Brassens e Prévert hanno composto diverse canzoni, portate al successo anche dalla famosa Juliette Gréco con parole dirompenti per l’epoca e, forse, anche per oggi.
Il Cabaret degli anni Sessanta: quando la satira smontava i benpensanti
Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso c’era il Cabaret, un modo per “rompere le balle” a quelli del sistema, perché, con una sorta di falsa serietà che sembrava scherzosa, si diceva la verità su tutte le questioni anacronistiche dell’epoca in cui imperversavano i cosiddetti “benpensanti”, i quali si scocciavano e additavano il Cabaret come il figlio del diavolo, in quanto osava denigrare modi di intendere e di pensare.
Cabaret viene dall’olandese “cabret”, che significa piccola stanza. Infatti erano pochi quelli che capivano il significato di tutti quegli “scherzi”. Poi ebbe grande successo nella Rive Gauche parigina, nelle caves, ove si formavano i migliori e le migliori attori e attrici.
Quello che vi descriviamo non è un argomento di nicchia, ma un pezzo di storia che ha profondamente innovato la società. Se tanti luoghi comuni deleteri sono stati spazzati via, si deve anche al Cabaret.
Dal Derby Club di Milano a Gaber, Jannacci e Villaggio: il talento che cambia la società
A Milano, c’era il famoso Derby Club, ubicato vicino al piazzale Lotto, ove ho frequentato qualche volta e da dove sono usciti personaggi di grandissimo profilo come Gaber, Abatantuono, Bisio, Jannacci, Piperno, Villaggio, Pozzetto, Lauzi, eccetera. Personaggi che poi hanno colpito tutti quei modi farlocchi in cui si muovevano, ripetiamo, i benpensanti.
Sì, perché la rovina delle società sono stati sempre quei modi ingessati e basati su tradizioni immutabili, anche se negative, che tentavano di influenzare i comportamenti dei presenti e delle generazioni successive.
Intelligenza artificiale e cultura: capire le informazioni è la vera sfida dei nostri tempi
Ora, la questione dei modi di dire e dei comportamenti mummificati è continuata ai nostri tempi, nonostante la grande varietà e quantità di informazioni che si trovano sui media sociali, sui siti e anche su quegli immensi serbatoi di dati che sono per esempio Gemini, ChatGpt, Claude o ancora DeepSeek.
Oggi è facile interpellare una di queste fonti e farsi descrivere un quadro completo della materia in esame.
La questione, però, è un’altra: la capacità di capire le informazioni che si leggono sull’Intelligenza artificiale, che sono anche descritte a voce alta. Se non abbiamo sviluppato una capacità cognitiva che ci permette di capire ciò che ascoltiamo e leggiamo, si rischia di avere interpretazioni fasulle e fraintendimenti.
Ritorniamo al tema da noi trattato continuamente: la questione di fondo è possedere o meno Cultura, che è fatta di conoscenze, di informazioni, di capacità interpretative e valutative delle notizie, di sguardi lontani per capire gli avvenimenti e regolarsi di conseguenza.
La Cultura, come abbiamo scritto più volte, si forma giorno dopo giorno, direi anche minuto dopo minuto, perché ci vuole la ferma volontà di accumulare in modo ordinato tutte le informazioni di cui veniamo a conoscenza continuamente. Male agiscono coloro che mettono nel proprio serbatoio mentale le informazioni a casaccio, perché poi, quando devono essere tirate fuori, saranno a casaccio, disorganizzate.
Omologazione digitale e chiacchiericcio online: il tramonto del pensiero critico
Esiste oggi il Cabaret? Purtroppo non più così come inteso in origine, anche perché di quei grandi personaggi di cui abbiamo fatto cenno prima non ce ne sono quasi più. Sarà un fatto sociale, culturale, temporale o altro, ma oggi c’è un imbastardimento delle informazioni e un’omologazione dei comportamenti, per cui viene meno l’acume del pensiero, che causa un appiattimento del modo di ragionare e, quindi, dei comportamenti.
Il chiacchiericcio, il dialogo delle “comari” di una volta, non è sparito, ma è stato digitalizzato: c’è sui siti, ove vengono trasmesse parole di ogni genere e tipo, spesso sconclusionate e anche false, che ingannano i poveri di spirito e quelli che hanno poche capacità valutative sul piano mentale.
È la solita storia vecchia di secoli, secondo cui una persona è degna di questo nome se utilizza bene il proprio strumento mentale, che deve alimentare e addestrare continuamente. Guai ai pigri e agli ignoranti.

