Milano, 10 mar. (askanews) – Ministri di 20 Paesi Ue, oltre che di Norvegia e Ucraina hanno inviato una lettera alla Biennale di Venezia in merito alla partecipazione nazionale della Russia, che continua a fare discutere.
“Da oltre un secolo – si legge nella missiva – la Biennale di Venezia si distingue come una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo. Guidati dal nostro comune impegno nei confronti dei nostri comuni valori europei – libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana – i nostri Paesi e i nostri artisti partecipano da tempo alla Biennale di Venezia in uno spirito di scambio culturale e di rispetto reciproco. La cultura non è separata dalle realtà che le società affrontano. Essa plasma il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire. Le istituzioni culturali hanno quindi non solo un significato artistico, ma anche una responsabilità morale”.
“Come ha affermato l’artista di origine russa Kirill Savchenkov quando, insieme ad Alexandra Sukhareva e al curatore lituano Raimundas Malaauskas, si è ritirato dal Padiglione Russo nel 2022: ‘Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili, quando i cittadini ucraini si nascondono nei rifugi e quando i manifestanti russi vengono messi a tacere’. Purtroppo, la Russia continua a condurre la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina. Il popolo ucraino continua a combattere contro l’invasione russa, immotivata e ingiustificata, e continua a lottare per la propria sovranità e per proteggere la propria identità culturale. La guerra della Russia ha anche portato alla distruzione sistematica della vita e del patrimonio culturale dell’Ucraina. Secondo le autorità ucraine, almeno 342 artisti sono stati uccisi, mentre 1.685 siti del patrimonio culturale e 2.483 infrastrutture culturali sono stati distrutti o danneggiati. Queste cifre rappresentano non solo la perdita di strutture fisiche, ma anche il silenzio delle voci e la cancellazione della memoria culturale”, si legge ancora.
“In risposta a questa aggressione in corso e alle sue devastanti conseguenze umane e culturali – prosegue la missiva – la Federazione Russa rimane soggetta a sanzioni europee e internazionali, anche in ambito culturale, imposte per la violazione del diritto internazionale e della sovranità dell’Ucraina. In questo contesto, concedere alla Russia una prestigiosa piattaforma culturale internazionale invia un segnale profondamente inquietante. Noi sottoscritti esprimiamo pertanto la nostra profonda preoccupazione per il rischio significativo di una strumentalizzazione da parte della Federazione Russa della sua partecipazione alla Biennale di Venezia, per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale in netto contrasto con la realtà della guerra in corso della Russia contro l’Ucraina e la distruzione del patrimonio culturale ucraino, e con le sanzioni europee e internazionali. Rileviamo inoltre la natura politica del progetto associato al padiglione russo e i suoi sospetti legami con individui strettamente legati all’élite politica russa. Questi collegamenti sollevano seri interrogativi sul rischio che la diplomazia culturale statale venga presentata sotto le mentite spoglie di uno scambio artistico”.
“Per queste ragioni – conclude la lettera – noi sottoscritti ministri della Cultura e degli Affari Esteri, riteniamo che la partecipazione della Federazione Russa alla Biennale di Venezia sia inaccettabile nelle attuali circostanze. Pertanto, invitiamo rispettosamente la dirigenza della Biennale di Venezia a riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia”.
La lettera, indirizzata al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, ai membri del Consiglio di amministrazione e, per conoscenza, al ministro della Cultura Alessandro Giuli, è firmata dal ministro degli Esteri tedesco, dai ministri della Cultura di Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Norvegia, Grecia, Polonia, Portogallo Irlanda, Romania, Lettonia, Spagna, Lituania, Svezia, Lussemburgo e Ucraina, Per il Belgio hanno firmato tre ministri.

