Femminicidio Roberta Siragusa, la sentenza: ergastolo per Pietro Morreale

Femminicidio Roberta Siragusa, la sentenza: ergastolo per Pietro Morreale

web-mp

Femminicidio Roberta Siragusa, la sentenza: ergastolo per Pietro Morreale

Redazione  |
mercoledì 12 Ottobre 2022 - 20:39

Pietro Morreale è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Roberta Siragusa, uccisa la notte fra il 23 e il 24 gennaio del 2020

La corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Pietro Morreale, il ventenne che assassinò Roberta Siragusa la notte fra il 23 e il 24 gennaio 2021, a Caccamo.

La sentenza accoglie le richieste del pubblico ministero, Giacomo Barbara, che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri del gruppo di Monreale, ma anche dagli avvocati di parte civile che assistono i genitori e il fratello della giovane.

“Giustizia per Roberta”

Ad attendere la sentenza dell’omicidio di Roberta Siragusa, nell’aula al piano terra del Palazzo di giustizia di Palermo, c’è anche un gruppo di amici con indosso la stessa maglietta, con il volto della giovane studentessa di 17 anni, con su scritto: “Giustizia per Roberta”. I giovani dopo la sentenza, letta dal Presidente Vincenzo Terranova, si sono stretti in un lungo abbraccio.

Il processo

Al processo si sono costituti parte civile i genitori, il fratello, la nonna di Roberta e due associazioni antiviolenza. Alla lettura del dispositivo hanno assistito decine di amici della ragazza uccisa. I legali della famiglia della vittima, Simona La Verde, Sergio Burgio, Giovanni Castronovo e Giuseppe Canzone, hanno chiesto alla corte di trasmettere gli atti per eventuali ipotesi di falsa testimonianza nei confronti di diversi testi: secondo i penalisti alcune deposizioni sarebbero contraddittorie e nasconderebbero complicità nel delitto. Pietro Morreale, dicono, non agì da solo.

La ricostruzione

Un giallo durato pochi giorni: i carabinieri, da subito scettici sulla versione fornita da Morreale, ne disposero il fermo con l’accusa di omicidio pluriaggravato. Contro l’imputato, che oggi non era presenta alla lettura del verdetto, decine di indizi: dai 33 episodi violenti commessi contro la vittima nei mesi della loro relazione, a un video che riprese il cadavere bruciare e l’auto di Pietro a poca distanza, alle chiavi e al sangue di Roberta trovate vicino al campo sportivo, dove il corpo fu dato alle fiamme, alle macchie di sangue scoperte nella macchina.

La lite tra Roberta e Pietro, il tragico epilogo al centro sportivo

Pietro avrebbe assistito alla scena in macchina, poi avrebbe caricato il corpo e l’avrebbe buttato in una scarpata nella campagne di Caccamo. Secondo i pm, la coppia, che aveva avuto una lite durante una cena con amici, si sarebbe appartata vicino al campetto da calcio, lì Pietro, che non si rassegnava al fatto che la ragazza volesse lasciarlo, l’avrebbe colpita con un sasso, le avrebbe gettato addosso del liquido infiammabile che teneva in auto e l’avrebbe arsa viva. Poi avrebbe caricato i resti e se ne sarebbe disfatto buttandoli in una scarpata.

La versione di Pietro sulla morte di Roberta che non hai mai convinto i carabinieri

Il giorno dopo fu lui ad andare dai carabinieri raccontando una storia incredibile: Roberta, dopo la lite, si sarebbe data fuoco e sarebbe caduta nel dirupo. Una versione che, oltre a essere poco verosimile, contrasta col fatto che l’imputato la notte del delitto, dopo aver ricevuto la telefonata dei genitori di Roberta, allarmati perché la figlia non era rientrata, aveva mandato al cellulare della vittima. dei messaggi fingendo di non sapere dove fosse andata e dicendosi preoccupato.

I difensori di Roberta: “Stordita e bruciata viva”

Secondo la ricostruzione dei legali, Roberta Siragusa è stata “stordita e bruciata viva nei pressi del campo sportivo“. “Le evidenze scientifiche sono chiare, è stato un omicidio efferato e premeditato”, sostengono gli avvocati di parte civile.

L’agonia di Roberta Siragusa, “andata in onda” a porte chiuse, in un’aula del tribunale di Termini Imerese durante l’incidente probatorio, è stata ripresa da una videocamera di sicurezza e ha raccontato la tragica fine della giovane, divorata viva dalle fiamme per 5 minuti.

Tag:

Articoli correlati

Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001