Sanzioni alla Russia, una scelta scellerata - QdS

Sanzioni alla Russia, una scelta scellerata

Carlo Alberto Tregua

Sanzioni alla Russia, una scelta scellerata

mercoledì 21 Settembre 2022 - 08:17

Pil -3,2%, occupati -582 mila

Quando l’Italia si è allineata agli “ordini” arrivati dagli Usa di appoggiare l’Ucraina contro l’invasore russo e contestualmente inventare una serie di sanzioni contro la Russia, ha compiuto una scelta scellerata, per la seconda parte.

Era giusto, infatti, che si fornisse ogni sostegno al Paese invaso, compresi i finanziamenti per l’acquisto di armi, ma non che si toccasse il sistema di scambi economici fra Unione europea e Russia, per evitare quello che poi è accaduto: il disastro energetico, l’aumento incontrollato del costo dell’energia per imprese, famiglie ed enti pubblici, la crescita dei prezzi di tutti i generi, a cominciare da quelli alimentari. Uno sconquasso dell’economia europea.

Ma chi ha sofferto di più di tale sconquasso? Italia e Grecia, perché la Francia è autosufficiente da un punto di vista energetico grazie al nucleare, Spagna e Portogallo hanno subito ricalcolato il prezzo dell’energia, dividendolo dalle fonti (rinnovabili e fossili).

Le agenzie di rating, fra cui Fitch, fanno previsioni catastrofiche per il prossimo anno: Pil -3,2%, occupati -582 mila. Sono cifre enormi e ci vogliamo augurare siano errate per eccesso.
Tali cifre, ripetiamo catastrofiche, sono conseguenza anche dell’alta inflazione (che viaggia tra l’8 e il 9%), della stagnazione (che blocca il Pil e innesta la decrescita), del rallentamento dei consumi in termini reali: cioè le famiglie comprano meno cose con gli stessi soldi.

Il prossimo Governo – che verosimilmente entrerà in carica i primi di novembre – dovrà affrontare questi problemi e redigere in maniera sapiente ed equilibrata la Legge di bilancio 2023.
La redazione della stessa dovrà essere fatta da grandi competenti, in modo da assicurare il futuro dell’Italia anche scontentando molte parti della popolazione, non dando loro quello che vorrebbero oggi.

Non sappiamo se il prossimo governo e la relativa maggioranza avranno questa forza e questa sapienza – privilegiare il domani rispetto all’oggi – ma l’interesse del popolo italiano è che ce l’abbiano. Senza tale sapienza, l’Italia andrà verso il baratro socio-economico.

Anche perché, nei conti dello Stato, vi è una bomba atomica che potrebbe esplodere e di cui quasi nessuno parla. Si tratta di tutte le garanzie date dallo Stato, a qualunque titolo, che si sono accumulate nel periodo ante Covid, ma che sono cresciute fortemente durante la pandemia. Lo Stato ha continuato a fornire garanzie a partire dal 24 febbraio scorso, in conseguenza della guerra russo-ucraina, e oggi l’ammontare complessivo viene stimato in circa 250 miliardi di euro.

Pensate, se i soggetti garantiti dovessero escutere i loro crediti, chiedendo allo Stato di pagarli, le Casse pubbliche dovrebbero erogare decine e decine di miliardi per far fronte ai debiti non esatti.
Se malauguratamente questa conseguenza si verificasse, lo Stato dovrebbe far fronte al suo impegno (garanzie) con liquidità finanziarie che potrebbero essere affrontate solo con degli scostamenti, ovvero nuovi debiti, che peggiorerebbero ulteriormente il rapporto fra questi e il Pil.

Scellerate le sanzioni alla Russia che hanno creato questo enorme problema. Proprio l’Italia che è fra le più penalizzate, dovrebbe prendere il coraggio a due mani e chiedere che tali sanzioni vengano revocate e ripristinato il corretto rapporto di relazioni economiche tra Ue e Russia.

Ovviamente questo interesse non ce l’hanno gli Stati del Nord, come Svezia e Finlandia, e neppure quelli ricchi ma molto piccoli che stanno guadagnando euro a palate con la speculazione del gas russo, come Olanda, Lussemburgo (Stato con il reddito pro capite più alto d’Europa) e Irlanda. Mentre la Germania è già a più miti consigli, rifiutando il price cap e mitigando i toni nei confronti della Russia.
Dal che si deduce che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è un “oggetto” nelle mani di chi esercita il potere e quindi la sua azione è ondivaga, ma ha danneggiato fortemente i Paesi del Sud Europa. Mentre questo accade, Orban fa il suo business, affiancato da Mateusz Morawiecki, primo ministro polacco.

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