Attimi di forte tensione lo scorso 31 dicembre in un ristorante vegano, “Il Pangolino” di Casale Monferrato. Qui infatti, secondo quanto emerso solo in queste ore, un ristorante vegano si sarebbe rifiutato di scaldare l’omogeneizzato di tacchino a un bimbo. A quel punto scatta il caos, urla e proteste in sala e in un secondo momento il tavolo della discordia si è alzato ed è andato via dal locale.
A ricostruire al meglio la storia ci pensa il Corriere della Sera che, intercettando la titolare del ristorante vegano “Il Pangolino”, ottiene le spiegazioni su quanto è successo lo scorso 31 dicembre da parte della ristoratrice.
“Non è solo una questione etica, ma anche igienica”, la difesa della titolare del ristorante vegano finito nel mirino
“Non è solo una questione etica, ma anche igienica”. – chiarisce la titolare del locale Alice Giacobone al Corriere della Sera. Poi, ancora parlando di quanto successo in quell’occasione. “È accaduto a ora di pranzo. Una comitiva di dieci persone è entrata nel locale, e due di loro, mi hanno subito chiesto di scaldare una pappa di tacchino e patate in cucina. – ha affermato la titolare del locale in questione, Alice Giacobone – Io, ovviamente ho spiegato di non volerlo né poterlo fare, per due ragioni. In primo luogo, ci sono le norme Haccp, che vietano espressamente di scaldare cibi esterni non preparati in cucina per evitare contaminazioni. Si trattava in effetti di un prodotto su cui non avevo informazioni. Non sapevo dove e quando fosse stato acquistato, né se fosse stato conservato correttamente. Può non sembrare un gran problema ma, nel caso il cibo fosse risultato contaminato, avrei dovuto rispondere di eventuali danni causati al bambino. Poi c’è sicuramente anche la questione etica, cioè di non voler introdurre carne nella mia cucina. Per me è importante, ma certo di fronte all’esigenza di un bambino sarebbe magari anche passata in secondo piano”.
“Sono stata insultata, volevo solo andassero via. Per me è un peccato”
A quel punto, secondo la donna titolare del locale “Il Pangolino” di Casale Monferrato, gli insulti e il caos nel ristorante. “Sono stata insultata e ho invitato quelle persone a uscire dal mio locale, ma hanno continuato a insistere. Il problema si poteva risolvere fornendogli dell’acqua calda, affinché potessero scaldare il pasto al bimbo, ma dopo essere stata definita ‘psicopatica’ e ‘talebana’, il mio solo desiderio era che se ne andassero. Ed è un peccato”.
Le replica del papà del bimbo: “Io il primo a porre il problema della carne, avevo chiesto l’acqua ma è stata negata”
Sul caso per, arriva immediata la replica del padre del bimbo. L’uomo, fornisce una versione totalmente diversa da ciò che viene detto dalla ristoratrice, aprendo il mistero su chi dica realmente le cose come stanno.
“Ci hanno negato categoricamente dell’acqua calda per scaldare l’omogeneizzato. Sono stato io a pormi il problema che la pappa fosse a base di carne, così ho chiesto con modi gentili di poterlo riscaldare io a bagnomaria, come si fa normalmente con questi prodotti industriali. La ragazza che ci serviva ci ha detto: ‘No, è impossibile”, nonostante io le avessi anche fatto notare che fuori ci fossero 3 gradi e fosse quindi complicato provvedere diversamente. Ho chiesto di parlare con la proprietaria e, da quel momento, la situazione è precipitata. La titolare è uscita dalla cucina urlando, una reazione che non siamo riusciti a comprendere. Tra l’altro, al tavolo c’erano quattro bambini ai cinque anni. Non è stata una bella scena né per noi né per loro. E il fatto che altri due tavoli abbiano deciso di alzarsi per solidarietà con noi penso dica molto di come siano andate le cose. Di fronte a quel tipo di risposte, siamo stati noi a decidere di voler andar via“.
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