Il sindaco di Taormina Cateno De Luca torna a parlare di Giustizia e, nel dettaglio, del caso che coinvolge la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, indagata per bancarotta e falso in bilancio in merito alle presunte irregolarità emerse tra il 2016 e il 2020 legate alla gestione della società Visibilia Editore.
Nello specifico, il leader di Sicilia Vera e Sud chiama Nord punta il dito contro la “gogna mediatica” alla quale sarebbe sottoposta in questi giorni la esponente del Governo Meloni. Una sensazione che Cateno De Luca dice di conoscere bene per i numerosi provvedimenti che lo hanno interessato in passato.
De Luca: “Nessuno restituirà questi 10 anni di processi”
“Perché la gogna mediatica in questa fase, che è una normale fase della Giustizia? Per quale motivo, obiettivamente, si deve generare questa gogna? Le sapete le sofferenze di questa fase? Io le ho subìte tutte”, ha commentato De Luca nel corso di una diretta Facebook.
“A me e alla mia famiglia non restituirà più nessuno quello che ho subìto in 10 anni di processi. La gogna mediatica, il pregiudizio… cose schifosissime, gli attacchi… ero nella lista degli impresentabili dei miei amici 5 Stelle… ero il diavolo! Ma tutte queste sono ferite, cicatrici che non si cancelleranno mai”, ha proseguito Cateno De Luca.
“A cosa serve il dibattito su Santanchè?”
E ancora: “Perché la politica si occupa di queste cose? Perché non ha niente da fare e, quindi, insegue queste dinamiche. Attenzione, l’uomo pubblico anche se starnutisce può essere oggetto – per carità – di critica. Non ci sono dubbi. Ma il dibattito sulla Santanchè a cosa serve? La Santanchè è indagata, e quindi? Perché deve dimettersi in questo momento? Perché deve essere sfiduciata?”.
“Se ha fatto cavolate nel suo ruolo bene, sennò cosa c’entra l’indagine per fatti privati, tra le altre cose? Perché bisogna chiedere la testa? Ve lo dico io. Quando succedevano queste cose, questa maggioranza di Governo prendeva anche le forche in aula e ha cavalcato questa strategia di massacro mediatico. E ora se lo sta subendo. La ruota gira, nella vita può capitare a tutti”, ha aggiunto De Luca.
De Luca: “Fate lavorare sereni i magistrati”
“Io sono stato massacrato e menomale che ho resistito, ma non ho mai reagito per rabbia o per vendetta davanti agli arresti di ex colleghi. Avrei avuto tutti i motivi del mondo, invece no. Perché questo significherebbe vanificare il lavoro dei magistrati che, quando si trovano in queste situazioni, è ovvio che si sentono sotto pressione. I magistrati non hanno bisogno di questo, ma di essere lasciati in pace e di lavorare serenamente. Senza pressioni, senza condizionamenti. Perché siamo tutti uomini”.
Secondo De Luca, in presenza di “una pressione mediatica forte” vi è il rischio, per i giudici, di “essere condizionati”. “Il magistrato è un uomo, è una donna. Che vive in un contesto. E se il contesto si avvelena il rischio di poter indirizzare nel dubbio quella che può essere una decisione, c’è! Questo vale per la Santanché e per Miccichè“.
“Il 90% delle indagini finisce con un’archiviazione, ma dal punto di vista mediatico e di sciacallaggio politico le indagini finiscono sempre con una condanna preventiva. Questo mi fa schifo”, ha aggiunto ancora Cateno De Luca.
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