Scusatemi, solo oggi vi parlo di noi - QdS

Scusatemi, solo oggi vi parlo di noi

Carlo Alberto Tregua

Scusatemi, solo oggi vi parlo di noi

sabato 18 Giugno 2022 - 08:25

‘Assolti con formula piena’

La Corte d’Appello di Catania, con sentenza del 16 giugno scorso, mi ha assolto da un’accusa vergognosa “perché il fatto non sussiste”.
La vicenda è durata sette anni e tre mesi, iniziata il 16 marzo 2015 e terminata il 16 giugno 2022. Durante questo periodo, ho subìto prevaricazioni diverse, diciassette mesi di indagini, tre processi, senza contare comportamenti di chi non ci sopportava, concretizzatisi in calunnie, maldicenze ed altre amenità di questo genere.

Devo presumere che tutto questo nasca dal tipo di informazione che fa il Quotidiano di Sicilia – da me fondato quarantatre anni fa – cioè che non guarda in faccia nessuno, che punta ad evidenziare sempre e solo la verità, non tenendo conto mai di chi commette atti eticamente iniqui nei confronti della gente, soprattutto di quella più bisognosa.

Non abbiamo mai avuto l’abitudine di corteggiare i signori del palazzo, ma anzi di evidenziare le loro malefatte, quando le hanno compiute, ed i meriti quando c’erano.

Ora ci apprestiamo a lanciare una grande campagna nazionale, che abbiamo già annunciato: L’Italia vista da Sud, titolo rappresentato graficamente dallo Stivale rovesciato. Chiederemo all’opinione pubblica nazionale se crede che la Lombardia, qualora fosse stata al posto della Sicilia, si sarebbe trovata nelle attuali condizioni socio-economiche e, per converso, se la Sicilia fosse stata al posto della Lombardia, si sarebbe trovata nelle attuali condizioni socio-economiche.

Se, con un pizzico di immaginazione, nel Nord Italia vi fosse stato il mare, voi credete che il Ponte non sarebbe stato costruito trent’anni fa o più? Se la Lombardia fosse stata al posto della Sicilia, pensate che l’autostrada del Sole si sarebbe fermata a Napoli? Oppure che la Linea ad Alta Velocità si sarebbe fermata a Salerno – che con l’Italia rovesciata significherebbe Firenze o Bologna?
Il gioco di immaginare la situazione con l’Italia sottosopra può essere esteso a qualunque fatto economico, sociale, ambientale del nostro Paese.

Tutto ciò per dimostrare che le istituzioni centrali non hanno agito con equità in questi settantasei anni di Repubblica, ma sono state sottomesse agli interessi di chi aveva più forza.
Gruppi economici, finanziari, imprenditoriali, sindacali, religiosi, professionali ed altri, hanno sempre cercato di imporre i loro interessi a quelli della gente comune, che non ha ‘santi in Paradiso’. Per cui l’Italia si è divisa in due, con la parte centro-settentrionale che ha i parametri molto vicini a quelli europei ed il Sud che ha i parametri molto vicini a quelli africani.

C’è stata fino agli anni Ottanta la Cassa del Mezzogiorno che doveva alimentare le infrastrutture da costruire nel Meridione, ma è fallita perché i danari non arrivavano al Sud, ma si fermavano per strada, finendo nelle tasche degli “intermediari”. Di questa situazione, grande responsabilità ha il ceto politico e la classe dirigente meridionale, che si è fatta sempre sottomettere dagli interessi descritti senza mettersi nelle condizioni di trattare finanziamenti, leggi e meccanismi che consentissero il decollo del Sud.

L’Italia vista da Sud, cioè rovesciata rispetto a come è ora. Non è uno scherzo, ma un’iniziativa che vuole fare riflettere e meditare sui comportamenti sciagurati di chi ha gestito questo Paese per tanti decenni.
È venuto il momento in cui bisogna ristabilire principi di equità e giustizia, se è vero, come è vero, che vi è un’uguaglianza fra tutti i cittadini e che l’Italia “è una e indivisibile”. Trasportiamo questi sacrosanti principi costituzionali alla realtà ed operiamo perché si concretizzino e non restino vuote parole o frasi senza senso.

Per realizzare questo progetto c’è bisogno della solidarietà non solo dei siciliani, ma anche di tutti i meridionali e dei siciliani che dimorano nel Nord, perché solo venti milioni di cittadini insieme possono pesare sulle decisioni dei governi: di quello in carica e dei seguenti. Tutto ciò corroborato da presenze in media, televisioni e quotidiani nazionali.

Un programma ambizioso che porteremo avanti da oggi e che poniamo all’attenzione dei cortesi lettori affinché comprendano, se sono d’accordo, che non si può assistere senza far nulla ad una situazione deprecabile come quella economico-sociale attuale di tutto il Mezzogiorno e della Sicilia in particolare.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684