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Russia-Ucraina, quattro anni di guerra e quel tempo perduto per siglare la pace

Russia-Ucraina, quattro anni di guerra e quel tempo perduto per siglare la pace
Odessa, la situazione nelle strade

La bozza di accordo dell’aprile 2022 mostra che una via d’uscita esisteva, ma a oggi l’intesa è rimasta solo un’idea

KIEV – La guerra in Ucraina poteva essere già fermata poche settimane dopo l’invasione russa sui territori di Kiev? Forse sì, se i negoziati di pace iniziati nella primavera del 2022 fossero andati a buon fine. Si tratta di un quesito ricorrente allorché i due Paesi in conflitto ormai da quattro anni (il prossimo 24 febbraio ricorrerà il quarto anniversario dell’aggressione di Mosca) si ritrovano a discutere e che ritorna a essere attuale anche in questi giorni in cui, secondo l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, sarebbero stati compiuti “notevoli progressi” durante i recenti colloqui, ridotti ormai “a un’unica questione”. Ma procediamo con ordine.

L’accordo di aprile 2022 e la neutralità dell’Ucraina

Secondo la prima bozza di accordo del 15 aprile 2022, già revisionata dalla Russia e pubblicata successivamente da diversi media internazionali, tra cui la rivista statunitense Foreign Affairs in un articolo a firma degli analisti politici Samuel Charap e Sergey Radchenko, l’Ucraina sarebbe stata disponibile ad accogliere numerose richieste provenienti da Mosca, dall’impegno di Kiev a sostenere “la sua neutralità permanente, dichiarata e sancita dalla Costituzione dell’Ucraina” alla promessa di “non aderire ad alcuna alleanza militare” (leggasi Nato), così come evidenziato nel testo del trattato. Ma non solo.

Tra le righe del testo viene chiarito come l’Ucraina avrebbe impedito “la creazione e la presenza di basi militare straniere e altre infrastrutture militari sul territorio dell’Ucraina” e si sarebbe impegnata a “non condurre esercitazioni militari con la partecipazione di forze armate straniere” e a garantire “che la lingua russa” sarebbe stata “una lingua ufficiale”, funzionante “su base paritaria con la lingua ucraina in tutte le istituzioni legislative, esecutive e giudiziarie” del Paese.

Se raggiunta, l’intesa sarebbe stata garantita dai Paesi di Gran Bretagna, Cina, Federazione Russa, Stati Uniti, Francia, Bielorussia e Turchia. Ma, allora, cos’è successo?

I nodi sull’articolo 5 e le garanzie di sicurezza

Secondo gli analisti politici, a creare l’indesiderata distanza tra le parti sarebbe stata la rivisitazione dell’articolo 5 del trattato, in cui veniva fornita “assistenza all’Ucraina” in modo indipendente da parte degli Stati garanti in caso “di attacco armato” contro Kiev, “intraprendendo immediatamente le azioni individuali o congiunte che si rendono necessarie, tra cui la chiusura dello spazio aereo, la fornitura delle armi necessarie, l’uso della forza armata al fine di ripristinare e successivamente mantenere la sicurezza” del Paese aggredito.

Una condizione mal digerita da Mosca che, come descritto nel trattato e rilanciato da Foreign Affairs, avrebbe preferito un intervento “sulla base di una decisione concordata da tutti gli Stati garanti” e, quindi, anche dalla Russia stessa.

Forze armate ucraine e pressioni occidentali

Altra posizione contestata dalla Russia era quella del numero di forze armate ucraine e di mezzi militari di cui l’Ucraina avrebbe dovuto disporre in tempo di pace. Nel documento, l’Ucraina richiedeva un numero massimo di 250 mila persone, mentre la Russia ne imponeva un massimo di 85 mila. Lo stesso dicasi per carri armati, veicoli corazzati da combattimenti, cannoni anticarro, mortai, sistemi missilistici anticarro e aerei da combattimenti: Mosca chiedeva insistentemente una netta riduzione delle attrezzature in possesso dell’altro Paese. Tuttavia, malgrado questi punti caldi, Russia e Ucraina sarebbero stati ugualmente vicini alla conclusione dell’accordo nel giro di un paio di settimane, diceva ancora la rivista statunitense.

A fare saltare il banco, secondo gli analisti, sarebbe stato, a detta del presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, l’intervento delle potenze occidentali – in particolare della Gran Bretagna con la voce del primo ministro inglese dell’epoca, Boris Johnson – che avrebbero preferito non impegnarsi “diplomaticamente” con la Russia e “a considerare seriamente l’offerta di sicurezza dell’Ucraina”. “Tuttavia, l’affermazione che l’Occidente abbia costretto l’Ucraina a ritirarsi dai negoziati con la Russia è infondata”, sostengono ancora gli analisti.

Probabilmente, il protrarsi dell’offensiva militare russa in Ucraina (senza però concretizzarsi in uno sfondamento completo delle linee difensive), la ritrovata fiducia di Kiev e le ripetute scambi di accuse tra le parti, “hanno cambiato l’equilibrio militare”. Inoltre, “l’ottimismo sui possibili guadagni sul campo di battaglia spesso riduce l’interesse di un belligerante a fare compromessi al tavolo dei negoziati”.

Cosa resta oggi dell’accordo mancato

Altri interrogativi rimangono sul reale interesse da parte di Mosca di concludere un accordo e, in caso di un’intesa raggiunta tra le parti, il disco verde al trattato sarebbe dovuto giungere anche da Washington e gli altri alleati. Insomma, un matrimonio al quale avrebbero dovuto partecipare non solo due soggetti.

Cosa rimane oggi di quell’accordo? Nel corso di questi quattro lunghi anni le posizioni sono cambiate, così come alcuni attori, ma non certo i Paesi in guerra. Dopo tutto questo tempo – e le migliaia di morti tra civili e militari –, si continua a parlare di ennesimi colloqui, ma la diffidenza sull’eventuale esito continua a regnare.


Oggi il trilaterale tra Russia, Ucraina e Usa. Zelensky: “Pronti i documenti per la pace”

EMIRATI ARABI UNITI – Si gioca in Medio Oriente la partita per raggiungere un accordo di pace tra Russia e Ucraina (con la supervisione degli Stati Uniti). Ieri pomeriggio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l’avvio dei colloqui trilaterali tra i Paesi negli Emirati Arabi Uniti. Le discussioni potrebbero prolungarsi anche nella giornata di domani, sabato 24 gennaio.

“Abbiamo incontrato il presidente Trump e i nostri team stanno lavorando quasi ogni giorno. Non è semplice. I documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi, quasi pronti”, ha dichiarato Zelensky parlando con i giornalisti. Il presidente ucraino ha ammesso che il suo “dialogo” con Trump “non è semplice”, nonostante l’incontro “positivo” avuto in occasione del Forum.

Intervenendo a Davos, sempre Zelensky ha detto che “l’indipendenza dell’Ucraina è necessaria perché domani potreste dover difendere il vostro stile di vita”.

“L’Europa sembra ancora più una questione di geografia, storia e tradizione che una vera forza politica. Non una grande potenza. Non dovremmo accettare l’idea che l’Europa sia solo un insieme di potenze piccole e medie, condite con nemici dell’Europa – ha denunciato Zelensky -. Quando siamo uniti, siamo davvero invincibili. L’Europa può e deve essere una forza globale. Non una forza che reagisce in ritardo, ma una forza che definisce il futuro”.

“Tutti sono molto positivi ma, e c’è sempre un ‘ma’, è sempre necessaria la rete di protezione del presidente Trump”, ha detto ancora. Zelensky ha ringraziato i partner europei – in particolare Keir Starmer ed Emmanuel Macron – per il loro impegno nelle garanzie di sicurezza e il congelamento degli asset russi, ma “quando è arrivato il momento di utilizzarli”, la decisione è stata “bloccata”, ha denunciato il presidente ucraino.

Zelensky ha inoltre lamentato l’assenza – nonostante “molti incontri” a riguardo – di “progressi concreti” sull’istituzione di un tribunale contro l’aggressione russa, chiedendosi se questo fosse figlio di una mancanza di “tempo o volontà politica”.


Washington: “Niente dazi a Kiev se accetta accordo”

DAVOS – L’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, ha assicurato che l’Ucraina non sarà soggetta ai dazi statunitensi nel momento in cui dovesse accettare un piano di pace.

“Il presidente ha parlato di una zona priva di dazi. Potrebbe essere una svolta”, ha affermato Witkoff in un ‘panel’ del Forum di Davos, facendo riferimento al pensiero di Donald Trump. Tuttavia, il rappresentante statunitense non ha precisato l’ambito in cui l’Ucraina potrebbe essere ‘graziata’ dalla scure dei dazi.

Intanto prosegue l’offensiva russa nei territori ucraini. Nella giornata di ieri un attacco russo con droni e missili nell’oblast di Dnipropetrovsk ha ferito almeno 11 persone, tra cui tre bambini, così come riferito dall’aeronautica militare ucraina. L’attacco si sarebbe verificato, in particolare, nelle città di Dnipro e Kryvyi Rih. Un missile russo ha danneggiato un edificio residenziale di due piani a Kryvyi Rih, ferendo almeno 11 persone, tra cui tre bambini di un anno e mezzo, otto e dieci, ha affermato il governatore Oleksandr Hanzha.

Hanzha ha anche riferito che un edificio residenziale a più piani è stato colpito a Dnipro, con un incendio scoppiato in due appartamenti. Al momento, non hanno informazioni sulle vittime civili.L’attacco è avvenuto nel contesto degli attacchi di massa della Russia contro le infrastrutture critiche dell’Ucraina, che hanno lasciato migliaia di ucraini senza elettricità e riscaldamento. Secondo Dtek, la più grande compagnia energetica privata dell’Ucraina, nella regione di Dnipropetrovsk sono in vigore interruzioni programmate della corrente elettrica.