Una sanità con la labirintite. A non voler calcare eccessivamente la mano, perché i mali che si potrebbero riscontrare potrebbero essere molti di più, si può ricondurre a questa diagnosi lo stato in cui versa il settore in Sicilia. Dopo avere attraversato il 2025 passando da un ciclone giudiziario all’altro, fra indagini per corruzione, turbative d’asta e favori che un tempo avrebbero configurato il reato di abuso d’ufficio e adesso soltanto la prova di un malcostume che giorno dopo giorno mina le ultime parvenze di fiducia nella pubblica amministrazione, il 2026 è iniziato con una nuova bastonata della sezione di controllo della Corte dei Conti. Dopo le pesanti critiche alla gestione del servizio idrico, adesso tocca alle tante falle che si stanno registrando nelle procedure di riduzione delle liste d’attesa in campo sanitario.
Corte dei Conti e sanità siciliana: una gestione senza coordinamento
Per quanto si tratti ancora di una bozza sottoposta al contraddittorio con la Regione Siciliana, e dunque suscettibile di correttivi e chiarimenti, è sufficiente a mettere in chiaro come il mondo della sanità nell’isola si muova senza un’adeguata capacità di coordinamento tra i vari attori in campo.
Nelle circa cento pagine di cui è composto il documento redatto dai giudici contabili, presieduti da Salvatore Pilato, non mancano i passaggi che farebbero sorridere se non ci fosse da piangere. All’attenzione della Corte c’è il piano di rientro attivato in seguito agli effetti causati dalla pandemia di Covid-19 sul sistema sanitario. In Sicilia tra il 2013 e il 2022, la spesa sanitaria corrente è passata da 8,5 miliardi a quasi 10,2 miliardi di euro.
Effetti della pandemia e ritardi strutturali del sistema sanitario
Negli anni dell’emergenza, la macchina è stata piegata alle esigenze gestionali e organizzative emerse con la circolazione a tappeto del virus Sars-Cov-2. Ciò ha inevitabilmente determinato un ulteriore rallentamento o addirittura sospensione dell’erogazione di altre prestazioni sanitarie. Superata la pandemia, le Regioni sono state chiamate a rimettersi sui binari recuperando gli arretrati, ma per la Sicilia – già storicamente alla prese con lentezze e inefficienze – la sfida si sta rivelando particolarmente difficile, nonostante le ingenti risorse finanziarie messe in campo.
La principale conseguenza di questi problemi la si vede nella quotidianità ed è alla portata di ogni cittadino che, suo malgrado, è costretto a ricorrere alle cure degli ospedali.
Mobilità sanitaria passiva: numeri e costi per la Regione
La cartina al tornasole più eloquente è determinata dal fenomeno della mobilità sanitaria passiva, ovvero il numero di persone che ogni anno decide di fare le valigie per andarsi a curare altrove. Scelte che spesso derivano da una mancanza di fiducia rispetto alla qualità delle cure che si riceverebbero in Sicilia, ma altrettante dall’impossibilità di attendere i lunghi tempi proposti dalle aziende sanitarie dell’isola.
“Il rapporto annuale dell’Agenas 2023 ha evidenziato come, nella serie storica 2017-2022, la Regione Siciliana presenta una spesa per mobilità sanitaria passiva sempre più alta rispetto ai ricavi da mobilità attiva. La mobilità passiva, nel 2022, in termini di costi, è stata pari a circa 165 milioni di euro per ricoveri e circa 46 milioni di euro per specialistica ambulatoriale. Poiché la mobilità apparente e la mobilità casuale (rappresentanti la quota di mobilità non programmabile caratterizzata da ricoveri urgenti, ricoveri casuali e ricoveri di residenti che di fatto domiciliano nelle regioni di cura) assorbono una spesa rispettivamente del 6,4% e del 17,2%, la mobilità passiva effettiva, ammonta, nel 2022, a 125,9 milioni di euro”, si legge nella bozza referto della Corte dei Conti.
Ricoveri fuori regione e impatto sul bilancio pubblico
Nel mirino dei giudici c’è un fatto: andarsi a curare fuori dalla Sicilia ha impatti negativi anche a livello di bilancio. La Regione, infatti, è tenuta a rimborsare i costi delle prestazioni che saranno erogate dalle strutture sanitarie a cui i siciliani si rivolgono. “I maggiori volumi di fuga per prestazioni specialistiche ambulatoriali si riscontrano per la categoria Laboratorio. Mentre, i volumi di fuga dei ricoveri ospedalieri si concentrano su ricoveri che dovrebbero essere garantiti dagli enti sanitari regionali; infatti, si osserva come sei ricoveri su dieci sono caratterizzati da complessità medio-bassa o a rischio d’inappropriatezza.
La Sicilia ha registrato, nel 2022, 29.062 ricoveri in fuga”, viene ricordato.
La maggiore incidenza della mobilità passiva si registra per prestazioni sanitarie relative a malattie e disturbi del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo, con 6.810 ricoveri fuori dall’isola; malattie e disturbi del sistema nervoso (3.066 ricoveri in fuga); malattie e disturbi dell’apparato cardiocircolatorio (2.491 ricoveri in fuga). Il tutto per un esborso di svariate decine di milioni di euro per la Regione. “Il fenomeno delle liste d’attesa è direttamente connesso all’ingente impatto economico della mobilità passiva. Pertanto, uno dei profili fondamentali da rimettere al contraddittorio è rappresentato dall’analisi del sistema delle iniziative adottate dall’assessorato alla Salute per affrontare e diminuire il fenomeno”.
Liste d’attesa e attività libero-professionale dei medici
Un altro tema delicato riguarda le carenze che finora si riscontrano nell’organizzazione dell’attività libero professionale svolta dai medici in regime di intra-moenia, ovvero sfruttando le strutture della sanità pubblica. Le aziende sanitarie sarebbero tenute a mettere in campo adeguate modalità di rilevazione dell’impegno orario che ciascun professionista dedica all’attività istituzionale e quanto invece all’attività libero professionale. Con l’obiettivo di controllare che la seconda non superi quella eseguita nell’orario di lavoro. A riguardo il Piano nazionale di governo delle liste di attesa, varato per il triennio 2019-2021, prevede che, in caso di sforamento dei tempi massimi d’attesa per le prestazioni in regime ordinario, l’attività libero professionale, salvo l’esecuzione di prestazioni già prenotate, debba essere bloccata.
“Allo stato degli atti istruttori, non risulta che siano state adottate disposizioni organizzative per la corretta applicazione della normativa citata, poiché non sembra che gli enti sanitari procedano ad effettuare verifiche e riscontri, in considerazione dell’evidenza documentale dell’assenza di limiti, vincoli e controlli sull’autorizzazione dell’attività libero-professionale, nonostante il perdurante mancato rispetto dei tempi massimi di attesa per le prestazioni richieste dai cittadini utenti del sistema sanitario regionale”, si legge nel documento della Corte dei Conti.
Sovracup e prenotazioni sanitarie: sistema ancora inefficace
Se non proprio una falla, di certo qualcosa che ancora non funziona come si deve. È il giudizio che la Corte dei Conti, sulla scorta delle informazioni fornite dalle nove aziende sanitarie provinciali e delle altrettante aziende ospedaliere dell’isola, dà del Sovracup, il servizio che nel 2024 è stato avviato sperimentalmente con la promessa di centralizzare il meccanismo delle prenotazioni. Superando la frustrazione delle lunghissime attese al telefono alla ricerca di un operatore disponibile. “È un sistema telematico che consente all’utente attraverso lo Spid o la Cie (carta d’identità elettronica, ndr) e la ricetta dematerializzata, la prenotazione delle prestazioni sanitarie da ricercare in tutte le strutture dei 18 Enti Sanitari del Ssr”, viene spiegato nel documento. Nel quale si sottolinea come allo stato il Sovracup “si aggiunge e non sostituisce i canali tradizionali di prenotazione delle prestazioni sanitarie tramite i Cup (centro unico di prenotazione, ndr) delle singole aziende sanitarie”.
Al momento, però, il meccanismo “non appare risolutivo per la riduzione delle liste d’attesa e necessita di ulteriori implementazioni organizzative e informatiche”. I problemi, infatti, sono molteplici: “Non sussiste per l’utente una informazione completa su tutta l’offerta sanitaria disponibile sul territorio regionale in riferimento agli operatori pubblici, alle agende dell’attività libero professionale intra e/o extra muraria, comprensiva delle strutture private accreditate”, scrivono i giudici. Ma c’è di più: sovrapponendosi ai Cup delle singole aziende sanitarie, non risolve il problema delle prenotazioni plurime. “L’accesso alle prestazioni sanitarie è un aspetto nevralgico per il governo delle liste d’attesa, che spesso sono determinate dalla presenza di Cup non informatizzati o parzialmente informatizzati, senza alcun impedimento delle prassi che consentono le plurime prenotazioni presso diverse aziende sanitarie, le quali costituiscono un fattore d’inefficienza gestionale dell’organizzazione delle attese di prestazione”.
L’aspetto più surreale dell’intera vicenda riguarda però forse le informazioni che vengono scambiati tra la Regione e le singole aziende sanitarie. “Dall’analisi dei dati forniti si rileva l’inadeguatezza dei flussi informativi sulla reale consistenza delle liste d’attesa delle singole aziende sanitarie, per la mancanza di una informatizzazione a livello regionale delle liste d’attesa delle singole aziende sanitarie – si legge – I dati relativi alle prestazioni da recuperare e alle prestazioni recuperate nel periodo 2020- 2024 sono, infatti, autodichiarati dalle singole aziende, spesso sovrastimati rispetto allo loro reale consistenza. A seguito di attività di recall e bonifica delle liste, oltre il 90 per cento delle prestazioni specialistiche e l’80 per cento dei ricoveri, in lista d’attesa, sono stati eliminati senza che l’attività sanitaria sia stata effettivamente resa”.
Numeri incredibili sui recuperi delle prestazioni sanitarie
Guardando nel dettaglio, ci si imbatte in situazioni che hanno dell’incredibile. Per quanto riguarda, per esempio, il recupero delle prestazioni ambulatoriali specialistiche che sarebbero dovute essere erogate tra il 2020 e il 2022, il Policlinico Giaccone di Palermo a fronte di un arretrato di 26.329 prestazioni ha dichiarato di averne recuperate 87.873, pari dunque al 334 per cento. Di contro, invece, l’Asp di Enna e l’Ircss Bonino Pulejo di Messina non hanno fatto alcun recupero. Poi c’è il caso dell’Asp di Palermo che ha comunicato che “nel periodo pandemico la gestione delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali specialistiche era di tipo emergenziale e non c’era tracciabilità”. Risultato: non sono state generate delle specifiche liste d’attesa per gli anni 2020, 2021, 2022.
Le Asp di Trapani e Messina e l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo hanno invece affermato di essere rientrate integralmente dagli arretrati. Per la Corte dei Conti, però, si tratta di rilevazioni a posteriori “di dubbia attendibilità”. Le cose non migliorano se si guardano i dati relativi ai rientri delle liste d’attesa nel campo dei ricoveri ospedalieri e degli screening. Mentre se si estende lo sguardo al quadriennio 2020-2024 i dati che evidentemente non possono essere ritenuti veritieri e che necessiteranno chiarimenti sono tanti.
Sul fronte delle prestazioni sanitarie, per esempio, l’Asp di Messina dichiara di essere rientrata del 106 per cento, l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo del 111 per cento, il policlinico Giaccone del 346 per cento. Lo stesso, selezionando soltanto le prestazioni relative al campo della diagnostica, ha comunicato di avere recuperato 26.911 esami, a fronte di un arretrato di 4623.
Infine il capitolo dei ricoveri. Sono tante le aziende che hanno comunicato rientri superiori al cento per cento: l’Asp di Caltanissetta il 123 per cento, l’Asp di Catania il 103, l’Asp di Ragusa il 222, l’Asp di Siracusa il 377, l’Asp di Trapani il 151 e poi ancora il Canizzaro di Catania il 181 per cento, il Garibaldi il 190, il Papardo di Messina il 337, Villa Sofia-Cervello il 195, il Civico Di Cristina di Palermo il 166 e infine il policlinico Giaccone ancora una volta da record: un rientro dell’804 per cento.
Il Pd incalza la Giunta: “Evidenziate gravissime criticità”. Regione verso stretta sulle attività intramoenia dei medici
Dopo la diffusione della bozza referto della Corte dei Conti sulle carenze nel sistema del recupero delle liste d’attesa negli ospedali, ad andare all‘attacco del governo Schifani è stato il Partito Democratico. I dem hanno messo nel mirino l’assessorato guidato da Daniela Faraoni, entrata in giunta al posto di Giovanna Volo dopo essere stata alla guida dell’Asp di Palermo. Faraoni ha annunciato di essere in procinto di diramare una direttiva per aumentare il controllo delle attività intramoenia svolte dai medici.
“L’assessora finge di non sapere che i rilievi della Corte dei conti sul sistema sanitario regionale sono articolati in dieci punti. Limitarsi ad emettere un provvedimento per regolamentare ‘solo’ il lavoro intramoenia dei medici pubblici vuol dire non volere prendere atto delle gravissime criticità che da sempre evidenziamo e che ora sono state messe su carta anche dalla stessa Corte dei conti. Finge dunque l’assessora Faraoni di non aver compreso che la sanità pubblica in Sicilia è al collasso”, ha dichiarato in una nota Antonella Russo, componente della segreteria regionale del Pd Sicilia con delega Salute e Sanità. “E finge, ancora, di non sapere che le risorse effettivamente assegnate alle aziende per il recupero delle liste d’attesa, circa 54.187.836 euro, sono nettamente insufficienti rispetto alle spese sostenute dalle stesse aziende nel periodo 2020–2024, pari a 111.550.261 euro. Con tali numeri – ha aggiunto Russo – non si abbattono le liste d’attesa né la fuga dei pazienti in altre regioni, né il mancato ricorso alle cure da parte di troppi siciliani”.
Intanto l’assessora Faraoni, che nei giorni scorsi ha saputo di essere stata indagata nell’inchiesta sulla sanità che ruota attorno a Totò Cuffaro, ma poi archiviata per l’avvenuta depenalizzazione del reato di abuso d’ufficio, ha fatto sapere di avere in mente una serie di iniziative per cercare di invertire il trend sulle liste d’attesa.
Si va da paletti più rigidi per regolare le attività intramoenia dei medici alla presa in carico dei pazienti cronici e fragili da parte delle singole Asp, che dovranno stilare annualmente dei piani contenenti tutte le prestazioni necessarie sollevando gli utenti dal ricorrere al sistema di prenotazione ordinario che così dovrebbe essere alleggerito dal flusso di richieste.

