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Salvi (Fruitimprese): ortofrutta cresce ma segnali rallentamento

Salvi (Fruitimprese): ortofrutta cresce ma segnali rallentamento

Per crisi MO e chiusura Stratto Hormuz

Roma, 11 giu. (askanews) – “Dalla disamina dei dati dei primi 3 mesi del 2026 emerge la fotografia di un settore che continua a crescere, ma con chiari segnali di rallentamento dovuti, principalmente, alla crisi in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz che hanno condizionato pesantemente le ultime settimane della campagna di esportazione delle mele e dei kiwi”. Così il presidente di Fruitimprese Marco Salvi, commenta i dati dell’export di ortufrutta fresca dei primi 3 mesi del 2026.

“Le esportazioni verso i paesi arabi – rileva Salvi – sono crollate, non solo per i nostri prodotti, ma anche per quelli egiziani, turchi e sudafricani, che in queste settimane stanno invadendo il mercato europeo, Germania in testa. Chi esporta oltremare sta preparando le strategie per la prossima campagna e sta vagliando le possibili alternative, che si chiamano Brasile per le mele e Stati Uniti per i kiwi, approfittando dell’abbattimento dei dazi dovuto all’Accordo Mercosur e alla, temporanea, politica favorevole di Trump”. In questo quadro c’è da sottolineare “l’ottimo risultato” della missione del ministro Lollobrigida in Sudafrica, a cui ha partecipato attivamente anche Fruitimprese e che ha ottenuto il via libera per l’esportazione di uva da tavola verso questo Paese.

“Tuttavia, in tutti gli operatori – aggiunge Salvi – c’è purtroppo la consapevolezza che non sarà una campagna semplice, anche se la guerra agli Ayatollah terminasse a breve, gli effetti sugli scambi internazionali si faranno sentire per mesi e bisogna farsi trovare pronti”. A peggiorare il clima di incertezza ci sono anche le politiche europee. Dal prossimo 12 agosto, e tranne rinvii chiesti a gran voce da tutte le componenti produttive e industriali, entreranno in vigore i primi obblighi legati al PPWR. Tutti gli imballaggi immessi in commercio nella Ue dovranno essere certificati per l’assenza di PFAS e alcuni metalli pesanti; un problema rilevante per l’industria europea che non ha riferimenti su come effettuare le analisi, ma soprattutto per chi importa prodotti imballati che dovrà ricevere la certificazione dai propri fornitori extra Ue.

“Ancora una volta a Bruxelles si impongono le regole ignorando gli stakeholders – prosegue Salvi – e poi si è costretti a fare marcia indietro, come per la normativa sulla sostenibilità o contro la deforestazione. Il PPWR rischia di diventare il paradigma di queste politiche scellerate, con decreti da emanare e temi centrali per cui viene lasciata agli Stati Membri la libertà di legiferare, creando disparità di trattamento e incertezza per chi opera sui mercati internazionali”.

E il settore ortofrutticolo si trova anche alle prese con i gravi fatti di cronaca legati allo sfruttamento dei lavoratori ad opera della criminalità. “In merito a questo ultimo argomento – conclude Salvi – da tempo come Fruitimprese chiediamo di isolare chi opera scorrettamente e di applicare la legge, lasciando lavorare gli organi preposti. Sono invece da evitare fughe in avanti o pretese ingiustificate da parte di operatori a valle della filiera che, invece di volersi sostituire allo Stato e inventare nuove certificazioni o adempimenti burocratici, dovrebbero abbandonare la logica del prezzo più basso e instaurare dei solidi rapporti di fiducia con i fornitori”.