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Romagnoli F.lli: rese in calo fino al 25% per il clima rovente

Romagnoli F.lli: rese in calo fino al 25% per il clima rovente

In 2026 tensioni su fronte offerta anche a livello Ue

Roma, 14 set. (askanews) – La campagna pataticola italiana entra nel vivo, ma con uno scenario profondamente diverso rispetto a quello dello scorso anno. Dopo una stagione 2025 caratterizzata da un’elevata disponibilità di prodotto e da una conseguente pressione sui prezzi, il 2026 porta con sé una maggiore tensione sul fronte dell’offerta. A pesare sono soprattutto le condizioni climatiche che hanno accompagnato i mesi estivi, con temperature elevate, scarsità d’acqua e fenomeni meteorologici estremi che hanno inciso in modo differente sulle principali aree produttive del Paese e dei maggiori areali produttivi nord-europei.

Per Romagnoli F.lli, nel Centro Italia, la stagione è stata segnata da fenomeni meteorologici estremi. Nell’area di Fiumicino, una tromba d’aria e forti raffiche di vento hanno costretto a posticipare le operazioni di semina con conseguente ricaduta sul calendario di raccolta, che si è protratta fino alla fine di luglio, in una fase già caratterizzata da temperature particolarmente elevate. Le rese hanno registrato una contrazione di circa il 15% rispetto alla media delle ultime campagne. Anche il Nord Italia ha risentito dell’effetto combinato di temperature elevate e lunghi periodi di siccità. Sulle produzioni precoci, gli effetti sono risultati più contenuti, con un calo delle rese intorno al 10%. La situazione appare invece più critica sulle produzioni medio-tardive di Emilia-Romagna e Veneto, dove le rese hanno registrato cali fino al 25%.

Le dinamiche italiane si inseriscono in un contesto europeo complesso. Dopo il ridimensionamento delle superfici coltivate seguito alla sovrapproduzione del 2025, le ondate di calore e il deficit idrico hanno ridotto le rese in diversi Paesi dell’Europa nord-occidentale. Le prime stime indicano una contrazione media della produzione Ue compresa tra il 15% e il 20%, mentre in Francia le previsioni dell’UNPT indicano un calo della produzione di patate da consumo del 23% rispetto al 2025.

“L’estate che sta per terminare conferma quanto il fattore climatico sia ormai centrale nella programmazione della filiera pataticola, in Italia come nel resto d’Europa – spiega l’amministratore delegato Giulio Romagnoli – Le rese più contenute registrate nelle diverse aree produttive nazionali, dal Centro Italia al Nord, si inseriscono in un contesto europeo di generale riduzione della disponibilità di prodotto”.

La combinazione tra minori superfici e rese inferiori sta quindi modificando gli equilibri tra domanda e offerta. La conseguenza è già visibile nelle dinamiche commerciali, con prezzi in aumento e una maggiore attenzione alla disponibilità di prodotto. Anche la Borsa Patate di Bologna ha recentemente evidenziato una drastica riduzione delle disponibilità e la necessità di un adeguamento dei prezzi anche per calmierare l’impennata dei costi energetici, di trasporto che impattano sull’intera filiera.