KIEV – Per comprendere le drammatiche conseguenze della guerra in Ucraina, a quattro anni esatti dal suo inizio segnato dall’invasione russa ordinata da Vladimir Putin nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022, basterebbe citare i numeri diffusi in questi giorni da Unicef che riguardano quella parte di popolazione più sensibile e principalmente esposta ai traumi del conflitto. Sono oltre 2,5 milioni i bambini in fuga dai territori devastati dall’orrore delle bombe sganciate dal Cremlino. Nel dettaglio, secondo i dati dell’organizzazione, sono 791 mila i minori sfollati nel Paese e 1,7 milioni gli sfollati all’estero.
Giovani ai quali non solo è stata rubata l’infanzia, ma è stato anche compromesso il futuro. Sempre secondo l’Unicef, i bambini sono “le prime vittime” della guerra in Ucraina di questi anni di conflitto. Sarebbero oltre 3.200 i bambini uccisi o rimasti feriti da quattro anni a questa parte, “con il numero reale probabilmente molto più alto”.
A causa del conflitto in Ucraina, sottolinea ancora Unicef, il 70% dei bambini nell’ex Paese sovietico non ha accesso a beni e servizi di base, con 3,5 milioni di minori ai quali non è possibile garantire le condizioni minime essenziali per salute, acqua, igiene, istruzione e spazi protetti. Insomma, una generazione che da 1.461 giorni non conosce altro che la paura e il suono delle sirene antiaeree che preannunciano una nuova offensiva di Mosca.
Bambini e allerta aerea: l’impatto del conflitto sulla popolazione civile
Secondo Save the Children, fino a oggi “nella aree di prima linea e nella regione di Kiev i più piccoli hanno vissuto fino a 7 mila ore di allerta aerea”, equivalente a un anno di vita scandito dal suono delle sirene. E chi è nato, nel corso di questi quattro anni, è vissuto in una realtà anomala, nella quale la guerra non è un “gioco”, bensì la “normalità”.
Perdite militari Ucraina e Russia: il bilancio dopo quattro anni di guerra
C’è poi il dato sanguinoso delle perdite in battaglia. Secondo un report pubblicato nel mese di gennaio 2026 dal Center for strategic and international studies (Csis), un think tank no-profit fondato nel 1962 e con sede a Washington, negli Stati Uniti, l’Ucraina avrebbe subìto tra 500 mila e 600 mila perdite tra uccisi, feriti e dispersi, e tra 100 mila e 140 mila morti nel periodo compreso tra febbraio 2022 e dicembre 2025. Ancora più grandi le perdite russe: il Csis, in questo caso, stima circa 1,2 milioni di perdite e un numero di 325 mila morti tra i combattenti. La previsione per l’immediato futuro non è meno drammatica, con un potenziale bilancio di 2 milioni di perdite che potrebbe essere raggiunto già entro la primavera del 2026.
Negoziati Russia-Ucraina: trattative fallite e diplomazia senza risultati
E ancora oggi, con enorme rammarico, ci si chiede se questo conflitto potesse essere evitato o, quantomeno, neutralizzato dopo poche settimane dal suo innesco. Le prime trattative di cessate il fuoco che si svolsero ad Antalya, in Turchia, nel marzo 2022, e che coinvolsero direttamente i ministri degli Esteri dei due Paesi, Sergej Lavrov per la Russia e Dmytro Kuleba per l’Ucraina, naufragarono miseramente sotto la retorica dell’intesa non raggiunta e la promessa – reiterata anche negli incontri successivi – di un’apertura di Mosca a negoziare.
Ma se da un lato la Russia continua a dirsi disposta a mediare, dall’altro non intende frenare la sua brutale offensiva. È successo anche in occasione dei recenti colloqui di Ginevra, nella “neutrale” Svizzera, sotto lo sguardo del grande “arbitro” Usa. Diplomazia sul tavolo, bombe sul terreno (in particolare sulle infrastrutture energetiche ucraine) e un bilancio di vittime e feriti che aumenta quotidianamente. Il leitmotiv non cambia.
Donbass, territori contesi e futuro della guerra in Ucraina
Eppure, dal suo canto, l’Ucraina continua a non arretrare, sperando in una pace giusta e duratura, senza la perdita di territori e con un’indipendenza dall’influenza egemone russa. Mosca, intanto, non avanza sul terreno ma si avvita sulle proprie richieste di rivendicazione del Donbass, regione dell’Ucraina sud-orientale particolarmente ricca di carbone, gas, petrolio e terre rare che la Russia vorrebbe maneggiare. Due richieste evidentemente in antitesi e difficilmente conciliabili in uno scenario di deterioramento.
A oggi, risulta impossibile sapere quando finirà la guerra in Ucraina. L’unico strumento plausibile rimane sempre quello del dialogo, ad alti livelli e lontano dalle armi. Tuttavia, Russia e Ucraina si parlano da tempo, ma continuano a non capirsi.
Orban blocca il prestito Ue da 90 miliardi. Le voci da Bruxelles: “Violata solidarietà”
BRUXELLES – Un colpo di mano clamoroso, ma non inatteso, quello messo in atto dall’Ungheria che ieri, alla vigilia del quarto anniversario dell’aggressione russa a Kiev, ha deciso di bloccare l’approvazione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina e del prestito a Kiev da 90 miliardi di euro per il 2026-2027.
Con un messaggio pubblicato su X, il primo ministro ungherese Viktor Orban – che in questi giorni sta portando avanti un’aggressiva campagna elettorale nazionalista in vista del voto del 12 aprile – ha giustificato l’affossamento del pacchetto di misure europee con la motivazione di volere dare la priorità alla riparazione dell’oleodotto Drubzha – conosciuto come l’oleodotto dell’Amicizia -, che trasporta petrolio dalla Russia verso l’Europa centrale, attraversando Ungheria e Slovacchia.
Proprio i due Paesi, dalle scorse settimane, non ricevono più greggio proveniente dai monti Urali a seguito di un danneggiamento compiuto dai russi. Secondo Orban, la riparazione dell’oleodotto dovrebbe spettare all’Ucraina e, finché non sarà avvenuta la riparazione, Budapest si opporrà alla consegna degli aiuti a Kiev. Una presa di posizione sposata anche da Bratislava. Nei giorni scorsi il primo ministro Robert Fico ha annunciato la sospensione delle forniture energetiche all’Ucraina finché non verranno riavviate le consegne petrolifere.
Ieri l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a margine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, ha confermato la mancanza di “progressi” sul ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, nonostante gli sforzi in atto dell’Unione per riuscire a trovare un’intesa. Ho parlato con gli Stati membri che stanno sollevando questioni, per convincere i Paesi che stanno bloccando. E stiamo anche cercando modi” per procedere, ha sottolineato la rappresentante europea.
Per il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, il veto ungherese sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina e sulle sanzioni a Mosca “è scandaloso, ma non sorprendente”, e costituisce una “violazione” della solidarietà reciproca tra i Paesi membri.
“Ricordo – ha continuato Sikorski – che l’Ungheria ha già bloccato diverse questioni importanti, a esempio il rimborso da parte dell’European Peace Facility per i Paesi che hanno inviato equipaggiamenti all’Ucraina all’inizio della guerra. Si tratta di un blocco di 7 miliardi di euro, di cui mezzo miliardo di euro per il Fondo per la modernizzazione delle forze armate. È una questione che ho affrontato personalmente nelle nostre relazioni con l’Ungheria”.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, presente anch’egli a Bruxelles, si è detto “stupito dalla posizione dell’Ungheria”. “Non credo sia giusto che l’Ungheria tradisca la propria lotta per la libertà e la sovranità europea”, ha aggiunto.
I vertici europei volano a Kiev. In settimana i nuovi negoziati
KIEV – La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, saranno oggi presenti a Kiev in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa. I vertici Ue prenderanno parte alla cerimonia commemorativa ufficiale e visiteranno un sito di infrastrutture energetiche danneggiato dai bombardamenti di Mosca. Previsto, inoltre, un incontro con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, al quale seguirà una riunione della coalizione del Volenterosi che si terrà sempre nella capitale ucraina.
In giornata, il capo di Stato ucraino si collegherà durante la sessione plenaria del Parlamento europeo, così come confermato ieri dalla presidente Roberta Metsola. Intanto, lo stesso Zelensky, nelle scorse ore, ha denunciato l’ennesimo attacco di matrice russa sul suolo ucraino, parlando di 297 droni e quasi 50 missili lanciati dalla Russia durante le ore notturne. “Mosca continua a investire più negli attacchi che nella diplomazia. Questa volta, gli obiettivi russi includevano non solo impianti energetici, ma anche la logistica, in particolare le infrastrutture ferroviarie e di approvvigionamento idrico comunale”, ha commentato.
Nelle stesse ore il capo dell’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Kirill Budanov, ha sottolineato che un nuovo round di negoziati tra Russia e Ucraina potrebbe tenersi il 26 e il 27 febbraio. “Non è un segreto che i negoziati non siano facili. Ma stiamo sicuramente andando avanti e ci stiamo avvicinando al momento in cui tutte le parti dovranno prendere decisioni definitive: continuare questa guerra o fare la pace”, ha aggiunto.
Sempre ieri il vice segretario del Consiglio di sicurezza ed ex presidente russo, Dmitry Medvedev, ha scagliato l’ennesima invettiva contro le autorità di Kiev. “Il destino di Benito Mussolini e Adolf Hitler costituisce un esempio lampante per le attuali autorità di Kiev”, ha detto. I dirigenti, al termine della guerra, potranno fuggire in “uno dei Paesi di confine. E nel peggiore dei casi, saranno impiccati dal loro stesso popolo proprio sulla Maidan”.

