Home » Sbarco a Messina, fermati cinque presunti scafisti

Sbarco a Messina, fermati cinque presunti scafisti

Polizia e Guardia di finanza hanno fermato cinque presunti scafisti nell’ambito delle indagini avviate in seguito allo sbarco di migranti giunti ieri nel porto di Messina a bordo di due motovedette della Guardia Costiera, che hanno soccorso 179 persone e recuperato 5 cadaveri. Gli indagati devono rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro delitto. I migranti erano stati tratti in salvo nell’ambito di una vasta operazione di soccorso e recupero coordinata dalla Capitaneria di Porto all’esito della quale 674 persone, a bordo di un peschereccio, sono state soccorse in mare aperto e poi fatte sbarcare nei porti di diverse località italiane: Messina, Siracusa, Catania e Crotone. Ultimate le operazioni di sbarco, la Procura di Messina ha coordinato le indagini finalizzate a comprendere le dinamiche del viaggio ed identificare eventuali “scafisti”.

Le informazioni rese da alcuni dei migranti hanno consentito di appurare come, dopo circa un mese di permanenza in una connection house sulle coste Libiche, nella serata di martedì 19 luglio il peschereccio è partito alla volta dell’Italia. Durante la traversata, i membri dell’equipaggio hanno improvvisamente spento i motori e chiesto soccorso, con un dispositivo satellitare di cui si sono prontamente liberati, gettandolo in mare.


In merito al trattamento ricevuto, i migranti hanno raccontato dei gesti di violenza subiti a bordo, consistiti in percosse con bastoni o con cinghie, reazioni scaturite anche dal semplice vociare considerato eccessivo o da banali richieste di cibo e acqua. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso come durante la traversata le risorse idriche e di cibo siano state disumanamente razionate, al punto che i migranti sarebbero stati costretti a spartirsi un bicchierino da caffè pieno d’acqua in dieci.

A causa del forte caldo e della mancanza di acqua potabile, molti dei migranti hanno accusato dei malori e hanno raccontato di avere visto morire i loro compagni di viaggio per il caldo e la disidratazione, essendo stati tutti costretti a bere anche l’acqua del mare e del motore. In particolare uno di loro ha riferito che, sempre nel corso della traversata, i membri dell’equipaggio del peschereccio hanno assegnato ad un migrante il compito di gestire e razionare le scorte di acqua potabile. Durante il tragitto, quando la persona che si occupava di questa mansione si rifiutava di svolgerla o non usava la dovuta parsimonia, veniva picchiata violentemente, con l’ulteriore spiacevole conseguenza per i migranti di subire un ulteriore progressivo razionamento dell’acqua da bere. I cinque indagati, tutti di nazionalità egiziana, sono stati accompagnati presso la casa circondariale di Messina “Gazzi”.