Scalfari il Fondatore. Una razza scomparsa? - QdS

Scalfari il Fondatore. Una razza scomparsa?

Carlo Alberto Tregua

Scalfari il Fondatore. Una razza scomparsa?

martedì 19 Luglio 2022 - 08:27

Prima il Codice Deontologico

Cosicché Eugenio Scalfari ha cessato la sua vita terrena. Si dichiarava non credente e pertanto non sappiamo se il suo spirito sia sopravvissuto alla cessazione del corpo. Perché bisogna crederci che questo possa accadere. E bisogna crederci quando si è vivi, perché dopo la morte non si dà alcun riscontro.

Il Megadirettore ha fondato Repubblica nel 1976 con un’idea precisa: condizionare la politica. In qualche modo ci è riuscito portando un quotidiano da zero a diventare il secondo del Paese, ma forse per la sua forza di condizionamento dei poteri, capacità propria di Scalfari, ha sopravanzato anche il Corriere della Sera.

Certo, quel quotidiano oggi non è più quello di Scalfari, ma questo è un altro discorso perché dopo l’uscita di Carlo De Benedetti, la linea politico-giornalistica ha virato facendola diventare un organo di informazione più generale e perdendo la caratteristica originaria.

Scalfari ci teneva a essere considerato il Fondatore, anzi gli piaceva quando lo chiamavano Maestro, anche se lui respingeva questo appellativo.
È stato comunque un punto di riferimento per la politica nazionale, che lui cercava di condizionare secondo il suo punto di vista, nel corso di questi quarantasei anni perché, soprattutto negli ultimi, ha sviluppato teorie di varia natura e un significativo rapporto personale con Papa Francesco.

Perché anche noi abbiamo voluto dedicare uno scritto al Fondatore di un altro quotidiano? Perché riteniamo che un Popolo debba avere un fondamentale punto di riferimento nell’informazione, la quale deve essere sempre completa e obiettiva, senza perdere mai la sua funzione formativa per fare comprendere ai cittadini come sono i fatti, quali le loro origini e le relative conseguenze.

In altre parole, chi fa vera e genuina informazione deve aiutare i lettori a pensare con la propria testa e non con la testa degli altri. Difficile che questo accada, perché spesso i cittadini preferiscono pensare alle cose amene, a svaghi e divertimenti, a ricchi premi e cotillons piuttosto che impegnarsi nella riflessione su ciò che accade e sulle relative motivazioni.

Purtroppo l’informazione oggi è fortemente inquinata dai parolai e da tanti mediatori della stessa che anziché riferirsi ai fatti nudi e crudi e alle relative verità, preferiscono fare i “velinari”, cioè a riprodurre frasi e argomenti che provengono da gruppi di pressione di vario genere, i quali utilizzano i mass media per raggiungere i loro fini piuttosto che per servire i cittadini.

Ovviamente non intendiamo riferirci alla totalità delle persone che si occupano di informazione, ma a quella parte, non sappiamo se minoritaria o maggioritaria, che non fa il proprio dovere perché non osserva il Codice Deontologico del 2021 e le regole in esso contenute.

La questione che andrebbe divulgata è semplice e fondamentale: ogni cittadino dovrebbe riflettere sulla necessità di fare il proprio dovere e solo dopo chiedere il proprio diritto. Chi prima non dà, non può pretendere nulla.

Scalfari, per quanto avesse le proprie idee non sempre obiettive, dimostrava però ciò che era. Poteva piacere o non piacere, ma non si nascondeva mai. Era temuto anche dai Poteri forti perché quando gli girava, sparava a zero, non curandosi di chi fosse il destinatario delle sue dure reprimende.

Enzo Biagi, un altro grande giornalista, sosteneva che “Chi ha carattere, ha un brutto carattere”. Come dargli torto, perché è il contrario di chi ritiene che con sorrisi melliflui e comportamenti mosci si possano ottenere risultati abbindolando il prossimo. Meglio avere a che fare con una persona che schiettamente dice come la pensa piuttosto che con chi, invece, si nasconde e cerca di dare fregature.
Quello che diciamo si riferisce non velatamente a un ceto politico mediamente ignorante e non dotato di carattere.

Scusate se concludo queste poche righe parlandovi brevemente di un fatto personale: dopo Scalfari sono rimasto in Italia l’unico Fondatore di un quotidiano in attività, solo con tre anni di ritardo. Ho fondato il QdS nel 1979.

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