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Scoperta maxi frode in commercio nel riso biologico nel pavese

Scoperta maxi frode in commercio nel riso biologico nel pavese

Riso coltivato con fitofarmaci e fertilizzanti vietati

Roma, 17 set. (askanews) – Riso venduto come biologico ma coltivato in realtà con fitofarmaci e fertilizzanti vietati per aumentare le rese. Un sequestro preventivo da oltre 10 milioni di euro, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Pavia, a carico di una serie di imprenditori agricoli lomellini per i reati di frode in commercio e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche nel settore della coltivazione del riso biologico. A eseguire il provvedimento sono stati i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Pavia e Ispettori dell’I.C.Q.R.F., su delega della Procura della Repubblica di Pavia.

Le indagini hanno preso spunto da segnalazioni fatte da Federbio e sono state avviate nel 2023: è emerso come la produzione di riso biologico, dichiarata da quattordici aziende agricole pavesi, che già a un primo esame appariva incompatibile con l’estensione di terreno adibito a tali coltivazioni, fosse in realtà realizzata attraverso il ricorso a prodotti non ammessi.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di fitofarmaci e fertilizzanti vietati e di documenti extracontabili comprovanti le condotte illecite contestate, peraltro già emerse in sede di intercettazioni telefoniche. La difforme qualità del prodotto rispetto a quanto dichiarato è stata infine confermata dai risultati delle analisi di laboratorio eseguite sui campioni di piantine di riso prelevate presso le aziende indagate.

E stato così accertato un sistema di produzione di riso e di altri cereali illecitamente commercializzati come biologici, ma di fatto coltivati con l’impiego di sostanze non consentite nell’agricoltura biologica. In questo modo gli imprenditori coinvolti riuscivano a ottenere una resa per ettaro superiore a quella massima prevista per la produzione del prodotto biologico, conseguendo indebiti profitti provenienti sia dalla vendita di 40.000 tonnellate di riso a un prezzo maggiorato previsto per il “bio” per oltre 9,8 milioni di euro, sia dalla indebita percezione di contributi pubblici erogati tramite i bandi regionali di sviluppo rurale legati alla PAC per circa 400.000 euro. L’area di produzione pavese è la prima in Europa per la coltivazione di riso e per il numero di aziende agricole coinvolte.