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Schifani apre su Economia e Salute nel rimpasto della giunta, il presidente: “Non escludo modifiche anche in Forza Italia”

Schifani apre su Economia e Salute nel rimpasto della giunta, il presidente: “Non escludo modifiche anche in Forza Italia”
Renato Schifani

A Palermo si discute di revisione generale degli accordi elettorali. Un filo sottile sta avvolgendo in una confusa matassa il Parlamento siciliano. Tanti i nodi da sciogliere

Tre anni dopo le elezioni che hanno consegnato le chiavi di Palazzo d’Orleans alla coalizione di centrodestra, a Palermo si discute di revisione generale degli accordi elettorali. Un filo sottile sta avvolgendo in una confusa matassa il Parlamento siciliano ed il governo che conta ormai le ore prima del rimpasto di giunta. Gli ultimi rilevamenti demoscopici hanno consegnato anche in Sicilia il partito della premier quale indiscusso maggiore azionista del centrodestra.

Equilibri variabili in giunta

Forza Italia, nell’Isola forte sin dalla nascita, sta perdendo terreno e questo causa due effetti su tutti gli altri: nel partito è in discussione la leadership siciliana; Fratelli d’Italia può voler avanzare maggiori pretese già nel corso di questa legislatura. In mezzo ai due big della coalizione di centrodestra in Sicilia c’é il caso della Democrazia Cristiana. Un partito che all’Assemblea regionale conta ben sette deputati. Più della Lega, più degli autonomisti di Mpa pur allargati al progetto Grande Sicilia.

Il terzo azionista del governo Schifani

Il terzo azionista dalla maggioranza di governo, come detto nel corso di una conferenza stampa questa mattina dal presidente della Regione Renato Schifani, è “un partito che è stato decapitato nei suoi vertici dall’inchiesta che ha colpito Totò Cuffaro”.

Questa la prima grande difficoltà nell’affrontare la questione. Schifani lo ha sottolineato spiegando che per considerarlo un partito è necessario un interlocutore che lo rappresenti, e la nuova Democrazia Cristiana al momento non ce l’ha. Da quando è scoppiato il caso con l’inchiesta della Procura della Repubblica di Palermo, per superare la notte buia i democristiani hanno slegato il partito dal gruppo parlamentare.

Incontro tra lealisti democristiani e Schifani

Adesso però c’é un presidente della Regione che deve giungere ad opportune conclusioni per decidere il da farsi in giunta. “Più tardi incontrerò la Democrazia Cristiana e cercherò di capire, con rispetto dei singoli, con chi discuto”, dice Schifani. Carmelo Pace, capogruppo Dc all’Ars, dopo l’avviso di garanzia ha fatto un passo di lato autosospendendosi dalla Commissione antimafia ed allontanandosi dai lavori parlamentari d’Aula. Ignazio Abbate ne ha fatto le veci all’Ars, ma nel frattempo sono esplosi i problemi anche in segretaria.

Democrazia Cristiana, Schifani: “La situazione è un po’ complessa”

Per Renato Schifani “la situazione è un po’ complessa”: “Non c’è una presidenza, c’è un segretario facente funzioni, Samorì, e c’è un segretario regionale, che io stimo, ma che però risulta sospeso. Insomma una situazione tutta da definire”. Quadro chiaro, incluso il messaggio sull’apprezzamento di Stefano Cirillo – che ha annunciato azioni legali per la sospensione dalla segreteria regionale – e la “temporaneità” del numero uno nazionale pro tempore Gianpiero Samorì. Inoltre, non ci sono soltanto le due deleghe di giunta commissariate alla Dc con una assunzione ad interim da parte del presidente della Regione sul tavolo del rimpasto, ed i problemi non sono solo in casa dei gregari.

Il nodo delle deleghe ai tecnici Dagnino e Faraoni

“Non escludo modifiche anche per quanto riguarda il mio partito, dove c’è un dibattito sugli assessori tecnici”, ha detto Schifani riferendosi ai malumori interni per le nomine di diretta fiducia del presidente della Regione su Sanità ed Economia. Il presidente ha ricordato “che ci sono persone che stanno lavorando e non credo sia bello sentire parlare di sostituzioni”, ma smorzato il clamore ha anche affermato che quello degli assessori Daniela Faraoni ed Alessandro Dagnino “è un tema che verrà affrontato dal sottoscritto senza nessuna preclusione”.

Si attende la decisone del giudice su Amata

“Ci sono due posti vacanti dovuti all’estromissione da parte mia della Dc – dice Schifani – che non vedo l’ora di poter coprire con assessori titolari che si possano dedicare a tempo pieno”. Poi ci sono i nodi dei due assessori tecnici in quota Schifani e non del partito, i desiderata di Fratelli d’Italia in giunta – con in sospeso la decisione del giudice, che dovrebbe arrivare domani, sul rinvio a giudizio di Elvira Amata con conseguente sostituzione anche all’Assessorato al Turismo – e la nascita di un nuovo soggetto politico al centro della coalizione di governo che dovrebbe ereditare il patrimonio della Democrazia Cristiana. Un nuovo soggetto, oppure un progetto politico di aggregazione di partiti locali, che si scontra con rapporti non entusiasmanti all’interno della stessa maggioranza ed anche qualche timore verso un allargamento tale da ribaltare gli equilibri di giunta forniti dalle urne nel 2022.

Schifani: “Rimpasto non può durare quattro-cinque mesi”

A margine della conferenza stampa odierna a Palazzo d’Orleans su Airgest, Renato Schifani si è espresso chiaramente circa il rimpasto in giunta: “Politicamente è mio interesse e dovere chiudere con il rimpasto il prima possibile. Certo, devo misurarmi con le esigenze degli alleati e con quelle interne dei loro partiti: non sono un imperatore che decide da solo. Sicuramente però il ‘tema rimpasto’ non può durare quattro-cinque mesi. Il governo deve andare avanti, abbiamo degli appuntamenti da rispettare”.

Sala d’Ercole torna con il primo rinvio dell’anno

Ma ecco la matassa del lungo e sottile filo che lega la politica regionale tra giunta e Parlamento: i democristiani hanno garantito al governo Schifani lealtà e stabilità, e di contro attendono copertura politica per navigare in porto alcune riforme che sono parte integrante dell’accordo di governo. Una di queste, dopo la sonora bocciatura della riforma delle Province e quella dei Consorzi di bonifica, è la reiterata riforma degli Enti locali. Ma il ritorno a Sala d’Ercole non ha offerto l’immagine della ritrovata pace.

In prima commissione manca il numero legale

Sul disegno di legge stralcio per gli enti locali non c’é intesa, e Sala d’Ercole ricomincia i lavori dopo la pausa invernale con una sospensione dell’Aula prima di rinviare la discussione generale a domani pomeriggio. Anche al mattino le cose non erano andate meglio. “Anche oggi, alla ripresa dei lavori parlamentari, in Commissione Affari Istituzionali – dice il deputato del Pd Mario Giambona – la maggioranza non è stata in grado di garantire i numeri necessari per votare, rinviando ancora una volta decisioni importanti”.

Gli effetti del rimpasto sull’Ars

Il Parlamento attende esiti dalle intese sul rimpasto in giunta, la maggioranza attende analoghi esiti per decidere sul da farsi in Parlamento. Questo nella settimana più intensa da parecchio tempo, con il vertice di Forza Italia, il vertice di maggioranza, la fumata – nera o bianca – per la Democrazia Cristiana, la presentazione del progetto di Cateno De Luca che lascia intendere possibili adesioni dalla decapitata Dc, i caminetti da after hours nel centro, tra gli autonomisti, con i referenti nazionali e regionali, le ipotesi di nuovi accordi trasversali e quelle di nuovi ed inediti simboli.

Schifani e i gossip politici: “Preferisco concentrarmi sulla mia attività di governo”

Tutto in itinere, tanto da far prendere poco in considerazione i rumors al presidente della Regione che liquida così le voci su un possibile accordo tra autonomisti e democristiani: “Non ho la palla di vetro, non so quello che decidono quando si incontrano. Preferisco concentrarmi sulla mia attività di governo e non sui gossip. La politica non ha nulla di segreto, se succederà ne prenderò atto”.

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