Milano, 7 mar. (askanews) – “Cosa hai fatto oggi? Niente”. E’ uno dei più brevi e frequenti dialoghi nelle famiglie con figli pre o adolescenti. Con i genitori curiosi di sapere cosa accade nelle loro vite e i ragazzi che tacciono. Dietro quel silenzio, in realtà, c’è un mondo fatto di relazioni tra coetanei, condivisione, amicizie. E’ proprio a quello spazio, lontano dagli sguardi degli adulti, che guarda Ringo, lo snack di casa Barilla, con l’iniziativa Labiringo, un percorso interattivo, allestito in alcune piazze italiane, per invitare ragazzi e ragazze a giocare insieme, “parcheggiando” fuori i genitori.
Del resto il target elettivo di Ringo è proprio dai 7 ai 14 anni, come ha ha spiegato Susanna Catelli, senior marketing manager di Ringo, in occasione dell’apertura dell’installazione in Piazza Gae Aulenti a Milano. “Ma per questa attività stiamo puntando ai ragazzi dai 13 anni in su, ragazzi un po’ più autonomi. L’iniziativa nasce per raccontare la nuova campagna di Ringo che è ‘Tra di noi c’è più gusto’, volta a valorizzare i terzi spazi, luoghi fisici o anche simbolici in cui i ragazzi riescono a essere veramente sè stessi, fuori dalla supervisione degli adulti, il luogo dove creano le relazioni più profonde e la propria identità”. Di qui la creazione di un “terzo spazio” – aperto a Milano fino a domenica 8 marzo e atteso poi a Napoli dal 13 al 15 marzo e a Bari dal 20 al 22 marzo – che è una sorta di labirinto con prove collaborative e piccoli obiettivi da superare, per portare i ragazzi a vivere insieme questi momenti, lasciando gli adulti in un apposito “parcheggio” all’esterno del percorso.
In fondo l’amicizia, secondo l’analisi di social listening realizzata da Extreme per Ringo su 35.000 contenuti social prodotti in lingua italiana su TikTok, Instagram e YouTube, è il primo pilastro della collaborazione, soprattutto per le ragazze adolescenti, che la considerano il cuore della socialità (54,2%). Tra i ragazzi, invece, sono lo sport e le attività condivise (49,3%) a emergere come spazio di appartenenza più che di performance. La scuola, invece, pur comparendo in meno conversazioni rispetto allo sport, genera un coinvolgimento medio più alto (oltre 5.300 like medi), raccontata non come un’istituzione, ma come uno spazio relazionale, in cui il gruppo diventa una risorsa fondamentale per vivere meglio la quotidianità.
Anche la merenda, in questo scenario, viene vissuta come rito informale di gruppo, un momento in cui ci si ritrova e si “stacca” dalle regole. E Ringo, che, come ricorda l’azienda “non è un biscotto ma uno snack”, punta su questo momento. Oggi è presente in 7,4 milioni di famiglie. Si rivolge a un target di pre-adolescenti e adolescenti anche se ad acquistarli sono gli adulti, genitori o nonni. Di qui una campagna che parla a entrambi avvicinando il marchio ai consumatori di oggi e ai “responsabili d’acquisto” domani. “Abbiamo deciso di accendere l’attenzione su questi temi perchè l’insight fortissimo che abbiamo trovato è di essere sì una generazione che sembra viva isolata ma in realtà ha una forte esigenza relazionale. Per noi questo è stato un insight chiave che vogliamo sfruttare come brand per avvicinarci sempre di più a quello che il nostro target vuole e anche chiede con i suoi linguaggi”.
A tal proposito, la ricerca analizzando il linguaggio dei più giovani, fatto di slang, format narrativi e riferimenti condivisi, evidenzia come questa sia una generazione in cui il “noi” viene prima dell’”io” e le parole non servono solo a comunicare, ma a costruire legami e “delimitare il gruppo”. Per l’occasione è stato anche creato un glossario per aiutare i genitori a capire i propri figli. “Abbiamo creato questo glossario non tanto perché un cinquantenne si debba mettere a parlare come un quattordicenne ma per cercare di capirsi”, rispettando gli spazi.

