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Rossella Vitali: “Adattarsi a un cambiamento che spinge a metterci in gioco”

Rossella Vitali: “Adattarsi a un cambiamento che spinge a metterci in gioco”
La presidente del Consiglio dei governatori del Lions international, Rossella Vitali con Carlo Alberto Tregua

Forum con Rossella Vitali, presidente del Consiglio dei governatori del Lions international. “Non solo denaro, ma partecipazione attiva alla vita delle comunità”

Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza del direttore Carlo Alberto Tregua, la presidente del Consiglio dei governatori del Lions international, Rossella Vitali. All’incontro ha partecipato anche la direttrice della rivista Lion, Manuela Crepaz.

Al centro del faccia a faccia i nuovi volti dell’associazionismo, alle prese con tradizioni ormai consolidate e la necessità di mettersi al passo con i tempi. Oltre alle numerose iniziative avviate con le istituzioni, è stata evidenziata la necessità di lavorare su un approccio nuovo, che possa andare oltre un semplice contributo economico e garantire una vera e concreta partecipazione. Accogliendo, in questo modo, anche le nuove generazioni.

“Serve un approccio rinnovato che unisca passato e presente”

“Il motto che ho scelto in occasione del mio insediamento è ‘Serving is a journey’, servire è un viaggio. Tuttavia, dobbiamo domandarci se i principi lionistici, contenuti nel nostro bellissimo codice etico, siano immutabili. A mio parere, no: occorre adattarsi alle continue trasformazioni nel modo di vivere. Un cambiamento di prospettiva che consente anche di far conoscere all’esterno l’universo Lions. Significa approcciarsi in maniera nuova, senza dimenticare però l’enorme patrimonio che arriva da un’esperienza secolare”.

“Forse non dobbiamo più semplicemente mettere mano al portafogli, ma imparare a partecipare attivamente alla vita delle nostre comunità, avanzando proposte al fine di essere un aiuto concreto alle situazioni di bisogno. Dobbiamo, insomma, essere sempre più attori protagonisti di un cambiamento che costringe prima di tutto noi stessi a metterci in gioco. Come ho anche detto di recente durante il discorso alla cena di Natale 2025, l’obiettivo dei Lions è quello di sentirsi dalla parte del bene. E guardare avanti significa far capire che non siamo solo quelli che si occupano di morbillo o di Africa ma spaziamo in vari campi. Penso per esempio alla cultura: non a caso, proprio il Quotidiano di Sicilia ha lanciato la campagna ‘Cultura è libertà’, quest’ultimo sostantivo diventato, dalle colonne della rivista nazionale diretta dalla nostra Manuela Crepaz, parola d’ordine per il 2026. E ancora la medicina, il sostegno pratico, il contribuire a far fronte ai disastri. In ogni cosa che facciamo l’interrogativo di partenza deve essere: siamo sicuri che ci stiamo ponendo dalla parte del bene?”.

“Dobbiamo però stare attenti a non incorrere nel rischio dell’autoreferenzialità. Come ha recentemente detto il presidente internazionale Amar Pratap Singh, il cambiamento non è qualcosa che si aspetta: è qualcosa che si crea, giorno per giorno e in innumerevoli modi. Non dobbiamo limitarci a dire che vogliamo rendere il mondo un posto migliore: occorre porre in essere le azioni concrete per raggiungere l’intento”.

“Puntare su una comunicazione efficace per far conoscere bene l’universo Lions”

“L’accoglienza di nuovi soci è sicuramente importante: anche questo, in fondo, è un modo per aprirsi verso l’esterno. Dobbiamo, poi, considerare l’elevato turn over che, per ciclicità, ci caratterizza. È necessario, però, che si tratti di un ingresso consapevole. Credo che la crescita dell’associazionismo vada valutata da ogni distretto, caso per caso, club per club, tenendo conto delle repentine innovazioni che contraddistinguono la nostra società. Un’adesione che necessariamente deve transitare attraverso un’adeguata formazione, serena e graduale, che farà sì che questi nuovi soci si ‘innamorino’ dell’associazione. Se privi di una guida, infatti, rischierebbero di scoraggiarsi”.

“Mi piace citare, a titolo esemplificativo, il caso del club di Magenta dove, per varie ragioni, erano rimasti quattro o cinque soci. Un giorno, ha incontrato per caso un mio vecchio cliente che mi ha chiesto: ‘Allora, avvocato, che facciamo?’. Ho provato a fare opera di sensibilizzazione e ne è scaturito l’inserimento di 18 persone, tutti commercianti della zona ma con tanta voglia di fare, che ho affidato a un past governatore molto in gamba. La settimana scorsa hanno consegnato all’ospedale di Magenta un nuovo ecografo da 37mila euro”.

“Ma per agevolare il lavoro con le istituzioni e favorire l’arrivo di nuovi iscritti è necessario anche fare della buona comunicazione, fondamentale a far conoscere all’esterno l’universo Lions. In questo senso, per esempio, un chiodo su cui io batto dall’anno scorso è il cambiare mentalità riguardo la diffusione della nostra rivista nazionale, Lion. Uno strumento culturale che andrebbe divulgato consegnandolo ad amministratori locali o rendendolo disponibile in occasione di convegni e altri eventi. Oppure, ancora, perché non reindirizzare nell’unico sito nazionale, senza ovviamente che ciascun club perda la propria autonomia, i quasi cento indirizzi web presenti in Italia? Va da sé che un prodotto da qualche milione di clic al mese, anche di fronte alle istituzioni, assume tutto un altro peso”.

“Unire le forze superando ogni differenza di veduta”

“Per far conoscere all’esterno il mondo lionistico non più solo come stampella sussidiaria dell’ente pubblico ma come protagonista paritario, di fondamentale importanza è un corretto rapporto con le istituzioni, che credo rientri fra le nostre mission principali e che vada assolutamente incentivato. La mia presidenza è iniziata a luglio del 2025 e già ai primi di ottobre abbiamo siglato, con il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, un protocollo d’intesa finalizzato alla promozione di iniziative per diffondere una maggiore conoscenza sulle problematiche riguardanti la disabilità attraverso incontri, studi convegni per incrementare l’inclusione sociale. Il protocollo ha fatto da volano ad altri progetti come la parità di genere negli ambienti di lavoro o la non discriminazione retributiva nei confronti delle donne”.

L’ultimo focus ha riguardato la cultura. Dopo un colloquio con il ministro Alessandro Giuli e dopo una breve convocazione veloce di tutti i governatori, perché la mia parola d’ordine è ‘condivisione’, ho caldeggiato la firma di un protocollo con una Commissione interparlamentare che raggruppa politici di tutti gli schieramenti. Un’intesa che ci dà il via libera per diventare ambasciatori del patrimonio culturale italiano. Un documento, inoltre, dall’alto valore simbolico, visto che la sua sottoscrizione è avvenuta nella casa che fu di Sandro Pertini e Carla Voltolina, oggi diventata un Museo. A livello locale, ancora, importante per una città come Milano, il focus con il sindaco Giuseppe Sala sulle periferie. Un’interlocuzione con le istituzioni che deve prescindere dalle appartenenze di bandiera”.

“Ogni socio, ovviamente, ha la propria opinione politica. Non bisogna dimenticare, però, che l’universo Lion è apartitico e apolitico, composto, composto da persone che, al di là delle differenze di vedute, mettono insieme le proprie forze, spaziando da cultura, medicina, aiuto economico e molto altro. Il tutto improntato nell’ottica di una concretezza finalizzata al bene comune”.

“Non basta prendere in mano il portafogli occorre una disponibilità vera e concreta”

“Di esperienze che mi hanno arricchita in questo biennio di presidenza, tuttora in corso, ne ho fatte diverse. Su tutte, voglio menzionare quella più recente. Lo scorso mese di dicembre ho avuto l’onore di varcare la soglia del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Grazie al progetto ‘Orizzonti di Speranza’, sono stati mobilitati tutti i 17 distretti italiani in una gara di generosità che ha raggiunto il risultato di oltre 56mila euro di raccolta. Assegno che ho consegnato di persona nelle mani del cardinale Pierbattista Pizzaballa, il patriarca latino di Gerusalemme”.

“L’elemento distintivo di un lionismo che guarda al futuro e al cambiamento è esattamente questo: mettere mano al portafogli e donare quattrini, va da sé che faccia parte del nostro dna. L’essere andati fisicamente a consegnare brevi manu i soldi al patriarca rappresenta, invece, pur nella relativa semplicità del gesto, la vera marcia in più. Il cardinale Pizzaballa lo ha detto chiaramente: ‘Quando tutto sarà finito, ci si ricorderà di chi c’è stato non solo economicamente’. Al di là dell’assegno, la presenza fisica è stata vista come una forma di testimonianza reale e concreta. Al punto che il cardinale Pizzaballa, al quale abbiamo conferito la Melvin Jones Fellowship, la massima onorificenza lionistica internazionale, ha aggiunto: ‘Vedere tanta solidarietà per persone che non si incontreranno mai ci dice che l’umanità è salva’”.

“Un’esperienza quella di Gerusalemme, città che in ogni angolo racchiude storia e sacralità, che ho fatto con un altro socio del mio distretto, Dino (Geraldo, nda) Rinaldi. Durante questo viaggio, per la prima volta nella mia vita, ho avuto veramente paura. Una sensazione che non ho vissuto nemmeno in Ucraina, dove mi sono recata da vice governatore. Un’esperienza che, però, mi ha permesso di vedere con i miei occhi la realtà: a Gerusalemme non è un problema la convivenza tra ebrei, musulmani od ortodossi. Le persone si aiutano vicendevolmente. La fratellanza la gente comune la vive veramente: sono i vertici che non lo fanno”.