valanghe d’Inverno, invece, Oikos ha chiesto – sulla scorta di una sentenza del Consiglio di Stato riguardante un impianto in Lombardia – la possibilità di rivedere la quantificazione della capacità della discarica, tenendo fuori dal computo il volume dei materiali utilizzati per ricoprire giornalmente i rifiuti depositati.
Inchieste giudiziarie e procedimenti penali
Le aule della giustizia amministrativa non sono le uniche che in questi quasi mille giorni si sono occupate di Oikos. La Cassazione, a fine 2023, dichiarò prescritte le accuse confluite nel processo Terra Mia sui rapporti corruttivi che secondo i giudici di primo e secondo grado avevano legato l’imprenditore Mimmo Proto a Gianfranco Cannova, il funzionario che si era occupato delle autorizzazioni rilasciate dalla Regione a fine anni Duemila.
Successivamente, invece, è stata la procura di Catania a chiedere un nuovo processo per imprenditori, funzionari e dirigenti della Regione per i reati ambientali che negli anni si sarebbero consumati nella gestione di alcune discariche, tra cui quelle di Valanghe d’Inverno e Tiritì. Di quest’ultima vicenda è ancora in corso l’udienza preliminare.
La posizione del comitato No Discarica
“Ci ritroviamo alla vigilia dell’udienza del prossimo 11 febbraio con in corso la richiesta di una nuova autorizzazione per nuovi abbancamenti e impianti, come se il territorio e quelle aree non fossero già sature dell’impatto cumulativo di tutti i precedenti depositi. Noi del comitato No Discarica – e ci augureremmo anche i giudici – continuiamo a considerare illegittimi, abnormi, troppo vicini al centro abitato per essere sostenibili”, dichiara al Quotidiano di Sicilia l’attivista Anna Bonforte. “Inoltre non abbiamo più notizie dei monitoraggi previsti dal Codice dell’ambiente né se e quando sia stata accertata e valutata l’avvenuta verifica di ottemperanza a tutte le prescrizioni esecutive contenute negli atti autorizzativi precedenti, ammesso e non concesso che risultino legittime”.

